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Guerra e Pace

Jihad e Spagna, le infiltrazioni in Catalogna

in Esteri

La Spagna si risveglia colpita di nuovo a più di dieci anni dall’attentato di Atocha a Madrid che causò la morte di quasi 200 persone. Allora Al Qaeda oggi Daesh. Facendo un po' di dietrologia il fenomeno dell’immigrazione islamica in Spagna è cominciato in tempi relativamente recenti attraverso diversi flussi migratori. La prima ondata, nei primissimi anni Ottanta, era costituita da siriani, libanesi e palestinesi, molti dei quali emigrati politici sfuggiti alle persecuzioni dei regimi arabi contro i Fratelli musulmani. Alla fine degli anni Ottanta è partita la seconda ondata, stavolta legata alla ricerca di lavoro, quasi tutta proveniente dall’area del Maghreb. Negli anni Novanta il flusso degli immigrati musulmani è ancora aumentato e si è concentrato a Madrid, Barcellona e nella fascia costiera fra Valencia e Almeria. Nonostante una presente non massiccia di musulmani (circa 1 milione) rispetto ad altri paesi europei, nonostante un islam per lo più moderato e aperto al dialogo, nel tempo la Catalogna insieme alle enclave di Ceuta e Melilla è diventata la culla del jihadismo spagnolo. La Cia aveva avvertito le autorità spagnole di un possibile attentato proprio a Barcellona in quanto la Catalogna risulta la comunità autonoma spagnola con il maggior rischio di radicalizzazione di musulmani. Tutto ciò veniva suffragato da una ricerca del ministero degli Interni spagnolo basata su un algoritmo elaborato dai servizi segreti, in cui sarebbero 9837 gli individui potenzialmente in grado di formare cellule estremiste. La maggior parte dei terroristi islamici che operano in territorio spagnolo scelgono le comunità musulmane pacifiche basate in Catalogna per infiltrarsi e creare cellule clandestine.  La Confederazione spagnola di polizia (CEP), associazione che ha quasi 3000 affiliati, aveva confermato da tempo che la Catalogna era diventata “il centro di reclutamento dei più grandi terroristi islamici in Europa” aggiungendo che ogni mese quattro o cinque musulmani che vivono in terre catalane si trasferiscono in Iraq, Cecenia e Afghanistan per addestrarsi. E così dopo l’attentato di Barcellona la Spagna, corridoio del jihadismo, si riscopre vulnerabile proprio quando l'Isis perde le sue roccaforti. E’ ormai evidente che Daesh sta indietreggiando ed è un fenomeno in decrescita avendo perso anche dei territori importanti oltre che dei combattenti. Alcuni di questi sono rimpatriati nell’intento di agire con forme di terrorismo diffuso. La Car intifada è una tecnica sperimentata da tempo che dall’attentato di Nizza, passando per Berlino, Londra, Stoccolma ha fatto diverse vittime innocenti. A Barcellona ancora una vota due fratelli Moussa e Driss Oukabir di Aghbala, nati in un cittadina sull’Atlante, con residenza a Ripoll, in Catalogna. Partiti dal Maghreb per colpire al cuore la Spagna o meglio le terre che i jihadisti chiamano Andalus, il nome arabo dei loro domini nella penisola iberica. La riconquista di Andalus è fra le “rivendicazioni” dell’Isis che da tempo attraverso il suo principale organo di informazione "Rumiyah" incita i combattenti a uccidere gli infedeli schiacciandoli con dei camion o accoltellandoli.

Roberto Colella, docente di Terrorismo Internazionale presso SSML Molise

 

 

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