Una ricerca dice che troppi giocattoli minano alla creatività (qui il pezzo sui giocattoli). Gli esperti annuiscono. Io, personalmente, ricordo grande divertimento con uno scatolone che si trasformava in astronave, barca o aereo. E voi? A che gioco giocavate? Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, spiega il rapporto bimbi-giocattoli-creatività. E ammette: si può anche giocare con niente.
Un bambino con tanti giocattoli è un po’ come un adulto in un centro commerciale. Finita la visita, può provare frustrazione per non poter comprare tutto o, al contrario, tornare a casa con un sacco di oggetti che non gli piacevano o non gli servivano. Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, referente per l’Italia del gruppo di ricerca internazionale sul gioco Cemea, riassume così il tema dei bambini alle prese con montagne di balocchi. Dottor Di Pietro, meglio pochi giochi, ma buoni?
«Se i giocattoli sono troppi i piccoli perdono la concentrazione. È un errore che si fa perché si teme che i bambini non si divertano. Ma non bisogna avere timore della noia». E perché?
«Se la noia non è patologica, il bimbo in quel momento s’inventa qualcosa, magari si mette a giocare con una catenella, col suo maglione, con qualsiasi oggetto si trovi a contatto». Insomma, anche per i più piccoli non servono troppi impegni…
«Come con i giochi, bisogna dar modo ai bambini di approfondire, di concentrarsi e bene su poche attività. Se metti un piccolo davanti a duemila giocattoli che cosa succede? Che ne sceglierà solo qualcuno oppure giocherà in modo superficiale». Gli esperti del settore dicono che c’è un ritorno dei giochi tradizionali. Riscontra anche lei questa tendenza?
«Siamo di fronte a una valorizzazione di alcuni modi tradizionali di giocare, come l’utilizzo di giocattoli di una volta e materiali di recupero. Questi oggetti di ‘scarto’, essendo imperfetti, permettono modi creativi di giocare». Insomma, si può giocare con niente?
«Sì. Provate con sassi, pezzetti di legno, materiali di riciclo, vasetti di yogurt vuoti. Come diceva George Orwell: ‘Per vedere cosa c’è sotto il nostro naso occorre un grande sforzo’». Ai tempi di tablet e smartphone come può convivere il piccolo mondo antico?
«Serve equilibrio tra oggetti ludici non identificati – per fare o costruire cose inaspettate – e giocattoli classici, digitali e non». Regalare giocattoli costosi, quindi, non vale la pena?
«Dipende. Di sicuro, può succedere che un genitore regali un bel giocattolo al figlio e lui, invece di concentrarsi sul balocco, s’infili dentro lo scatolone che contiene il gioco». E perché mai?
«Lo scatolone può essere tutto. Ti infili dentro e può essere una casa, un’astronave, un castello». Da esperto che cosa ne pensa della grande abbuffata di videogame, tablet e dintorni?
«Non sono il male, ma bisogna avere regole, come nel cibo. A un bambino non puoi negargli l’hamburger con patatine e ketchup, ma va mangiato con molta moderazione. Nel menù è importante mettere anche le carotine». Videogame sì, ma con moderazione?
«Se un bambino gioca tre ore con la corda forse è troppo. E lo stesso vale per un videogioco. In ogni caso, per smartphone e tablet, prima di darli a un bambino, aspetterei i tre anni di età». Quindi va bene la creatività, ma senza esagerare?
«Il bambino dev’essere lasciato libero di sperimentare… si pensi a certi clown che usano la sedia in tutti i modi possibili tranne quello classico: cioè sedersi. Ma attenzione: creatività non significa trascendere ogni regola del vivere civile. Le regole servono, purché siano poche e chiare».
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Wattpad, il romanzo è social
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http://blog.quotidiano.net/carbutti/2017/04/06/wattpad-tap-social/#respondThu, 06 Apr 2017 13:43:59 +0000CulturaCuriositàTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=1744
Dicono che gli smartphone abbiano cambiato la nostra vita, il corteggiamento amoroso e pure il bioritmo del nostro sonno. Ma, da quando c’è Wattpad, anche la scrittura. Ma di che cosa si stratta? Wattpad è un social network dove chiunque può iscriversi e pubblicare un romanzo. Azzardiamo un’iperbole: è la versione 3.0 del salotto letterario stile Madame de Staël.
