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Il web, la ‘casa’ dei grillini, non perdona. Tant’è che non appena è uscita l’intervista fuori onda di ‘Piazzapulita’ tra tweet, post su Facebook e blog, in Rete si è scatenato l’inferno. Non tutti contro Favia, ma c’è chi grida all’inciucio e al «tradimento». L’agorà dei social network è spaccato, tra chi vuole la «testa»del consigliere regionale del Movimento 5 stelle, chi lo difende e i complottisti. Coloro che ‘dietro’ a questo fuori onda vedono un misto di giochi di potere occulti e congiure anti-Grillo. Di certo c’è che dopo le esternazioni del grillino in tv, la bacheca Facebook di Favia — che ha affidato al regno di Mark Zuckerberg la sua prima precisazione — è stata presa di mira da simpatizzanti e non. Lo stesso sul blog di Grillo dove sono bastate quattro righe di Gianroberto Casaleggio per scatenare un migliaio di commenti. L’altra sera, a stretto giro dal post del grillino ‘ribelle’, sulla bacheca del suo profilo Facebook, Salvo Bellinvia (e tanti altri) hanno sintetizzato il loro malumore: «Il Movimento 5 stelle avrebbe molti più consensi senza Grillo e Casaleggio. Il movimento non deve avere padri-padroni». Di parere contrario Alessandro Balducci che ha avvalorato la tesi complottista: «Quanto ti hanno pagato per dire quelle cose? O ti hanno assicurato un posto nei loro partiti?». Pronta la replica di Roberto Corica che da ‘vecchio militante’ ha sintetizzato: «Hai solo reso nota la verità», mentre Lorenzo Da Pozzo, attivista e fondatore del ‘Gruppo Anticasta’, scrive: «Senza Grillo e il suo blog il movimento non avrebbe alcun peso politico. Favia ringrazi perché grazie a Beppe ha ottenuto notorietà». Gli fa eco Camillo Busarello: «Favia dimettiti».
Il tam tam è proseguito su Twitter, dove @DarioBallini ha ironizzato: «È già apparso sul blog di Grillo il post sull’espulsione di Favia?». Disilluso @FabioFerrucci: «Scandalizzarsi per quello che ha detto Favia significa aver dormito ad occhi aperti», mentre è lapidario @RoccodiFilippo: «La rivoluzione divora i suoi figli». Infine, un interrogativo, ‘cinguettato’ da parecchi internauti: «Se l’intervista è di maggio, perché è uscita quattro mesi dopo?».
DAI TWEET, il ‘traffico’ di commenti si è trasferito sul blog di Grillo, subissato di critiche e richieste d ichiarezza subito dopo la stringata replica di Casaleggio. Guida la schiera dei ‘forcaioli’ Andrea C. che scrive: «Post credibile come una banconota da ventottomila lire». Carmelo G., invece, punta il dito su Favia:«La tv di regime ha raggiunto il suo obiettivo: screditare il M5S, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio». Analitico, invece, Franco Redini: «Ho sempre pensato che nel movimento (quello alto) ci sia poca democrazia anzi dittatura. Sostengo Favia. O voi due cambiate registro o il movimento (quello dal basso) vi farà scoppiare nelle mani il bel giocattolo messo in piedi». Una profezia?
Rosalba Carbutti
]]>Ma nel mondo delle distorsioni, non tutti ragionano così. Tant’è che un anchorman della Cnn, Anderson Cooper, quando si è reso conto aver invitato nel proprio talk show una donna che diceva vere scempiaggini ha subito rimediato cacciando la sua ospite, apostrofandola con un: ‘lei è una persona orribile’. Del resto come biasimarlo?
L’ospite indesiderata è una specie di Barbie-girl (che di plastica deve avere non solo il corpo, ma anche il cervello) che ha fatto sapere in diretta tv come educherà la propria figlioletta. Ebbene tra le tante perle dei suoi racconti – come i 500mila dollari spesi per assomigliare al suo mito, la Barbie, appunto – è anche riuscita a dire che farà seguire lo stesso iter a sua figlia. La poveretta, a soli 7 anni, si ritroverà a seguire le indicazioni della mamma-Barbie che le impartirà come Vangelo i dettami della chirurgia estetica. Prima tappa: rifarsi il seno. Le sono bastate tre parole per guadagnarsi la porta.
