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Concedersi una pausa prima dei playoff è un colpo alla visibilità

CINQUE PARTITE in quindici giorni: in tempi di Giro d’Italia, il basket si regala una volata mozzafiato. Della quale sono già sicuri gli estremi: per il sesto anno di fila comanda Siena, con tanti saluti all’equilibrio che da sei stagioni viene puntualmente promesso, mentre Casale torna in LegaDue, con tanti saluti all’equilibrio finanziario di un campionato dove chi è pieno di debiti si salva sul campo e poi sparisce nell’estate successiva. Di fatto, si corre per definire una griglia playoff della quale sono note le facce, ma non le posizioni. Con un piccolo capolavoro organizzativo: pur rispettando la contemporaneità delle partite nelle ultime due giornate, si è riusciti a posticipare un paio di dirette tv e l’intera penultima giornata alle 20,45. Quel quarto d’ora in più che serve per perdere spazio sui giornali. Spettacolare, questo sport: piagniucola come Calimero perché non vuol esser considerato piccolo e nero, poi fa di tutto per esserlo.
AIUTARSI PRIMA di essere aiutati: qui è un concetto che sfugge. Se servono altre conferme, la lunga siesta prima dei playoff: restare fermi undici giorni farà pensare a molti appassionati che il campionato si sia effettivamente chiuso con la stagione regolare, pochi giorni dopo che il volley ha assegnato lo scudetto, e che quindi non ci sia bisogno di aspettare fino a giugno, col rischio di inzuccarsi con gli Europei di calcio. A rinforzare questa idea ci penseranno anche i media, che già danno più spazio alla Nba quando in Italia si gioca (di giorno), figuriamoci quando si tira il fiato. Sparire e riapparire: anche questa non è la strada migliore per uscire dalla clandestinità.
E dire che tutto ciò si sarebbe potuto evitare: pensandoci prima. Magari studiando due ipotesi di calendario: una che prevedesse una squadra italiana in Final four di Eurolega e l’altra no. Non ci voleva un genio, bastava guardare indietro: si faceva così già vent’anni fa. Sarebbe servito a organizzare il calendario dei palasport, che in casi come questo è l’ostacolo maggiore: ritoccarlo è decisamente più difficile. Ma forse c’è da chiedersi quanto interessi davvero ai grossi club anticipare l’inizio della corsa allo scudetto: da Siena a Milano, da Cantù a Bologna, tutte le big hanno un giocatore da inserire o qualche infortunato di prestigio da recuperare. Meglio non aver fretta, insomma: c’è tempo. Che poi ci sia chi abbia la pazienza di aspettare, è un altro discorso.
La frase della settimana. «Teramo con Polonara dimostra come si può aiutare il basket lavorando sui giovani e facendoli giocare» (Sergio Scariolo, coach di Milano, conferma che la linea del vicino è sempre più verde).