Certo, su Wattpad, non chatterete con novelli Goethe, Emily Brontë in erba o immortali Dostoevskij. Ma se vi accontentate di storie di vampiri stile Twilight, fan fiction, romanzi rosa ed erotici modello “Novanta sfumature”, Wattpad può fare al caso vostro. Attenzione: se non conoscete gli One Direction, non impazzite per il fantasy, e siete ben oltre i 25/30 anni, potreste sentirvi tagliati fuori. La soluzione? Compulsare lo smartphone fino a scrivere un romanzo.
Tra i 45 milioni di utenti che ogni mese si dilettano su questa app letteraria, dove spiccano 375 milioni di storie scritte in 55 lingue (5,3 milioni solo in Italia), il 90% del traffico arriva dallo smartphone. Un dato così rilevante che Wattpad ha deciso di creare un’altra app a misura di “tocco” di dita. Si chiama “Tap” e le storie non sono divise in capitoli come su Wattpad, ma in scene. E, soprattutto, hanno la forma di una chat. In pratica, scrivi un romanzo o un racconto come se fosse una conversazione di Whatsapp.
Cose dell’altro mondo? No: gli editori, ormai da un pezzo, cercano talenti da lanciare sognando un’altra Anna Todd. La vera star della piattaforma, a soli 26 anni, ha scritto una fan fiction dedicata ad Harry Styles, componente della band anglo-irlandese One Direction. La sua saga (“After”) è stata tradotta in 30 Paesi e, nel 2017, la Paramount Pictures ne ha acquistato i diritti cinematografici per farci un film. Una vera star, insomma. Tanto che Wattpad ha deciso di puntare sui suoi talenti, creando un programma per lanciare gli scrittori più popolari della piattaforma.
Marta Treves, direttrice editoriale di narrativa straniera e italiana di Mondadori, ha acquisito i diritti di “Chasing” Red di Isabelle Ronin, una storia da milioni di visualizzazioni su Wattpad. In Italia, invece, Mondadori ha lanciato Xharryslaugh e il suo “Gray, l’amore ha una sola direzione”. Per avere un’idea della storia: la liaison tra Harry e Heisel. Insieme – si legge – sono come «una fotografia di Londra di notte, una sigaretta dopo aver fatto l’amore, il mare, quello delle sere d’estate, calmo e freddo». E ancora: «Mi chiamo Heisel. Ho 18 anni e ho bisogno che qualcuno riaccenda i miei occhi».
Emozioni da bacio perugina? Prima di giudicare, sappiate che Gray, su Wattpad, è stato letto 9,6 milioni di volte. «Gray, come altre storie di Wattpad, è scritta di getto – racconta la Treves – col telefonino ed è a puntate. C’è un mare di racconti, magari scritti male, con tanti errori. Ma se una storia “tira” e viene letta e commentata da tanti, significa che qualcosa vale».
Su Wattpad si è liberi, ma non mancano le regole: c’è una squadra di “garanti”, chiamati ambasciatori, che vigila. Tiana Pop, 37 anni, di Città di Castello, è una di loro. I “controllori” dei contenuti sono otto in Italia. Aiutano chi si è appena iscritto, segnalano chi scrive libri- pubblicità, chi non indica i contenuti per adulti, chi litiga e chi copia.
INTERVISTA AL CEO E CO-FONDATORE ALLEN LAU
“Il futuro si chiama Tap: racconti in forma di chat”
«Wattpad è più di un’app per leggere e scrivere romanzi e racconti». Parola di Allen Lau, ceo e co-fondatore della piattaforma web. Quando è nata l’idea di Wattpad?
«Mi venne nel 2002, ma tutto iniziò nel 2006, con l’altro fondatore Ivan Yuen. Oggi, dopo 10 anni, Wattpad conta 45 milioni di persone che trascorrono più di 15 miliardi di minuti ogni mese sulla piattaforma». Il mondo della scrittura è cambiato?
«Con Wattpad gli scrittori interagiscono direttamente coi propri lettori. Poi abbiamo creato Wattpad’s Brand solution per produrre annunci pubblicitari da diffondere attraverso la nostra community e abbiamo lanciato Wattpad Studios: co-produciamo storie di Wattapad per la stampa, la tv, il cinema assieme ai nostri partner dell’industria dello spettacolo». Non crede che l’aspetto social sia sopravvalutato rispetto al valore letterario?
