E' questione di cuore

Parisi e il quarto polo

IL CENTRO si sta organizzando. Il nuovo soggetto politico avrà il prossimo appuntamento a Sassuolo (Modena), martedì, e il leader è colui che ha sfiorato la vittoria a Milano, unendo tutto il centrodestra: Stefano Parisi.
Ci siamo. È nato il quarto polo?
«Sì, è un movimento nuovo, Energie per l’Italia, su cui stiamo lavorando da un anno. Il sistema maggioritario ci ha consegnato un Paese senza crescita e senza certezze. La crisi dei partiti ha spinto contro il sistema il 30 per cento di chi vota. Serve ricostruire la fiducia nel nostro popolo verso la politica».
Volete superare la fatidica soglia del 5%?
«Certo, ma non sommando i dati dei sondaggi. Non siamo una federazione di partitini, né una ciambella di salvataggio per superare lo sbarramento. Vogliamo un movimento liberale e popolare alternativo al centrosinistra, ben radicato nel territorio. Avrà tante anime: cattolica, laica, riformista, federalista. E sarà saldamente ancorato all’Europa».
Una forza che non potrà prescindere da Angelino Alfano?
«Ap è a un bivio. Ha avuto un ruolo importante, ma ha anche appoggiato il governo Renzi e molte delle sue politiche sono state sbagliate. La rottura con il leader Pd non può essere determinata solo dal tradimento sulla legge elettorale. La partecipazione a un nuovo movimento politico richiede piena condivisione di programmi e ideali».
Una piattaforma anti-Renzi con Alfano, che è stato un suo ministro, è una contraddizione?
«La contraddizione non è nostra. Noi abbiamo una visione chiara di ciò che dev’essere proposto agli italiani. Serve un radicale cambiamento. C’è un momento nella vita in cui si deve fare autocritica, un bilancio. E questo vale anche per Alfano».
Oltre al leader di Ap chi potrebbe salire sul carro di Parisi: Verdini, Casini, Zanetti, Fitto?
«Distinguerei tra chi si rappresenta tramite operazioni di Palazzo come Zanetti e Verdini e chi, invece, ha un certo radicamento con la società come Fitto».
Che cosa ne pensa, invece, di Ciriaco De Mita, che la prossima settimana riunisce tutti i «popolari» per un altro quarto polo?
«La crisi dei partiti dipende dalla incapacità di rinnovarsi. Forse vuole rifare la Dc, ma ci sono situazioni in cui è meglio lasciar perdere».
Tutta colpa del proporzionale?
«Sono favorevole, ma la proposta del Pd non va: liste bloccate, la precedenza data alle liste dei partiti rispetto al voto diretto uninominale, il fatto che le nuove forze politiche devono raccogliere 400mila firme e quelle vecchie no. Giusta la soglia del 5%, ma non la chiusura ai nuovi movimenti».
Quando si parlava di lei come futuro leader di FI, Berlusconi immaginava un partito del 20%...
«Avrebbe dovuto rinnovarsi. Berlusconi voleva...».
Berlusconi sta dialogando con Renzi e già si prefigura un’alleanza post-voto. E lei che intenzioni ha?
«Che tipo di accordo sarà tra Pd e FI? Si baserà su politiche economiche comuni o sarà solo una spartizione di ministri? Noi puntiamo a un’alleanza di centrodestra, a guida liberale e popolare, in Europa, per l’euro».

Intervista pubblicata il 4 giugno 2017 su QN

Twitter: @rosalbacarbutti

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