Il pianeta azzurro

à la guerre comme à la guerre

in Esteri

Una reazione a caldo è sempre cattiva consigliera. Per questo ho atteso alcune ore. E oggi, all'alba del giorno dopo, posso essere più lucido. E mi scopro ancora più duro contro quello che è un atto di guerra contro i valori della nostra civiltà. Il presidente Hollande ha promesso che la risposta della Francia sarà spietata contro la barbarie, in casa e fuori, e che il suo paese trionferà contro l'orrore. Ce lo auguriamo tutti. Ma quando si fronteggiano eventi di questa scala non bastano mezze misure, se davvero si vuole vincere contro un nemico che gioca sporco. Il che significa che non basteranno misure antiterrorismo dure a casa _ lo stato di emergenza nazionale che in queste ore sta trasformando la Francia quasi in uno stato di polizia _ e un aumento dei bombardamenti in Iraq e Siria.

Serve spazzare letteralmente via Daesh. Serve una vera e propria guerra contro l'Isil. I tagliagole di Al Baghdadi sono sotto pressione. Hanno appena perso Sinjar, sono sulla difensiva in Iraq, subiscono lo stillicidio degli attacchi aerei della coalizione e russi. Per questo hanno risposto con l'arma della disperazione: il terrorismo. Hanno portato la guerra in Europa e agli Europei e ai russi (Airbus abbattuto) augurandosi che mettendo pressione sulle opinioni pubbliche europee e russa i governanti possano decidere di abbandonare la guerra all'Isil. Non accadrà stavolta, ma se gli attacchi dovessero continuare, se dopo Parigi ci fossero Londra, Milano, Berlino, Bruxelles, Mosca, se i morti diventassero non 127, ma mille, il loro piano potrebbe riuscire. Potrebbe davvero spingere le opinioni pubbliche a chiedere di lasciare a se stesso lo Stato Islamico. Ovviamente, per l'Occidente sarebbe una sconfitta epocale ma soprattuto sarebbe una pessima strategia, perchè una volta consolidato il controllo sull'Iraq e il Levante, Daesh proseguirebbe, come un cancro, verso Israele, la Turchia e poi l'Europa.

Un cancro non lo si controlla con gli antidolorifici e colpendo selettivamente le metastasi, va aggredito alla radice. E allora serve innalzare il livello della risposta. Quindi con operazioni di terra contro lo Stato Islamico. Militarmente l'operazione è possibile anche solo coinvolgendo Iraq e Giordania e con la collaborazione della Turchia, che per tacitare le sue preoccupazioni potrebbe avere il via libera per occupare la striscia di confine a nord di Aleppo (impedendo in tal modo la "saldatura" dei territori controllati dai curdi dell'Ypg) e in cambio sigillerebbe il confine e continuerebbe a fornire lo scalo di Incirlik per i bombardamenti. Aggrediti via terra da Sud (Giordania), da Nord (aree tra Hasaka e Kobane liberate dai curdi), da est (offensiva in Iraq) lo Stato Islamico subirebbe un accerchiamento che dovrebbe puntare a tre obiettivi: Palmira, Raqqa in Siria, Mosul e Ramadi in Iraq. Di fronte a tre divisioni da combattimento occidentali (grossomodo 25-30 mila uomini) con da altri 50 mila uomini per logistica/supporto (alle quali andrebbe affiancata una campagna aerea pari a quella che fu allestita contro la Serbia, o comunque almeno quattro o cinque volte superiore a quella attuale), unite alle forze irachene, curde, giordane (e possibilmente turche) lo stato islamico (che non ha copertura aerea di nessun tipo) non avrebbe scampo. Anche senza il supporto delle forze siriane, russe, iraniane e turche.

Abbiamo gli attributi per farlo? Siamo davvero così feriti da mettere gli scarponi sul terreno? Stavolta non sarebbe come le guerre di Bush in Iraq, guerre strategicamente clamorosamente sbagliate che hanno volutamente creato un incendio in Medio Oriente, stavolta, ancor più di quello che fu per la guerra contro i talebani in Afghanistan, sarebbe un intervento contro una entità terrorista che si è fatta stato. Quindi, giustificata e giustificabile e sulla quale _ vista la posizione della Russia _ si potrebbe trovare un copertura legale dell'Onu. La Francia è pronta? L'Europa è pronta? L'America è pronta? Il ripudio della guerra, nobile e civile, non aiuta contro i tagliagole. Con i quaedisti e i jihadisti di Daesh, come contro Hitler, non si discute, non si tratta. Si va alla guerra. Se la risposta è no, non possumus, non illudiamoci, tutto lascia ritenere gli attacchi continueranno. Anche per il Giubileo.

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