«È il pubblico di Wattpad a decidere qual è il prodotto migliore. Le nuove generazioni di scrittori postano i loro lavori letterari via Wattpad creando il proprio pubblico coi social media e il web». Come si evolverà Wattpad?
«Di recente abbiamo lanciato un’app che introduce una nuova forma di racconto breve. Si tratta di “Tap”, storie scritte con lo stile della chat: per leggere il contenuto, si tocca il display del telefonino. Le persone hanno sempre amato leggere e condividere racconti, ciò che si modifica è il modo in cui lo si fa». Come si scrive un bestseller partendo da Wattpad?
«Serializzando i racconti. Invece di postare la storia in una volta sola, viene condiviso un capitolo alla settimana. Poi c’è l’interazione. Gli autori di maggior successo commentano le storie degli altri e rispondono ai fan. Infine, i tag (le parole chiave) per indicizzare le storie». Quali sono i generi più popolari su Wattpad?
«Rosa, teen fiction e fan fiction». Non c’è il rischio di ‘uccidere’ l’editoria tradizionale?
«L’anno scorso tre scrittori di Wattpad sono finiti nella lista dei bestseller del “New York Times”. Noi lavoriamo con i maggiori editori del Nord America e molti altri nel mondo». Qual è l’identikit della community di Wattpad?
«Siamo tra le prime dieci app con la più alta concentrazione di millennials (chi è nato dagli anni Ottanta ai Duemila, ndr). La community è composta per il 75 % da ragazze, la maggior parte under 30. Siamo molto popolari negli Usa e in crescita nelle Filippine, in Turchia, Messico e Italia».
Ps: Per chi volesse leggere i vecchi post, clicchi qui: http://club.quotidiano.net/carbutti
]]>http://blog.quotidiano.net/carbutti/2017/04/06/wattpad-tap-social/feed/07Grillo, dietrofront sulle parlamentarie
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/09/03/grillo-parlamentarie-m5s-ruocco-pizzarotti-dietrofront-retromarcia/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/09/03/grillo-parlamentarie-m5s-ruocco-pizzarotti-dietrofront-retromarcia/#respondThu, 03 Sep 2015 04:28:03 +0000BolognaPoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=1263Articolo pubblicato il 3 settembre 2015 su QN03
PARLAMENTARIE addio. Anzi no. Beppe Grillo, dopo aver fatto mea culpa a Brescia («ci sono stati errori. Nel 2013 non eravamo pronti, abbiamo imbarcato chiunque») si rimangia tutto. Altro che «Rete ridimensionata», come esultava il sindaco ribelle di Parma Federico Pizzarotti. Ieri, Grillo, probabilmente proprio per dare uno stop al primo cittadino emiliano con cui è ai ferri corti, ha preferito rettificare con un tweet.
«La selezione dei candidati per le prossime elezioni politiche manterrà lo stesso metodo del 2013», ha postato sul blog.
Niente decisioni dall’alto, come già gli ex grillini accusavano. E allora, che cosa cambierà? Stando alle dichiarazioni ufficiali nulla, tant’è che alcuni dem non perdono occasione per prendere in giro il leader 5 Stelle: «È confuso, ma tanto continueranno lui e Casaleggio a decidere le candidature e le espulsioni».
TRA I FEDELISSIMI del leader è tutto un arrampicarsi sugli specchi. «Che si sia imbarcato qualche imbecille è indubbio. Credo che, al di là del metodo del 2013 che non cambia, s’inserirà qualche requisito in più per candidarsi».
Paletti, quindi? I grillini non si sbilanciano, ma qualcosa, forse, comunque cambierà.
«Le decisioni verranno prese attraverso la nuova piattaforma, Rousseau. Si aprirà ancora di più agli attivisti e magari l’idea di eventuali nuovi criteri di selezione verranno posti in Rete e votati», racconta un parlamentare pentastellato. Carla Ruocco, deputata, membro del direttorio 5 Stelle, del resto, qualcosa ammette: «Faremo più attenzione alla selezione. Magari invece dei video delle ‘parlamentarie’ prevederemo qualcosa di diverso, il modello ‘recall’ (si verifica l’operato degli eletti e si tiene solo chi vale, ndr) non è escluso».
