Una ricerca dice che troppi giocattoli minano alla creatività (qui il pezzo sui giocattoli). Gli esperti annuiscono. Io, personalmente, ricordo grande divertimento con uno scatolone che si trasformava in astronave, barca o aereo. E voi? A che gioco giocavate? Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, spiega il rapporto bimbi-giocattoli-creatività. E ammette: si può anche giocare con niente.

 

Un bambino con tanti giocattoli è un po’ come un adulto in un centro commerciale. Finita la visita, può provare frustrazione per non poter comprare tutto o, al contrario, tornare a casa con un sacco di oggetti che non gli piacevano o non gli servivano. Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, referente per l’Italia del gruppo di ricerca internazionale sul gioco Cemea, riassume così il tema dei bambini alle prese con montagne di balocchi.
Dottor Di Pietro, meglio pochi giochi, ma buoni?
«Se i giocattoli sono troppi i piccoli perdono la concentrazione. È un errore che si fa perché si teme che i bambini non si divertano. Ma non bisogna avere timore della noia».
E perché?
«Se la noia non è patologica, il bimbo in quel momento s’inventa qualcosa, magari si mette a giocare con una catenella, col suo maglione, con qualsiasi oggetto si trovi a contatto».
Insomma, anche per i più piccoli non servono troppi impegni...
«Come con i giochi, bisogna dar modo ai bambini di approfondire, di concentrarsi e bene su poche attività. Se metti un piccolo davanti a duemila giocattoli che cosa succede? Che ne sceglierà solo qualcuno oppure giocherà in modo superficiale».
Gli esperti del settore dicono che c’è un ritorno dei giochi tradizionali. Riscontra anche lei questa tendenza?
«Siamo di fronte a una valorizzazione di alcuni modi tradizionali di giocare, come l’utilizzo di giocattoli di una volta e materiali di recupero. Questi oggetti di ‘scarto’, essendo imperfetti, permettono modi creativi di giocare».
Insomma, si può giocare con niente?
«Sì. Provate con sassi, pezzetti di legno, materiali di riciclo, vasetti di yogurt vuoti. Come diceva George Orwell: ‘Per vedere cosa c’è sotto il nostro naso occorre un grande sforzo’».
Ai tempi di tablet e smartphone come può convivere il piccolo mondo antico?
«Serve equilibrio tra oggetti ludici non identificati – per fare o costruire cose inaspettate – e giocattoli classici, digitali e non».
Regalare giocattoli costosi, quindi, non vale la pena?
«Dipende. Di sicuro, può succedere che un genitore regali un bel giocattolo al figlio e lui, invece di concentrarsi sul balocco, s’infili dentro lo scatolone che contiene il gioco».
E perché mai?
«Lo scatolone può essere tutto. Ti infili dentro e può essere una casa, un’astronave, un castello».
Da esperto che cosa ne pensa della grande abbuffata di videogame, tablet e dintorni?
«Non sono il male, ma bisogna avere regole, come nel cibo. A un bambino non puoi negargli l’hamburger con patatine e ketchup, ma va mangiato con molta moderazione. Nel menù è importante mettere anche le carotine».
Videogame sì, ma con moderazione?
«Se un bambino gioca tre ore con la corda forse è troppo. E lo stesso vale per un videogioco. In ogni caso, per smartphone e tablet, prima di darli a un bambino, aspetterei i tre anni di età».
Quindi va bene la creatività, ma senza esagerare?
«Il bambino dev’essere lasciato libero di sperimentare... si pensi a certi clown che usano la sedia in tutti i modi possibili tranne quello classico: cioè sedersi. Ma attenzione: creatività non significa trascendere ogni regola del vivere civile. Le regole servono, purché siano poche e chiare».

Intervista uscita il 18 dicembre 2017

Rosalba Carbutti

Twitter: @rosalbacarbutti

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