E' questione di cuore

Bagno di folla per Bersani, ma la pancia Pd: meglio le bocce

La sinistra ieri ha preso una strada un po’ nebbiosa, direzione Modena est, alla prima periferia della città. Pier Luigi Bersani ha scelto un posto che profuma d’antico, tra l’Emilia e il West, direbbe Guccini, la Polisportiva Modena Est: bocciofila, sala da biliardo, campo di calcetto, sala da ballo e un ristorante. I manifesti dei cantanti stile balera ti guardano dalla pareti. Omar, Edmondo, Rosella e Marco sono lì, testimoni del primo discorso post-scissione dell’ex segretario del Pd.

Va in scena la sua prima uscita pubblica, dopo aver abbandonato la Ditta, per l’incontro «All’altezza degli occhi». Di fatto è il primo appuntamento del nuovo Movimento dei democratici e progressisti. Le sedie della sala si esauriscono in fretta, c’è molta gente in piedi, si contano oltre 700 persone. In platea, c’è chi ha dubbi, chi è venuto a vedere se ci può essere un futuro a sinistra, ma anche chi la scissione l’aspettava da dieci anni, da quando il Pd è nato.

«A 80 anni ne ho fatte tante di battaglie nel partito. Poi arriva Renzi e dice che la nostra generazione non ha fatto niente. Mi sono sentita offesa, ma che tristezza mollare il Pd», dice una ex militante dall’aria triste. Molti però vogliono capire, una volta per tutte, se strappare la tessere di quello che era il partitone. Non sanno ancora se voteranno alle primarie dem, ma guardano a Bersani con simpatia, alcuni lo vedono come una speranza e urlano «Pier Luigi, tieni botta». Ma fuori dalla sala il popolo ‘duro e puro’ della polisportiva, composto da over 70, a sorpresa tifa per Matteo Renzi. Una scissione nella scissione si potrebbe dire. Qui, dove tra bocce e biliardo, capannelli di anziani giocano a briscola e pinnacolo, le gente che fu di Bersani la scissione non la vuole. «Io Bersani non lo vado neanche a sentire, preferisco fare la partita a bocce, mi fa meglio al fisico».

Ermis, 78 anni, va giù ancora più duro: «Bersani e D’Alema vanno rottamati. Largo ai giovani, di vecchi bastiamo noi». E c’è chi invita l’ex segretario a lasciare la politica e venire qui con noi «a giocare a bocce». Ma se al tavolo da briscola la maggior parte tifa per Renzi, la platea quando parla Bersani si scalda. Molti, dicono, vogliono capire meglio il perché di questa rottura che fa male, dopo tante battaglie fatte nel partito.

Bersani risponde dal palco, e stavolta lascia a casa le metafore: «Il regista della disgregazione è stato Renzi. Ha fatto tutto lui. D’Alema burattinaio del nostro movimento? La nostra gente non ne ha bisogno».

In platea tanti capelli bianchi, pezzi di Cgil e, in prima fila, l’ex ministro Vincenzo Visco, la senatrice modenese Cecilia Guerra, più qualche consigliere locale scissionista. Una delle poche note di colore, il cappotto rosso-rosso della fedelissima segretaria di Bersani, Zoia Veronesi. È lei che fa la sintesi: «Mi sento come un artigiano che deve chiudere la saracinesca perché il suo prodotto non funziona. Col Pd è stato così. E l’entusiasmo per questo nuovo movimento c’è, ma parte da una sconfitta». Bersani ha un’agenda alla Corbyn, dice che bisogna guardare il mondo «con gli occhi dei più deboli», non chiude ancora una volta ai 5 Stelle e ripete che con Renzi «si rischiava di andare a sbattere contro un muro. E senza un centrosinistra vero e largo, vince la destra».

Assicura stabilità al governo Gentiloni, ma anche alle amministrazioni locali, e chiede di cambiare i voucher a livello normativo, «altrimenti appoggeremo il referendum». La gente approva, poi scappa alla cena di finanziamento dell’associazione Nens dell’ex ministro Visco. Menu stile vecchio Pci: gramigna alla salsiccia, garganelli speck e rucola, arrosto e crostata. Vino: Lambrusco. Bersani, in mezzo a una grande tavolata, commenta: «Me ne sono andato per questa gente qui...».

Rosalba Carbutti

Reportage  pubblicato su QN il 28 febbraio 2017

Twitter: @rosalbacarbutti

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