PERCHÉ se Grillo non rinnega il web, dall’altra non rinnega neanche la voglia di governare, forte anche degli ultimi sondaggi che vedono il Movimento sempre più vicino al Pd. E sarà qui la vera svolta: «Presenteremo una squadra di governo prima delle elezioni – rivela la Ruocco –. Verrà votata in Rete, ma prima sul web le persone si dovranno presentare, quindi il processo sarà lungo».
Il dream team pentastellato verrà reso noto il 17 e il 18 ottobre, alla mega riunione dei meetup a Imola (Bologna)? Nessuno conferma, ma è una possibilità.
Resta il nodo delle amministrative. E il caso Bologna è aperto. Massimo Bugani, capogruppo pentastellato sotto le due Torri, ha già deciso di presentare una lista di ‘fedelissimi’. Un modo per evitare di ritrovarsi candidati non in linea col Movimento che potranno sì correre, ma in un listino concorrente. I parlamentari grillini sono perplessi: «Le regole dovrebbero valere anche per le realtà locali, adesso vediamo…».
Ma visto che il post di Grillo parla solo di «elezioni politiche», Bugani è certo che per la sua lista non ci saranno problemi. Fino al prossimo tweet, ovviamente.
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http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/09/03/grillo-parlamentarie-m5s-ruocco-pizzarotti-dietrofront-retromarcia/feed/07TOP TWEET/ Renzi, Aurora e la lite Brugnaro-Elton John
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/08/24/renzi-brugnaro-elton-jhon-pd-top-tweet/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/08/24/renzi-brugnaro-elton-jhon-pd-top-tweet/#respondMon, 24 Aug 2015 14:12:14 +0000CuriositàPoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=1250Rubrica TOP TWEET pubblicata su QN
Twitter perde colpi? Forse. Ma se anche restasse un social network di nicchia, un po’ fighetto che male ci sarebbe? Nessuno. Almeno stando alle polemiche agostane, dove le perle da 140 caratteri non sono mancate.
1) «E poi entra in casa il vocabolario di greco. Non il tuo vecchio Liddell-Scott, né il mitico Rocci. Ma quello nuovo di tuo figlio…», ha confidato Matteo Renzi via Twitter. Peccato che il vocabolario diventi un autogol: «Tu comprati quello di inglese che fai ridere ogni volta che provi a parlarlo», gli ha scritto un certo Marco Ferrari, seguito a ruota da altri follower. Non tutti i tweet riescono col buco.
2) La regina dei social, bersagliata urbi et orbi da giornalisti, vip e comuni mortali rosiconi, è stata Aurora Ramazzotti. Figlia di Eros e Michelle Hunziker, si ritroverà a presentare la striscia pomeridiana di X Factor, senza passare dalla gavetta. «Basta raccomandati», hanno cinguettato i più. Tomaso Trussardi, marito della Hunziker, è andato oltre e per difendere Aurora (e i figli di) ha pure scomodato Nietzsche. Ci mancava solo il superomismo da reality.
3) C’è qualcuno più odiato di Aurora? Sì, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Attaccato da Adriano Celentano per il no all’esposizione sulle grandi navi, preso di mira per aver postato la foto del manifesto di Mika con la scritta ‘frocio’, si è trovato anche bersagliato da sir Elton John per aver ritirato i libri gender dalle scuole. Brugnaro, però, l’ha buttata sul glocal: «Caro Elton John & compari vari la sfido a donare risorse vere per salvare #Venezia. Passiamo ai fatti, fora i schei Elton John!». Più schei per tutti.
