E' questione di cuore

Parma, Pizzarotti avanti. Inizia il post-grillismo?

L’anti-Grillo batte Grillo. Ma non solo lui. Contro Federico Pizzarotti, il primo sindaco 5 Stelle d’Italia che ha dato il via all’ascesa del Movimento cinque anni fa, si erano candidati tutti. Pd, comunisti, centrodestra, un ex giornalista della Gazzetta di Parma e, ovviamente, i pentastellati.

Pizzarotti, forte del suo consenso con la lista civica ‘Effetto Parma’, seguendo al prima proiezione Rai, è avanti con il 37% (per i dati aggiornati, clicca qui). Consenso non sufficiente per diventare sindaco al primo turno, ma resta in pole per un secondo mandato. L’ingegnere sessantenne Paolo Scarpa, sostenuto da Pd e liste di sinistra, ma senza la tessera del partito in tasca, lo sfiderà al ballottaggio, fermandosi al 29%. Terza la leghista Laura Cavandoli (sostenuta anche da FI e Fd’I) col 18% nella prima proiezione Rai), solo quarto il grillino doc Daniele Ghirarduzzi. «Daniele sei un eroe», ammise lo stesso Grillo all’inizio della campagna elettorale. Ma, visto il risultato disastroso (la prima proiezione Rai lo dà al 3%), a parte il coraggio raccoglie ben poco.
Parma, del resto, è stata la Stalingrado dei 5 Stelle. Ed è qui che sono iniziate le spaccature all’interno del M5S. Pizzarotti, da ex pupillo di Grillo, cominciò a perdere quota nel 2013, quando non riuscì a spegnere l’inceneritore. Poi arrivarono i «figli delle stelle», dal nome della prima convention organizzata dal sindaco, l’avviso di garanzia, la sospensione e, a ottobre 2016, l’addio al M5S.
Oggi, con Effetto Parma, l’ex tecnico informatico, è pronto al ballottaggio: «Siamo molto più consapevoli e molto più preparati dopo 5 anni non facili, il secondo turno è una sfida che riparte da zero». Duello che lo premiò nel 2012, quando al primo round raggiunse un misero 19,5% contro Vincenzo Bernazzoli (Pd) che aveva sfiorato il 40%. Ma al ballottaggio ci fu l’exploit: stravinse Pizzarotti con oltre il 60%. Oggi, per la legge del contrappasso, è lui quello famoso da sfidare.
«Abbiamo quasi raddoppiato i consensi del 2012, mentre il Pd ha perso il 10% del suo elettorato. I 5 Stelle? In piazza al comizio finale c’erano dieci persone...», esultano dal quartier generale del sindaco uscente. Le armi per vincere saranno «competenza, preparazione e programmi», dice appena filtrano i primi dati. E non nasconde preoccupazione per l’affluenza in calo (al 53,7%, dieci punti in meno del 2012). Dalle parti del Pd, fuori dalla città ducale, una vittoria del ‘Pizza’ non viene letta negativamente. Un parlamentare dem, infatti, ammette che «Effetto Parma potrebbe darci una mano. Pizzarotti nel Movimento conta. E a Parma molti grillini hanno votato per lui». Tradotto: potrebbe accadere lo stesso a livello nazionale.

MA per avere la conferma che il post-grillismo partirà da Parma, bisognerà attendere il ballottaggio. Se Pizzarotti verrà confermato sindaco, tutto può succedere. Anche la formazione di un Movimento bis con una truppa di parlamentari già pronta. «Il M5S guarda molto al nazionale e poco al territorio, esattamente il contrario di come si faceva all’inizio», ha detto ieri notte il sindaco uscente. Una dichiarazione in linea con quella della senatrice Maria Mussini, ex 5 Stelle, ora nel Misto, da sempre vicina a Pizzarotti: «In tanti siamo usciti dal M5S. Ma nei territori continuiamo a lavorare. Ci serve qualcuno che riprenda in mano i nostri ideali». Pizzarotti un anno fa temporeggiava: «Se ne discuterà dopo le amministrative». Ormai ci siamo.

Rosalba Carbutti

Articolo pubblicato il 12 giugno 2017 su QN

Twitter: @rosalbacarbutti

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