La cronaca a colori

Il metrò e il paradosso del 5

IL PARADOSSO sta tutto in un numero. Il cinque. Per chi non se lo ricordasse, Milano ha già la metropolitana 5. Ma non ha ancora la 4, e il dibattito di queste ore sul punto di equilibrio per far partire i lavori rischia, paradossalmente, di far perdere di vista la strategia complessiva. Che dovrebbe essere quella di puntare su una metropoli fortemente orientata all’uso dei mezzi pubblici per decongestionare finalmente non solo il centro storico. Negli ultimi anni non si è fatto che spingere in questo senso. Qualsiasi battuta d’arresto, qualsiasi esitazione, sarebbe percepita come una resa alla crisi economica che attanaglia il Paese. Una rete metropolitana efficiente, iperconnessa con il sistema di trasporto di superficie, è il punto di partenza e non di arrivo, la condizione necessaria per voltare pagina.

PROPRIO cinquant’anni fa i milanesi cominciarono ad utilizzare la prima linea del metrò, allora ovviamente l’unica. Non sempre furono rose e fiori. I cantieri portarono enormi disagi ai cittadini. Che protestarono molto, e fecero più chiasso di quanto ora non si ricordi. Il tempo però ha dimostrato che i sacrifici di allora sono stati ampiamente ripagati. Con benefici comuni, come la diminuzione del traffico e dello smog, ma anche con legittimi vantaggi privati, dal valore delle abitazioni nelle zone meglio servite alla riduzione dei tempi e dei costi per il tragitto casa-lavoro.
Oggi, infine, c’è un dettaglio in più da considerare. La città metropolitana. Per ora, lo sappiamo, esiste solo sulla carta. E diventerà una cosa reale solamente quando (e se) una rete efficiente di trasporto pubblico saprà mettere in connessione non più il centro con le periferie, ma tanti distinti centri urbani.
piero.fachin@ilgiorno.net

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