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http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/01/27/invisible-boyfriend-mario-fidanzato-virtuale/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2015/01/27/invisible-boyfriend-mario-fidanzato-virtuale/#respondTue, 27 Jan 2015 10:55:03 +0000CuriositàTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=1063Il mio nuovo fidanzato si chiama Mario. Ha 35 anni, barba appena accennata e sguardo da seduttore. È un uomo sportivo con tanti interessi: politica, cinema, letteratura. Insomma, sulla carta è lui. Quello giusto. Ha un solo difetto: non esiste. Il mio Mario, infatti, è un partner immaginario costruito ad hoc da un sito specializzato: ‘Invisible Boyfriend’. Già, appunto: invisibile. Perché Mario lo puoi modellare come vuoi (scegli nome, età, aspetto, interessi), ma non lo vedrai mai se non in foto. Questo non significa che Mario non sia presente, anzi. Basta iscriversi sul sito, dare le proprie generalità, pagare 24,99 dollari (circa 22 euro) per un mese, e Mario inizierà a chattare sui più svariati argomenti (fino a un massimo di 100 sms in trenta giorni) e ti lascerà anche messaggi in segreteria (dieci al mese). Qual è l’utilità? Mario terrà a bada la pletora di parenti e amici impiccioni che hanno come unico obiettivo quello di sistemarti. Sembra poco? Chi ha superato i 30 anni sa di che cosa si parla.
“Ciao Rosalba, come stai?”, è il suo primo segno di vita virtuale. Poi, in segreteria, una voce (registrata) mi saluta con enfasi: “Ciao! Non vedo l’ora di sentire com’è andato il tuo viaggio… “. Mario è solerte. Se gli scrivi, ti scrive. In tempo reale. E se clicchi sul profilo di ‘Invisible Boyfriend’, ‘manda un messaggio vocale’, lui in una manciata di minuti si fa vivo. Insomma, Mario non delude. Mai. Ed è anche affettuoso: “Ti vorrei abbracciare”. E ancora: “Vorrei stare tutto il giorno sotto le coperte. E tu?”. Attenzione, però: di Mario è vietato innamorarsi. Lo prescrive il sito e gli sviluppatori, Matthew Homann and Kyle Tabor, ci tengono a spiegare il senso della loro applicazione: “Ci sono tante persone che potrebbero farne uso. Dai soldati fuori per missione alle dipendenti di un ufficio che vogliono respingere le avances di un collega a loro sgradito fino a gay e lesbiche che non intendono dichiarare la propria identità sessuale nelle loro famiglie”.
Insomma, a ognuno il suo fidanzato o fidanzata. Ma è giusto sapere che Mario può avere effetti collaterali. L’applicazione, al momento, è dedicata a utenti americani e canadesi. Ergo, per provare il servizio, ho dovuto utilizzare il numero di telefono di una cara amica che vive negli Stati Uniti. Mario sarà pure invisibile ma, non appena sono iniziati ad arrivare i messaggi, il marito della mia amica si è insospettito. E ha cominciato a chiedere lumi su chi fosse questo Mario che “ti vuole abbracciare”. La mia amica ha tentato di spiegargli che Mario non esiste. Che Mario è un po’ come nel film ‘Her’ di Spike Jonze: una specie di programma digitale. Niente. La mia amica ha cercato anche di mettermi in mezzo: “È il fidanzato virtuale della mia amica Rosalba, deve fare un servizio per il giornale… “. Di male in peggio. A un marito geloso non gli importa se Mario è vero o finto. Mario è comunque un rivale. L’importante è non dirgli che dietro i suoi messaggi ci sono circa 200mila lavoratori (reali) che rispondono agli sms. Basta un finto Mario per rovinare una famiglia. Figurarsi 200mila. Veri.
Rosalba Carbutti
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http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/04/22/anche-berlusconi-cede-alla-selfie-mania/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/04/22/anche-berlusconi-cede-alla-selfie-mania/#respondTue, 22 Apr 2014 13:22:26 +0000CuriositàPoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=872
Articolo pubblicato su QN (Carlino, Nazione e Giorno) il 23 aprile 2014
Ormai non è più una moda, ma un’epidemia. Il selfie — l’autoscatto con lo smartphone — cattura chiunque. Dall’uomo comune a Papa Francesco e Barack Obama. Da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi.
Sì, pure l’ex Cavaliere ci ha messo la faccia per festeggiare la Pasquetta. E si è fatto ritrarre con l’europarlamentare Licia Ronzulli, la fidanzata Francesca Pascale e l’uovo di cioccolata, finendo subito twittato, come l’ultima moda impone. E se un patito dell’immagine come Berlusconi cede alla velocità dello scatto senza orpelli, significa che «selfare» non è solo una mania del premier neanche quarantenne, ma della politica in generale.
