The Bogey Blonde

The Open: il primo giro di Tiger Woods

in Golf

Il rapporto che esiste oggi tra Tiger Woods e il golf è lo stesso che s’instaura a ogni disaccoppiamento moderno: finisce l’amore, ma resta l’accollo. L’accollo, nel caso di Tiger, è quello di dover giocare i tornei Major quando non si è affatto pronti per farlo. Quando non si è preparati con la testa ad affrontare la battaglia; quando i neuroni ti lavorano a colpi alterni; quando sei talmente confuso che non ti riesce neppure di decidere a tavolino la strategia corretta per sconfiggere il campo.
Ha scelto di essere totalmente conservativo, Tiger, su un Saint Andrews che stamane era morbido e senza vento, e che appariva aperto come la porta di Buffon senza Buffon tra i pali. La poca lucidità di Tiger su un percorso senza difese l’ha di fatto mostrato al pubblico come un rigorista incerto che liscia il gol dal dischetto a porta sguarnita.
In una mattina senza un alito di vento in cui i giocatori impegnati nel torneo hanno impostato il giro a gas aperto, in una sorta di tiro al piccione con la buca, Tiger ha giocato col freno a mano tirato, alzando un recinto di protezione sul suo score sin dai tee shot: laddove gli altri sguainavano, infiammandolo, il driver, lui sceglieva il ferro, lasciandosi miglia lontano dai francobolli verdi su cui far atterrare i colpi alla caccia del birdie.
Si è protetto, Tiger. Troppo. Ma a quel livello non si può giocare a golf lasciando l’aggressività tra il parcheggio e lo spogliatoio; a quel livello a ogni colpo si deve trovare il giusto compromesso strategico tra sicurezza e rischio, lasciandosi poi andare a cannone quando serve.
Oggi invece Tiger è apparso un giocatore impaurito degli stessi propri limiti: ha cercato di mascherarli, questi limiti, azzerando i rischi.
Come un’ex bella donna che si nasconde dietro la chirurgia estetica ma che così facendo mostra inesorabilmente tutta la sua età, così oggi Tiger si è celato dietro la sua strategia remissiva, ma così facendo ha dichiarato al mondo tutta la sua paura. Ed è proprio in questi casi che gli dei del golf non ti perdonano: ti vengono a cercare inesorabili, facendoti sentire come un sub che sanguina in un mare infestato da squali.
Morale: 76 colpi, già a ben 11 lunghezze dal leader provvisorio della mattina Dustin Johnson.

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