La domanda, a questo punto, non è se il presentatore abbia fatto bene o male a cacciare la tizia. La domanda è più sottile: chi ha ancora il coraggio di prendersi le proprie responsabilità? Chi, giornalista, presentatore, uomo comune, ha il minimo amor proprio da riconoscere i propri errori e agire di conseguenza? Chi di fronte a un’ingiustizia ha ancora voglia di tirar fuori la testa dalla melma? Chi, nonostante faccia parte del sistema (vedi il giornalista Usa che ha invitato la Barbie-girl acchiappa audience), ha ancora un briciolo di dignità per opporsi? Sarebbe bello se qualcuno di voi provasse a indignarsi (Olbatman a parte, ovvio).
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Se, però, resta tutto immutato sul palco, lontano dai riflettori qualcosa sta cambiando: il pubblico. Sì, perché al di là del popolo over 60 felice di vedere il ragazzo di Monghidoro in ghingheri, c’è stato tutto un altro popolo, avulso dai ritmi della città dei fiori che, invece, quest’anno ha deciso di partecipare. Mica incollandosi alla tv in modo passivo, ma twittando impressioni, commenti, prese in giro e pagelle istantanee dei cantanti in gara. Insomma, uno spettacolo nello spettacolo capace di generare altro pubblico e altri commenti, e altri fan che, inconsapevolmente, si sono ritrovati per cinque giorni incollati a un hashtag #sanremo forse più forte del programma stesso, visto che da ‘solo’ non diceva granché, proprio per i motivi di cui sopra.
Su twitter, invece, il ritmo era incalzante, divertente, dissacrante. E’ bastato seguire i personaggi giusti online, e pure un Festival della musica italiana, così barocco da far venire il capogiro, si è trasformato in uno show irrinunciabile.
I momenti clou: i tweet della redazione di Famiglia Cristiana mentre Celentano predicava sul palco; quelli delle varie twitstar che appioppavano nomignoli divertenti ai cantanti in gara (Casillo-Bieber, Bertè-Ozzy e via così); gag irripetibili perché, dette così, fuori contesto, non avrebbero lo stesso valore. Insomma, altro che dopofestival. E’ tempo di controfestival. E di un nuovo modo (più intelligente, interattivo e sociale) di fruire della televisione. Scusate se è poco.
]]>La risposta, solo mia, ovvio, è la seguente: chissenefrega. Ma a quanto pare per cancellare i casini del Molleggiato è sembrato intelligente cambiare discorso. E come? Puntando su quello che tira più di un carro di buoi. Bella trovata. Bravi, bravi, aspettiamo il bis. Del resto – come ha scritto giustamente la mia twitstar preferita, @insopportabile – L’Italia è una Repubblica fondata sulla donna nuda.
Ciò che, personalmente mi fa più arrabbiare, però, non è tanto lo spacco di Belen. E nemmeno il chiacchiericcio sulla mutanda. Ma il fatto che la suddetta, per essere quella che è, debba sfarfallare sul palco. Per quanto mi riguarda, anche senza sfarfalleggiamento, Belen sarebbe stata promossa. E’ bella e intelligente. Mica poco. E allora perché prestarsi a questo siparietto squallido? Perché altrimenti nessuno la chiamerebbe a fare la bella statuina al Festival. Quindi, una volta, interiorizzato che l’Italia è una repubblica fondata sulla donna nuda, non c’è verso di cambiare corso. Se hai il lato B di Belen, devi fare Belen per tutta la vita. Se sei intelligente e non hai il corpo di Belen, devi passare una vita intera a rispondere alle battute di chi ti incolpa di non essere abbastanza Belen. Insomma, non se ne esce.
Il ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità, Elsa Fornero, ha liquidato in due parole la questione: “Ho lavorato fino a tardi, non ho visto la tv. In ogni caso, quando mi sento offesa dai programmi televisivi e da come viene ostentato il corpo delle donne, spengo’.
Ps. Se vi siete offese dalla farfalla dell’argentina, guardate il trailer di Sanremo (suggerito da psychokiller nel post precedente)… di male in peggio.
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