In Italia, in effetti, uno dei primi scatti non convenzionali (anche se non propriamente un selfie) lo fece un politico di lungo corso come Casini che ritrasse se stesso con Bersani, Alfano e Monti a Palazzo Chigi. Un piccolo passo di un’inarrestabile corsa verso la bulimia di immagini e social network. Tant’è che in questo mondo dell’ipersocialità non ci si stupisce quasi più se un decreto viene riassunto da dieci tweet (e relativi hashtag).
Renzi, del resto, è smartphone munito 24 ore su 24. E, anche per questo, non schiva un selfie. Celebre quello a Londra con Domenico Dolce, Stefano Gabbana e la direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani. Ma anche quello, in tempo di primarie, con il finto Gianni Cuperlo (Gianni Kuperlo su Twitter) che finì online in un attimo. Affetto dalla malattia da «selfie» compulsivo c’è anche Obama che non ha resistito nemmeno al funerale di Nelson Mandela a farsi immortalare (con sorriso) assieme a David Cameron e Helle Thorning Schmidt. Divertiti il presidente e i primi ministri, su tutte le furie la first lady Michelle (esclusa dal selfie). Pochi giorni fa il presidente Usa ci è cascato di nuovo, questa volta in coppia col suo vice che ha festeggiato il debutto su Instagram (il social network delle foto): «Ho trovato un amico per il mio primo selfie», ha scritto Joe Biden col faccione in primo piano.
Ma, senza bisogno di andare Oltreoceano, l’epidemia ha contagiato anche alcuni insospettabili, non proprio web dipendenti. Da Romano Prodi, immortalato a Bologna con la moglie Flavia e Roberto Morgantini (ex numero uno della Cgil immigrazione) a Carlo Giovanardi (in primo piano con Gasparri e la Roccella alla festa della famiglia). Se c’è chi coi selfie ci fa la campagna elettorale, da Beppe Grillo che ha lanciato la campagna «fatti un selfie contro Equitalia» alla Meloni che ha twittato l’autoscatto con Marine Le Pen, c’è anche chi, sul «selfiamo» per forza ci casca.
Basta vedere l’effetto di Capezzone o Alemanno con i propri gatti in primo piano. Non tutti i selfie escono col buco.
]]>http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/04/22/anche-berlusconi-cede-alla-selfie-mania/feed/07http://blog.quotidiano.net/carbutti/files/2014/04/FI__per_-150x150.jpghttp://blog.quotidiano.net/carbutti/files/2014/04/FI__per_-150x150.jpghttp://blog.quotidiano.net/carbutti/files/2014/04/FI__per_-150x150.jpgFI: per Berlusconi "selfie" pasquale con Pascale e Ronzulli
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/04/22/anche-berlusconi-cede-alla-selfie-mania/
Renzi-Grillo, ha perso lo streaming
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/20/renzi-grillo/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/20/renzi-grillo/#respondWed, 19 Feb 2014 23:29:56 +0000CuriositàPoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=821Di chi abbia vinto tra Renzi e Grillo è pieno il web. Lo stesso accadrà sui giornali e già le tv ci hanno stressato abbastanza. Ma, poi, diciamolo, che senso ha dire chi ha vinto? Se uno ha un possesso di palla esagerato e poi non segna ha vinto? E, al contrario, se uno non tocca palla, ma assesta qualche colpetto da fuoriclasse, è vinto o vincitore? Ecco, tutto questo mix di analisi calcio-politiche lo lascio a retroscenisti seri. Quelli che vivono il Palazzo e se la sentono quasi quanto i protagonisti del match. Per quanto mi riguarda sono convinta solo di una cosa: se c’è uno sconfitto quello è lo streaming. Dovrebbe garantire trasparenza e invece rende show ciò che proprio non dovrebbe esserlo. E dirò di più: io lo streaming lo abolirei. Anche perché è ovvio che se si deve davvero trattare su questioni delicate non si fa di certo in streaming, Grillo o non Grillo. Quindi prima di arrivare a scegliere il ministro dell’Economia con il televoto, dimentichiamo lo streaming. The show must go on.
