La lezione dei greci: nella crisi si punta sul prodotto interno
Si impara soprattutto nelle sconfitte. Ad esempio, quella di Siena nei playoff con l’Olympiacos: un risultato che mantiene l’Eurolega un’illusione per il club toscano e conferma la distanza fra il nostro basket e il resto del continente. Per quanto istintivo, vien da chiederselo: se la squadra che domina il nostro campionato fatica a reggere il confronto contro un club che al momento in Europa non rappresenta il top, figurati le altre.
Ma la vera lezione è un’altra: dai greci che al tempo della crisi stanno persino peggio di noi, riceviamo un segnale di svolta che forse faremmo bene a cogliere. Finita l’era dei grandi mecenati e delle casseforti inesauribili, grazie alla quale al Pireo hanno visto sfilare stelle vere come Berry, Jackson, per non dire Nesterovic, Volkov e Radja, si sono adattati al cambio del vento puntando sul prodotto nazionale. Ne è uscito un Olympiacos a forte matrice greca, con un nucleo straniero non più di primattori, ma di ottimi gregari. Soprattutto, è nata una squadra che i talenti giovani li tratta al pari degli altri e, così facendo, li aiuta a crescere: i vari Mantzaris e Pananikolau che partono in quintetto o lo Sloukas che con la sua tripla ha fatto scendere sui quarti i titoli di coda sono ragazzi del 1990 che in questa serie hanno giocato tra i quindici e i venti minuti. A differenza di Aradori, bomber di tre stagioni fa con Biella, che di anni ne ha due di più e di minuti ne fa zero. Anche quando manca l’americano.
Non è un discorso di regole: quelle che ci siamo date per far giocare gli italiani paradossalmente servono solo per tenerli seduti. Semmai, è una questione di mentalità: chi ha suggerito di imbottirci di stranieri, raccontandoci che servivano per reggere la concorrenza europea, adesso ne raccoglie i miseri risultati. Quanto al materiale, non manca: l’ultima estate ci ha portato un’Under 20 seconda sola alla regina Spagna, formata da ragazzi che qualche traccia la stanno lasciando in campionato. I vari De Nicolao, Gentile, Melli e Polonara, per non dire Cervi che gioca in LegaDue, non sono certo meno affidabili di chi americano sembra solo nel passaporto. Come ricorda il saggio Parisini, già fondatore della Lega, per svoltare servono «il dinamismo e la creatività che noi del basket abbiamo sempre avuto proprio nelle avversità». O ai greci vogliamo lasciare anche questo?
La frase della settimana. «Vorrei essere sindaco-dittatore di Milano. Prima legge: ogni nuovo palazzo deve essere in stile liberty» (Dan Peterson spiega perché si è dedicato al basket).