Made in Italy

Made in Italy

da Washington DC, USA

di Cesare De Carlo

Il nemico dei nostri nemici può essere nostro amico

Leggendo gli editoriali del "Carlino", come quello odierno di Andrea Cangini e altri di Cesare De Carlo, ho l'impressione che questa redazione non si renda conto che, particolrmente in questi ultimi decenni, il mondo è cambiato e sta cambiando velocemente, in seguito alla globalizzazione economica e politica in atto.
Le situazioni sono sopratutto cambiate, per quanto ci riguarda più da vicino, nel mondo arabo, in tutto il medio oriente, nel Magreb, ecc.
Reazioni e sussulti rivoluzionari erano in atto da tempo e la cosiddetta Primavera araba, che ha sconvolto quel mondo non è altro che la conseguenza di tutte quelle situazioni che sono irremediabilmente e tragicamente esplose.

A questo punto, scrivere che non si doveva intervenire in Irak a difesa del paese aggredito, senza poi neppure tener conto dei misfatti di Sadam Hussein, pare azzardato.
Gli Usa, avevani addirittura armato l'Irak contro l'Iran. Quindi accondiscendenza e si pensava conveniente appoggiare Saddam ma era evidentemente un errore politico e strategico.

Con questo esempio voglio solo concludere per ribadire che Assad doveva essere abbattuto subito senza aspettare l'Isis, cosi come si era ormai fatalmente conclusa la storia di Gheddafi che nel 1964 aveva abbattuto, con un colpo di Stato il regime di Re Idris.
Infine, non è piacevole leggere, come ha fatto De Carlo l'11 settembre scorsoche Assad è certamente un tiranno e che usa i gas, ma che è il male minore se paragonato al Califfo di morte perchè è un fattore di stabilità come lo era Gheddafi in Libia, ecc. I fatti dimostrano al contrario che non c'era stabilità e che la parabola Saddam e altri non era più sostenibile. E' incomprensile anche il tifo per Putin, l'aggressore dell'Ucraina che si è annesso la Crimea che non è certo amico degli Usa ma sopratutto dell'Europa.
Smettiamola di fare la politica dei bottegai e analizziamo, al di là dei soliti appelli per la Pace, se è ancora valida e oggetto di studio la famosa frase latina:"Si vis pacem parabellum".
Flavio Giunchi – Forlì

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Caro Giunchi,
la ringrazio per l’attenzione con la quale segue gli scritti miei e di altri colleghi. Attenzione vuol dire partecipazione e un cittadino partecipe aiuta a definire gli interessi comuni. Soprattutto quelli di sicurezza.
Detto questo, davvero non capisco la sua posizione. Partiamo dalla Siria. Assad è un dittatore. Non ci sono dubbi. Quando l’illusoria primavera araba, dopo avere destabilizzato Egitto, Tunisia e Libia, si trasferì in Siria e Assad cominciò la sua odiosa repressione, io scrissi che Obama sarebbe dovuto intervenire subito e armare la resistenza che allora poteva ancora essere considerata moderata, vale a dire non era egemonizzata dagli integralisti islamici e dai movimenti terroristici.
Lo chiedeva anche il Congresso repubblicano. Mi riferisco a quattro anni fa.

Che fece Obama? Nulla. Anzi mentre il mondo arabo esplodeva ritirò le residue truppe americane dall’Iraq. Creò cioè un vuoto politico nell’intera regione.
Conseguenza: in Iraq rinacque Al Qaeda. In Siria nacque l’Isis. Obama non intervenne nemmeno dopo che Assad usò i gas velenosi sulla sua stessa popolazione. Eppure aveva tracciato una linea rossa: se userà i gas – aveva proclamato – interverremo.

Il seguito della storia lo conosce. Il caos. L’Isis che occupa mezzo Iraq e mezza Siria. Quattro milioni di profughi che stanno sommergendo l’Europa.

E allora di fronte al disastro della politica mediorientale di Obama e di fronte all’avanzata dei tagliagole cosa dobbiamo dedurre? Che per noi e per la nostra sicurezza e per i nostri interessi la situazione ora è migliore di prima?

Ovviamente no. Saddam in Iraq, Assad in Siria, Mubarak in Egitto, Gheddafi in Libia erano presidenti illiberali ma laici. Garantivano la repressione del fondamentalismo islamico e del terrorismo. Che era quello che a noi interessava di più. Sperare che la loro caduta avrebbe portato la democrazia anche nel mondo arabo era un’illusione. E sotto questo aspetto la guerra fatta da Bush junior a Saddam Hussein è stata un errore.

La democrazia, caro Giunchi, non è esportabile nel mondo arabo.
Perché? lei mi chiederà.
Glielo dico subito. Perché i nostri valori sono geneticamente incompatibili con la cultura e con la religione islamica che ne sta alla base.
Lei – suppongo – conoscerà il concetto chiave della sharia: la legge religiosa ha sempre e comunque la supremazia sulla legge civile.
Dunque il suo assunto, secondo il quale la globalizzazione ha investito anche il mondo arabo è falso.
La globalizzazione fa sentire qualche effetto in economia. Non sulla politica interna dei Paesi arabi. Politica che rimane quella che è sempre stata: illiberale e repressiva.
Per cui dovendo scegliere il male minore a tutela della nostra sicurezza, anche lei non dovrebbe avere dubbi: meglio dittatori stabili e amici o non ostili all’Europa dell’anarchia fanatica di chi vuol fare la guerra santa contro gli infedeli (che saremmo noi).
Putin l’ha capito. Obama no. E – ahimè – nemmeno questo Papa.
Le armi, i soldati, gli aerei russi arrivati in Siria presto lanceranno un’offensiva contro il Califfato. Auguriamoci con successo.
E se alla fine dovesse essere proprio il presidente russo a salvare l’Europa cristiana e a evitare che l’Isis - come minaccia – arrivi in Vaticano, dovremmo solo dirgli grazie.
Cesare De Carlo

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