Sale & Pepe

Masterchef e i pizzaioli

BEH, bisogna essere sinceri: hanno avuto un bel coraggio. Lo hanno avuto decidendo di incontrarsi, sfidando moralismi, pruriti e piccoli interessi di parte. Lo hanno avuto dopo l’incontro, ostentando la «profonda sintonia» che esiste tra Pd e Forza Italia per fare alcune cose di cui il Paese ha bisogno. Insomma: se il vecchio non arretra, il nuovo avanza. E alla fine, è naturale che si incontrino, e che siano pure d’accordo.

Oddio, è naturale per loro. Lo è meno per chi farà fatica a digerire i tre menu che i MasterChef della politica italiana hanno servito in tavola: in particolare un sistema elettorale che dovrebbe consolidare il bipolarismo, hanno detto, ma che di fatto, se si confermeranno le ipotesi su cui Renzi e Berlusconi hanno lavorato negli ultimi giorni, sarà la piattaforma costituente (per la prima volta in Italia) di un vero e proprio bipartitismo. A scapito dei piccoli, ovvio. Che faranno di tutto per sopravvivere. Naturale. Alfano, in particolare, la stampella del governo Letta, che Matteo e Silvio in qualche modo cercheranno di tutelare. Se non pretenderà di fare lo chef dai fornelli di una pizzeria.

VEDREMO come si tradurrà in pratica l’idea di togliere finalmente ai piccoli il diritto di veto, senza togliere loro il diritto di vivere. Renzi è stato volutamente vago al riguardo rinviando tutto a domani, e c’è da pensare che il cerchio sarà in qualche modo quadrato. Pur con le inevitabili, e pure auspicabili perdite che resteranno sul campo. Intanto, come detto, rendiamo onore al coraggio e all’abilità. A Renzi, che ha dimostrato di non non essere solo «chiacchiere e distintivo», ma anche polpa e sostanza. Ha detto di voler andare avanti a passi rapidi, e lo ha fatto. Ha voluto incontrare il «Diavolo», mentre molti suoi compagni di partito pensano di rappresentare l’«Acqua santa», con il rischio (o la speranza?) di perdere pezzi di partito. Pezzi usurati, ovviamente, incrostati di moralismo, cosa ben diversa dalla morale; i puri e duri di una presunta purezza della razza progressista, gli eredi di chi, avendo governato per decenni negli enti locali con il Psi e con Craxi, ora giudica non maturi i tempi per dedicare un luogo, una strada allo statista socialista. Ipocriti. E bene fa Renzi a guardare avanti, perchè lo spettacolo di ciò che ha dietro a sinistra non è certo edificante.

ONORE anche a Berlusconi. Non per certe amicizie o per gli stili di vita, ovvio. Ma perché il suo acuto è sempre più forte di quello dei tenorini che cinguettano sul palcoscenico romano. E’ andato in casa Pd. Lo ha fatto senza ostentazioni passando dalla porta di servizio. Ha portato a casa una serie di riforme che stanno esattamente nel pacchetto votato dal suo governo di centro destra e bocciato dal referendum voluto dal centro sinistra. Stando all’opposizione, si è messo a disposizione per riformare il Paese. Insomma, per essere fuori gioco, ha fatto una tripletta. In molti hanno detto che si è trattato di un giorno storico. Parole grosse. Ma forse si sono messe sul serio le basi per voltare pagina. Mettendo al fuoco in Parlamento carne di qualità, con tempi di cottura (costituzionale) sufficientemente lunghi per garantire la vita del governo Letta. Obbligato da oggi a concentrarsi sulla sua mission: governare.

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