E' questione di cuore

Ricolfi: “Sinistra Ue ai margini”

Scissioni, tradimenti, radicalizzazione e consensi in forte calo: la sinistra europea sta soffrendo. Luca Ricolfi, sociologo e professore di analisi dei dati all’Università di Torino, assicura: «I partiti socialisti non faranno la fine del Pasok in Grecia, ma rischiano di restare ai margini».
In Francia Manuel Valls ha ‘tradito’ Benoît Hamon e appoggerà Emmanuel Macron per arginare i populisti. Come legge questa scelta?
«Può anche darsi che vi siano motivi personali, legati alla mancata candidatura del premier Valls, ma la vera ragione mi pare politica: per un politico riformista come l’ex premier francese è dura appoggiare un candidato di ‘sinistra classica’ come Hamon. Provo a tradurre in italiano. Immaginate che alle elezioni siano presenti, e ben accreditati dai sondaggi, un partito come Scelta civica, e due partiti di sinistra-sinistra sul genere Fratoianni-Pisapia-Civati-Vendola. Supponete anche che il Pd abbia scelto Bersani come candidato premier, ed escluso il premier uscente Renzi. Vi stupireste che Renzi avesse difficoltà a votare Bersani, e strizzasse l’occhio a Monti?».
Mentre in Europa assistiamo alla marginalizzazione della sinistra, contemporaneamente nascono altre sinistre. Più radicali. Il Ps di Hamon, i laburisti di Corbyn, Syriza di Tsipras, Mpd di Bersani, Podemos di Iglesias. Che cos’hanno sbagliato i grandi partiti socialisti?
«I mali della sinistra sono così tanti, e così antichi, che è impossibile darne un elenco, anche sommario. Mi limito a citarne due: primo, la sinistra non capisce la paura della gente per l’immigrazione e il terrorismo; secondo, i temi per cui la sinistra si batte sono quasi tutti ‘sovrastrutturali’, come si sarebbe detto un tempo. La povertà e la disoccupazione sono uscite da tempo dai suoi radar».
Lei ha scritto «Sinistra e popolo» in uscita ad aprile per Longanesi. Quand’è che gli elettori socialisti hanno cominciato a guardare a destra?
«In Italia fin dai primi anni ’90, con l’affermazione della Lega Nord di Umberto Bossi, poco prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi».
Valls che appoggia Macron dà una spinta anche al PdR, il partito di Renzi?
«Forse sì, ma magari anche a Forza Italia. Oggi l’unico argine al populismo di Beppe Grillo e Matteo Salvini sono il partito di Renzi e quello di Berlusconi, anche se entrambi sono a loro modo un po’ populisti. Berlusconi è sempre stato euroscettico, Renzi ha deciso di diventarlo perché ciò gli permette di addossare ad Angela Merkel colpe che sono in gran parte nostre, prima fra tutte l’incapacità dei nostri governi di risanare i conti e ridurre in modo apprezzabile il perimetro dell’intervento pubblico (tasse e spese)».
Il sociologo francese Alain Touraine ha fatto un’analisi impietosa: «La gauche è in agonia, fuori tempo e fuori dal mondo. E non potrà resistere a lungo». I socialisti rischiano di scomparire come il Psi di Craxi o il Pasok in Grecia?
«Più che sparire, i socialisti rischiano di miniaturizzarsi, diventando un partito del 5-10 per cento. Ma i sociologi, che sono quasi tutti di sinistra, anziché stracciarsi le vesti ora, avrebbero fatto meglio ad avvertire la sinistra stessa della sua possibile estinzione una ventina d’anni fa, quando si poteva ancora fare qualcosa per evitare la catastrofe. Ora mi pare un po’ tardi».
Non crede che Macron e Renzi possano rappresentare un nuovo modello di sinistra in grado di governare?
«In teoria sì, in pratica no, perché anche loro si sono rivelati prigionieri dei meccanismi del consenso. In questi ultimi anni né la Francia, né l’Italia hanno fatto passi significativi sulla strada delle riforme: la volontà di conservare il potere ha sempre prevalso sulla necessità di fare scelte coraggiose, ma impopolari».
L’avanzata populista incombe. Il voto utile, come dice Valls, si rivelerà vincente?
«In Francia penso proprio di sì. Sull’Italia sono più pessimista. Battere Grillo e Salvini non sarebbe difficilissimo, ma ci vorrebbe un leader credibile. E Renzi e Berlusconi, i meno populisti fra i populisti, non lo sono più da tempo. Perché entrambi hanno perso, e nessuno ha veramente mantenuto le promesse».

Rosalba Carbutti

L'intervista è uscita su QN il 30 marzo 2017

Twitter: @rosalbacarbutti

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