L'Italia sulla luna

I partiti? O cambiano o sono destinati a sparire

“Occorre impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato, perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di governo”.
“Ci si fermi a ricordare e a riflettere prima di scagliarsi contro la politica”.
“ I partiti facciano la propria parte , si rinnovino per non dare fiato alla cieca sfiducia contro i partiti e a qualche demagogo di turno”.
Parole di Giorgio Napolitano. Ed è più che giusto l’intervento del presidente della Repubblica a difesa di un sistema partitico che segna la nostra Costituzione e contro quel sentimento di cosiddetta “antipolitica” che contraddistingue questi procellosi tempi di crisi.
Però, a mio modestissimo avviso (ma anche di molti altri con cui mi sono confrontato) il Capo dello Stato avrebbe potuto essere ben più rigido nei confronti dei partiti che da qualche mese sono in vacanza dopo aver delegato il professor Monti (e agli altri prof. del governo) a risolvere quei problemi che i partiti stessi non sono stati in grado di risolvere in anni e anni precedenti.
E allora se i partiti vogliono riacquisire quella credibilità che non hanno più non possono solo (e spesso non fanno neanche questo) estirpare il marcio che si è creato al loro interno. Questa deve essere certo una priorità. Ma poi devono proprio cambiare tutto il loro assetto dalle fondamenta.
Ad esempio: cosa hanno fatto i partiti fino ad oggi per partecipare attivamente a risolvere la crisi in cui hanno fatto precipitare il nostro Paese? Niente praticamente niente.
Hanno forse rinunciato al finanziamento pubblico che costa ai cittadini centinaia e centinaia di milioni di euro?
Hanno forse deciso, se non di abolire, di ridurre drasticamente quello scandaloso (almeno in termini di quantità) foraggiamento che va avanti da anni e anni nonostante un referendum si sia espresso contro questo sistema di sovvenzione?
Hanno forse deciso di ridurre significativamente il numero dei parlamentari che potrebbero avere accesso a Camera e Senato dopo le elezioni del prossimo anno?
Hanno forse deciso, i partiti, di ridurre significativamente gli stipendi dei loro rappresentanti a Montecitorio e a Palazzo Madama? E anche dei loro rappresentanti che siedono nelle aule delle Regioni e delle Province?
Hanno forse deciso, i partiti, di togliere ogni benefit (viaggi gratis e biglietti di ogni genere gratis) ai loro rappresentanti che intascano già una montagna di euro alla fine di ogni mese? Per non parlare di pensioni e vitalizi.
Ogni tanto sì i partiti danno qualche timido segnale di voler cambiare rotta, ma poi ogni decisione rimane allo stato di segnale.
E allora diciamo ancora una volta che i partiti o cambiano, o si danno una regolata oppure sono destinati veramente a sparire. Perché la gente, come ho avuto altre volte modo di dire, non è per l’antipolitica è per l’antipolitico, è schierata contro una classe di politici che spesso e volentieri danno l’impressione (ma sovente non è solo un’impressione) di pensare solo a se stessi, alle loro famiglie e ai loro famigli.
Se la gente ce l’ha coi politici non è colpa della gente è colpa dei politici.
Se riscuote consensi qualche demagogo di turno non è merito del demagogo in questione è colpa di chi questi demagoghi fa crescere con comportamenti spesso dissennati.
Eh no vecchi (per niente cari) partiti: la fiducia della gente non si può riconquistare solamente decidendo di aumentare i costi (fino allora stracciati) di un pranzo alla buvette della Camera o del Senato. La gente oggi vuole assistere a ben altre decisioni, a ben altri sacrifici anche da parte vostra.
Attenti, perché i demagoghi vi stanno ormai col fiato sul collo.

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