Pianigiani fa squadra con gli altri ct azzurri per un futuro migliore
L’ultima tentazione del basket italiano è quella di consigliare ai nostri giovani di emigrare per farsi le ossa. E’ nata da una cattiva interpretazione di un buon pensiero del ct Pianigiani: studiare una Sperimentale da esibire contro altre Nazionali la prossima estate. Servirebbe per consentire a chi gioca poco a livello internazionale di metter su un po’ di esperienza: da qui all’idea di un commissario tecnico che invita i giocatori ad andare all’estero ce ne passa.
Contronatura per un ct, l’idea di far emigrare i giovani sarebbe un ulteriore autogol per un’Italia che ne ha già incassati troppi. Oltre che un falso storico: non c’è bisogno di ricordare che i vari Fotsis, Navarro, per non dire i Gasol e i Parker felicemente passati di là dall’Oceano, la pista di decollo l’hanno trovata a casa loro. Come del resto i Myers e i Basile, i Belinelli e i Gallinari, per fermarci ai nostri eroi più recenti: tutti sbocciati giocando qui, senza aver intorno chi consigliasse loro di fare la valigia.
Da Pianigiani, invece, arriva una Nazionale che fa da ponte fra il passato e il futuro: nella squadra per un All Star game dove gli stranieri sembrano esser stati scelti dalla famigerata giuria demoscopica di Sanremo (nessuna traccia di stelle vere come Andersen e Sanikidze), il tecnico azzurro ha chiamato i ragazzi che il becco in Europa l’hanno già bagnato (Gentile, Melli, Cinciarini, Aradori). E’ il primo segnale di una piccola rivoluzione che è già iniziata. A render davvero nuovo l’attuale corso è lo studio verticale del vivaio italiano, un lavoro di ricerca diventato necessario dopo che i club, a parte qualche felice eccezione, hanno smesso di reclutare talenti. A un buon tecnico come Capobianco il ct ha affidato il compito di trovare sull’intero territorio nazionale i possibili giocatori del futuro e anche gli allenatori di qualità, perché senza i secondi è difficile avere i primi. Un progetto che nel basket è innovativo e va di pari passo con quel che stanno facendo Berruto nel volley, Campagna nella pallanuoto, l’ultimo arrivato Brunel nel rugby e, in uno sport individuale come il ciclismo, anche Bettini, ammiragli con i quali, guarda caso, Pianigiani ha contatti frequenti e progetti comuni in vista. E’ un modo di adeguarsi ai tempi, una strada da seguire: se si rivelerà buona o meno, saranno gli anni e soprattutto i giocatori a dirlo.
La frase della settimana. “Sarei stato un grande playmaker, ma mi ha fregato l’altezza” (Lucio Dalla trent’anni fa non immaginava che oggi a fregarlo sarebbe stato il passaporto).