The Musical Box

Last Christmas for George Michael

Morire il giorno di Natale è crudele. Accadde a James Brown, giusto dieci anni fa. E' accaduto ora a George Michael, davvero il suo 'Last Christmas', ad appena 53 anni, ma evidentemente gli eccessi di gioventù hanno presentato il conto in anticipo. Una carriera la sua spaccata a metà. All'inizio la fase da idolo pop delle teen-ager, delle ragazzine: il bel ragazzo dal ciuffo biondo e gli occhi languidi che sorseggia canzoncine adolescenziali con gli Wham! Erano gli anni Ottanta, 'Wake me up before you go-go' divenne un tormentone, e il video di 'Last Christmas' è un qualcosa che non ci ha mai veramente abbandonato. Poteva continuare su quella strada lì, a fianco di Spandau Ballet, Duran Duran, invece Michael, ed è questo qualcosa da veramente apprezzare, sciolse gli Wham! e decise di camminare da solo. Quel giorno morirono gli Wham! e nacque George Michael. Gli anni Ottanta continuarono a essere generosi con lui, ma era giusto perché il ragazzo non aveva solo un bel look, c'era ben altro, era dotato di una voce molto estesa e soprattutto era un buonissimo compositore. Era l'erede di un Elton John inariditosi e privo dell'originalità degli inizi. 'Listen without prejudice volume 1' era un buon disco, come pure il precedente 'Faith'. Poi gli anni Novanta furono più lugubri, anche perché* i tabloid inglesi fiutarono il sangue e fece più notizia la sua vita privata della musica. Ho un ricordo personale, nel 2000, inviato  a Modena per il Pavarotti and friends. Michael era invitato, doveva duettare col tenore, il pezzo prescelto era  'Don't let the sun go down with me'. Lo show era preceduto  da un paio di giorni di prove ma Michael non arrivava e la prima volta venne sostituito da un tecnico del suono (con ottima voce, bisogna dire). Il secondo giorno di prove i giornalisti erano quasi tutti dentro una stanza, quando Pavarotti iniziò a provare ancora 'Don't let the sun go down on me', ma ad un tratto risuonò una voce, a cantare le parole di Elton John. Era una voce inconfondibile, perché stavolta il tecnico del suono era tornato al suo lavoro, era la voce di  George Michael. Erano solo prove, ma  tutti i giornalisti si catapultarono fuori. Perché a quella voce non si poteva resistere.

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