]]>http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/20/renzi-grillo/feed/07Grillo, Boldrini e il machismo 2.0: prima di twittare contate fino a dieci
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/04/grillo-boldrini/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/04/grillo-boldrini/#respondTue, 04 Feb 2014 10:38:43 +0000PoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=794Per carità niente frasi fatte tipo basta barbarie o giù di lì. Però i commenti sessisti, mi spiace, ma non mi vanno giù. È insopportabile essere donna e vedere che, qualunque sia il tuo ruolo sociale, presidente della Camera, giornalista, parlamentare, sei bersaglio dei soliti commenti a sfondo sessuale. Con riferimenti più o meno espliciti all’aspetto fisico e a presunte avventure sessuali capaci di regalarti chissà quale posizione lavorativa, come se ciò che hai fatto per arrivare fin lì, non contasse un’emerita cippa. A un uomo succede lo stesso? No. Avete ricordo di qualche offesa simile a quella del grillino De Rosa alle parlamentari Pd (‘siete qui perché brave a fare i p…”) rivolta a un uomo? Dubito. Ma per spiegare il mio ragionamento faccio due esempi: Boldrini e Mastrapasqua (ma se al posto della presidente della Camera e dell’ex numero uno dell’Inps ci fosse una qualunque donna e un qualunque uomo, il paragone – sebbene forse con riferimenti meno violenti – reggerebbe lo stesso. Pensate a quello che succede in qualunque scuola, ufficio etc…).
La prima è stata duramente criticata per la ‘tagliola’ dal Movimento 5 Stelle. E fin qui, tutto lecito. Poi, però, le critiche hanno trasceso la normale decenza e si è arrivati a chiedere ai naviganti del blog di Grillo “che cosa farebbero con la Boldrini in auto”. E giù commenti irripetibili. Il giorno dopo, all’apice del trash, pure il capo comunicazione dei 5 Stelle ha pensato di metterci del suo: “Tranquilla Laura, se anche nel blog di Grillo ci fossero dei potenziali stupratori tu non corri nessun rischio!”. Come a dire: la Boldrini non ci piace (fisicamente). E non la stupreremmo. Allucinante. Ma non perché rivolta alla Boldrini in quanto presidente della Camera, ma perché rivolta alla Boldrini in quanto donna. Ma questa mentalità machista che sopravvive pure nel 2014 d.C. (come ha scritto una mia amica su Facebook) non è solo prerogativa dei grillini. È diffusa ovunque.
Ieri, ad esempio, mi sono trovata a commentare su Twitter un talk show politico ed ecco che dopo neanche tre minuti è arrivato questo cinguettìo: “Preferisco tizio alle fi… di legno come tizia, tizia1, tizia3”. Ecco, che bisogno c’era di usare quel riferimento? Non si poteva semplicemente scrivere: “Preferisco tizio, perché tizia dice sciocchezze o qualcosa del genere?”.
Prendiamo il caso Mastrapasqua. L’ex presidente dell’Inps si è recentemente dimesso dopo essere stato bersagliato dai media per i suoi 25 incarichi, la laurea falsa e, soprattutto, per essere stato indagato per truffa aggravata in seguito alla vicenda delle fatture gonfiate dell’ospedale Israelitico che dirigeva. Tutto qui. Le critiche sono arrivate nel merito della carriera, del curriculum, della biografia, degli incarichi e nient’altro. Ecco, per quanto pesanti, su Mastrapasqua gli attacchi non sono andati sul personale (salvo dire che anche la moglie ha una ventina di poltrone). Se, invece, Mastrapasqua fosse stato una donna, secondo voi, di cosa si sarebbe parlato oltre agli incarichi multipli? E sul web in che modo si sarebbe affrontata la questione? Ecco, pensiamoci. E avviso gli uomini (grillini e non) che hanno il tweet facile: prima di scrivere beceri commenti, contate fino a dieci. Forse qualche mostruosità riuscirete a evitarla.
