Made in Italy

da Washington DC, USA

di Cesare De Carlo

Non ha vinto Obama, ha perso Romney

Politica

9 novembre 2012
Dott. De Carlo, mi consenta di esprimere la mia delusione.
Per altri quattro anni vedrò quel signore alla Casa Bianca.
Dopo ci saranno molto probabilmente quattro anni, se non otto, con Hillary
Clinton come presidente.
Nel Suo commento sull’esito delle elezioni ha fatto notare come
i dati economici americani siano non solo negativi, ma siano peggiorati
durante il primo mandato di questa amministrazione.
Eppure l’hanno confermato.
Al termine del commento pone la domanda di come ciò sia stato possibile,
ebbene me lo chiedo anch’io; mi chiedo inoltre perché i candidati democratici
siano sempre osannati all’estero, quelli repubblicani derisi,
contestati, odiati, c’è un pregiudizio assoluto in questo.
Basterebbe ricordarsi del premio nobel assegnato senza alcun merito,
Ci fossero stati questi signori in carica nel 2001, avrei proprio voluto vedere
la loro reazione…
Per concludere mi auguro che gli Stati Uniti non diventino sempre
più simili all’Europa, un continente debole che non contrasta
le possibili minacce che trova sulla sua strada.
E intanto Israele è sempre più solo…

Cordialità

Magni Marco

*** *** ***

Caro Magni, cominciamo col dire che Barack Hussein Obama non ha vinto. Ha perso il repubblicano Mitt Romney. Il quale non ha tenuto conto del fatto che in questi ultimi anni è cambiata la composizione dell’elettorato americano.
Oggi gli ispanici, vale a dire gli immigrati legali dal Sudamerica sono 60 milioni su una popolazione complessiva di 300. Gli illegali, che comunque non hanno diritto di voto, sono altri dodici milioni.

Agli ispanici vanno aggiunti gli asiatici: altri 15 milioni legali e 5 almeno illegali.

Ebbene gli uni e gli altri, gli ispanici e gli asiatici hanno votato al 73 per cento per il presidente uscente. Lo sbaglio strategico di Romney è stato quello di esserseli alienati preannunciando, nel caso fosse stato eletto, una rigorosa politica sull’immigrazione. Ha finito così per allarmare tutti coloro che nella nuova patria di adozione intendono fare entrare familiari, parenti, amici.

Per il resto la constituency, cioè la coalizione che ha votato Obama, era costituita dagli ebrei, circa 7 milioni, dagli afro-americani (come nell'uso politically correct vengono definiti i neri americani), circa 40 milioni, gays e lesbiche, almeno 15 milioni, le donne singles e ovviamente l'ala liberal (più a sinistra) del partito democratico.

In ogni caso dal voto di martedì emerge l’immagine di nuova America. Che fosse multietnica lo si sapeva. Ma che il voto bianco si fosse ridotto al 62 per cento del totale no.

L’America del secondo decennio del Duemila non è più quella che elesse Reagan e Bush senior negli anni ottanta e nemmeno quella che nel duemila, di un soffio, elesse Bush figlio. E’ sempre meno anglosassone e sempre più latinoamericana.

E badi bene che in Italia presto accadrà qualcosa di simile. Gli immigrati, in gran parte musulmani, saranno presto tanti da condizionare qualsiasi formazione politica. Il loro tasso di natalità è sette – otto volte superiore a quello degli italiani. I quali nelle scelte politiche avranno sempre meno voce in capitolo.

Diceva Gheddafi, buonanima, Conquisteremo l’Europa col ventre della nostre donne. Ora che ci guarda da laggiù, dall’inferno, dobbiamo dargli atto che ci aveva visto giusto.
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