L'Italia sulla luna

Bossi, Maroni, il complotto: l’incredibile teatrino della Lega

Mi è sembrato davvero penoso il teatrino offerto ieri sera dai maggiorenti della Lega ai militanti accorsi in massa al palasport di Bergamo a celebrare l'orgoglio leghista dopo le batoste subite in queste ore, in seguito alle inchieste sull'impiego fatto dei rimborsi elettorali. Impiego destinato spesso, secondo i magistrati, alle spese della famiglia Bossi: i figli Riccardo e Renzo, la moglie di Umberto Manuela, la villa di Gemonio che aveva bisogno di qualche lavoruccio. Ma sospendiamo il giudizio: saranno i giudici a decidere sulla liceità o meno di questo impiego.
Mi è sembrato penoso il teatrino offerto perché i protagonisti (Bossi, Maroni, gli elettori muniti di scope per fare pulizia e cartelli vari) recitavano tutti un copione che appariva falso come un soldo bucato.
Prendiamo Maroni. Ha ripetuto più volte che farà una pulizia estrema all'interno del partito. Chi della Lega ha sbagliato pagherà duramente, sarà espulso. Felice per le dimissioni date da Renzo Bossi, uno dei figli del Capo, ora si penserà a cacciare la vicepresidente del Senato Rosy Mauro (quella del cerchio magico creato intorno al leader dopo la sua malattia) e il tesoriere del partito Francesco Belsito, quello che investiva i soldi (pubblici) della Lega a Cipro, in Tanzania, a quanto sembra in bar del centro di Milano, nella famiglia Bossi.
Farà benissimo Maroni a fare pulizia. A prendere di mira Rosy Mauro e Belsito, ma siamo proprio sicuri che Bossi non sapesse assolutamente nulla di ciò che accadeva intorno a lui? Proprio stamani Belsito ha detto che molti della dirigenza sapevano come lui spendeva i soldi.
E va bene, avrà pensato Maroni, teniamo al riparo Bossi che può essere sempre utile come icona del movimento che ha creato, facciamogli fare il presidente, dopo che ha dato le dimissioni da segretario del partito, e togliamolo dalle decisioni importanti. Ma secondo me Maroni sta per essere fregato nuovamente da quel gran furbone che è il suo Capo.
Andiamo avanti.
Prendiamo Bossi. Ha fatto un discorso come se ancora (nonostante tutte le batoste subite dal partito e tutte le intercettazioni che riguardano l'uso del denaro pubblico) fosse il leader indiscusso della Lega. Ha chiesto scusa per i figli, fra un accenno di commozione e l'altro, ha difeso la moglie (alla cui scuola sarebbero state destinate parecchie migliaia di euro dei soldi della Lega) e cosa più risibile che mai, ha fatto intendere agli elettori che ora come ora la Lega sarebbe al centro di un complotto ordito da Roma ladrona, un complotto fatto di infiltrati, servizi segreti, intelligence. Fantascienza insomma.
Bossi ha anche ammesso, avendo dedicato tutto il suo tempo alla Lega, di essersi occupato poco dei figli che poi gli avrebbero combinato i guai di cui si dibatte in questi giorni.
Come dire insomma che lui, quando il fiume di soldi della Lega si ramificava in varie direzioni, lui non c'era, o se c'era non se ne accorgeva. Può esserer questo l'atteggiamento di un vero leader?
Prendiamo ancora Bossi. Ha fatto un piccolo passo indietro (dando le dimissioni da segretario e diventando Presidente del partito) ma secondo me non ci pensa neppure a farsi da parte e dare via libera ad una nuova dirigenza. A chi gli ha chiesto, alla fine del suo intervento, se (ieri sera) aveva dato a Maroni l'investitura ufficiale come suo erede alla leadership, lui ha risposto seccamente di no. E rimandando tutto ad un prossimo congresso dove forse potrebbe addirittura ripresentarsi come candidato alla segreteria. Guardate la foto in cui Maroni bacia Bossi: l'espressione di Bossi sembra proprio quella di uno che pensa di aver riacquisito tutte le posizioni perse dopo l'inizio dello scandalo, del gatto che si è rimangiato i topolini leghisti.
Prendiamo i militanti. Hanno appaudito Maroni ma hanno applaudito anche Bossi. Hanno fischiato al nome del Trota e inveito a quelli di Rosy Mauro e di Belsito. Ma davvero pensano con tutte quelle scope in mano che la pulizia all'interno del partito possa passare solo da questi comprimari? Se lo pensano forse sono destinati a parecchie altre delusioni.
Prendiamo ancora Maroni. E' stato veramente penoso osservare l'ex ministro dell'Interno (che pure avevo tanto ammirato per il lavoro svolto e i successi ottenuti) accreditarsi davanti ai militanti in festa come nuovo leader della Lega parlando di indipendenza della Padania, di liberazione del Nord, vederlo baciare la bandiera della Padania. Davvero uno spettacolo triste. Anche lui presto ci parlerà di fucili pronti, di Roma farabutta, di complotti e della purezza della Lega?

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