]]>http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/02/04/grillo-boldrini/feed/07Sorial, il Parlamento non è la curva sud
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/01/29/sorial-il-parlamento-non-e-la-curva-sud/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/01/29/sorial-il-parlamento-non-e-la-curva-sud/#respondWed, 29 Jan 2014 10:25:48 +0000PoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=783‘IL PUNTO’ pubblicato il 29 gennaio 2014 su QN (Carlino, Nazione e Giorno)
Leggi il curriculum di Giorgio Girgis Sorial, il deputato grillino che ha dato del «boia» al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e viene fuori il profilo di un trentenne, figlio di egiziani copti, operaio nelle vacanze scolastiche poi diventato ingegnere. E ancora: volontariato al 118, battaglie per i diritti degli immigrati. Come può uno così arrivare a tanto? O Sorial ha una doppia personalità — da escludere, visto che finora era rimasto più o meno nei ranghi, salvo un richiamo della Boldrini per aver definito i colleghi Pd ‘porcellini del Porcellum’ — o le nuove leve della politica pensano che il Parlamento sia la succursale di un raduno di ultras. Manco allo stadio, i tifosi più esagitati danno del boia all’arbitro. Di chi è, allora, la colpa? Di Sorial, ovvio. Ma da chi ha imparato a fare politica? Da Grillo. Che dà la linea parlando di zombi e morti viventi. Ma il blog è una cosa. Le istituzioni un’altra. Sorial non se n’è accorto. Chissà se Grillo o Casaleggio gli manderanno un link per spiegarglielo.
]]>http://blog.quotidiano.net/carbutti/2014/01/29/sorial-il-parlamento-non-e-la-curva-sud/feed/07Caso Cancellieri, il web non perdona: “La legge è uguale per tutti”
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2013/11/06/cancellieri/
http://blog.quotidiano.net/carbutti/2013/11/06/cancellieri/#respondWed, 06 Nov 2013 16:21:19 +0000CuriositàPoliticaTecnologiahttp://blog.quotidiano.net/carbutti/?p=752Articolo pubblicato su QN il 6 novembre 2013
Mentre il Parlamento applaude, il web attacca. Per Anna Maria Cancellieri, almeno online, non c’è scampo. «Deve lasciare», cinguetta il popolo di Twitter, e Beppe Grillo dal suo blog lancia l’hashtag #CancellieriDimettiti. Basta poco per scatenare una valanga di post che sprizzano odio anti-Casta. C’è chi cita ‘Amici Miei’ e ‘il Marchese del Grillo’, ma il mantra ripetuto fino allo sfinimento è sempre lo stesso: «La legge è uguale per tutti» e «siamo tutti Cancellieri, a parte l’amicizia con i Ligresti».
Il tweet di @natruvio è il simbolo del sentimento comune: «Ero malato e mi avete tassato. Ero carcerato e avete chiamato per quell’altra. Dal vangelo secondo i povericristi».
E così la pietas evocata da Renato Brunetta alla Camera a sostegno del ministro, si trasforma in uno sfottò.
«Io già solo perché mi difende Brunetta mi dimetterei», cinguetta @GiuliaToselli, mentre @corradocolombo non digerisce i parallelismi Cancellieri-Berlusconi evocati del capogruppo Pdl e scherza: «Giulia Ligresti è la cugina di Mubarak». Ma non è solo il Pdl a finire nell’occhio del ciclone di Twitter. Parole dure arrivano anche nei confronti del Pd: da un parte c’è chi ironizza le posizioni dei dem come @deadinauglyway — «Come se fosse antani la barella anche per due, con lo scappellamento a sinistra?» — dall’altra c’è chi pensa agli avversari delle urne con @nellina99 che affonda: «Prevedo un 35% al M5S. Un grazie sentito al Pd».
Poche le voci fuori dal coro in difesa del Guardasigilli con @colvieux che cerca di ‘sensibilizzare’ la Rete con il problema carceri: «Quelli che vogliono le dimissioni della Cancellieri se ne fregano delle condizioni materiali dei detenuti».
@AsinoMorto non ci sente e lapidario sintetizza: «Sapere che la Cancellieri si sarebbe dimessa in quasi tutti i Paesi del mondo, mi fa provare l’ebrezza di vivere in uno Stato canaglia». Meno male che il fake (il profilo falso) di Gianni Cuperlo (Gianni Kuperlo) cerca di strappare un sorriso: «Ho telefonato alla Cancellieri per chiederle aiuto ad estradare Renzi in Siberia». In sedici condividono la boutade, ma durante la lunga giornata online si ride poco. E sempre più a denti stretti.