La grande Merkel e il piccolo Andreotti

Politica

22 giugno 2012
Se è vero che la straordinarietà della crisi economica richiede soluzioni straordinarie, il vertice a quattro di Roma non è servito a nulla. E a poco servirà il Consiglio europeo della prossima settimana. La Germania della signora Merkel non ha infatti intenzione di mostrarsi riconoscente nei confronti dell’Europa. Perché di riconoscenza, in fondo, si tratta. E non solo perché, come è noto, grazie all’euro forte la Germania è diventato il primo paese esportatore del mondo. Uno studio di McKinsey citato ieri dal Sole24Ore dice che la nascita dell’euro ha fruttato ai 17 stati che l’hanno adottato vantaggi per circa 350 miliardi. Ebbene, quasi la metà (155 miliardi) è finita nelle tasche dei tedeschi, che pure rappresentano solo il 25% della popolazione della zona euro. E’ vero, l’«etica protestante» è funzionale allo «spirito del capitalismo» più di quella cattolica. E infatti i tedeschi rispettano le leggi, pagano le tasse, onorano i principi della responsabilità e del merito individuale, con Schroeder hanno fatto per tempo le riforme giuste e inorridiscono all’idea di indebitarsi. Sono molto diversi da noi. Eppure le cose, nel fuoco di questa crisi, non stanno come loro credono: il loro benessere odierno siamo noi a pagarlo. Ed è di questo che bisognerebbere convincere frau Merkel. Cioè del fatto che l’alternativa non è tra mezze riforme e status quo, ma tra grandi riforme e fine dell’euro. Fine, cioè, del banchetto europeo ad uso e consumo di un unico commensale, la Germania. La cui virtù, in effetti, deve molto alla generosità altrui. Nel ’53 gli fu dimezzato il debito estero, nel ’90 gli fu pagato il conto della riunificazione e quando, nel 2003, assieme alla Francia ebbe bisogno di sforare i parametri di Maastricht, i partner europei glielo concessero. Occorre equilibrio, dunque, e occorre riconoscenza. L’ex ministro socialista Rino Formica è solito ricordare che «il giorno in cui cadde la Germania dell’Est» lui era a Bonn con una delegazione del governo italiano. Appresa la notizia, il cancelliere Kohl, visibilmente eccitato, pronunciò un breve ed alato discorso proiettato al futuro europeo e alla riunificazione germanica. Formica si voltò verso Andreotti: «Immobile, terreo in volto. Aveva capito che stava finendo un ciclo politico. Il suo». In seguito Andreotti dirà di amare tanto la Germania da volerne due anziché una. Ecco, sarebbe bello se la grande tedesca Angela Merkel si scoprisse più generosa e meno miope del piccolo italiano Giulio Andreotti.


  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Powered by