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Affari di famiglia

Gli anziani e la sindrome del frigo vuoto

Ho letto che secondo i geriatri noi anziani dobbiamo mangiare le proteine per stare meglio. Ma se uno come me ha la pensione a ottocento euro e deve pagare affitto e bollette, come fa a comprare la carne o il pesce due o tre volte alla settimana?

Mario Meli, Firenze

Caro signor Mario, la sua domanda è quanto mai attuale e condivisa: la “sindrome del frigo vuoto”, come la chiamano ora i geriatri, è una delle grandi emergenze degli anziani. Nell’ultimo congresso che si è svolto proprio a Firenze hanno detto che in Italia almeno un milione di over-settanta soffre di malnutrizione calorico-proteica. Sono tanti. Hanno anche spiegato – dati alla mano – che questi anziani hanno molta più probabilità di finire in ospedale per qualche patologia (il 20% in più di chi si nutre correttamente). Non parliamo poi dei dati sulla mortalità che ci metterebbero ancora più di cattivo umore. Parliamo invece di cosa si può fare: se il problema è economico, come il suo, il nostro welfare deve occuparsene quantomeno attraverso i medici curanti. Ma insieme al professor Marchionni, primario di geriatria ed erede del grande Antonini, andiamo anche oltre: parlando ieri per telefono ci siamo detti che le grandi catene di supermercati dovrebbero fornire dei panieri con i cibi essenziali per gli anziani (con carne e pesce) a una cifra modica e politica. Qualcuno è in ascolto? Ci faccia sapere. Ma c’è anche un’altra causa, dietro alla sindrome del frigo vuoto: la depressione. Non quella conclamata che qualunque medico diagnosticherebbe ma quella sottotraccia che passa dalla malinconia all’astenia, che porta all’isolamento, che fa andare a letto con latte e biscotti, e che colpisce davvero molti più anziani di quello che si pensa (dal 30% al 50%, secondo le stime dei geriatri). E qui di nuovo ci appelliamo ai medici: non sottovalutate la depressione degli anziani. Dice il professor Marchionni che solo la metà dei casi vengono individuati e diagnosticati e solo la metà di questi vengono curati. E chi è depresso cade molto più facilmente in nuove malattie con annessi ospedali e medicine. La prevenzione, come sempre, è la cosa che conviene di più.

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