L’italiano no limits

Economia

6 settembre 2012
MAI VISTO un banchiere italiano tanto autorevole, convincente, rassicurante e pure ricco di humor nel districarsi tra vecchi tormenti e nuove angosce europee. Mario Draghi ha centrato la missione impossibile di convincere il consiglio della Banca centrale europea ad acquistare in modo illimitato i titoli di Stato di paesi in difficoltà che si siano impegnati, a condizioni rigorose, in programmi di rientro dal deficit. Grazie a lui si attiva un’arma più efficace per fronteggiare le distorsioni dei mercati, che impediscono la trasmissione della politica monetaria dalla Banca centrale europea all’economia reale, dai mercati finanziari e giù giù fino alla vita di ogni giorno di aziende e persone.
In meno di un anno l’italiano a Francoforte è riuscito convincere tutti i membri (tranne il tedesco) del consiglio Bce sulla necessità improrogabile di intervenire direttamente per evitare il precipitare nel baratro della crisi del debito, partita dai crac americani del 2008, arrivata in Europa attraverso il contagio bancario ed esplosa nei conti degli Stati più fragili del sud dell’Europa.

SI È CONFRONTATO con le tesi degli oltranzisti del rigore che imposero al suo predecessore la mossa suicida dell’aumento dei tassi nel luglio del 2008 e ha imboccato una strada opposta, molto più vicina a quella dell’americana Federal Reserve di Ben Bernanke. Ha superato i luoghi comuni che lo accolsero alla guida dell’Eurotower come italiano cicala e mangiaspaghetti. Pregiudizi che ancora ieri, nel rituale quasi solenne della conferenza del più importante banchiere d’Europa, lo sfidavano con scherno: vuole «lirizzare» l’euro. Un affronto come tanti, respinto con garbo e decisione assieme alle accuse con cui la Bundesbank continua a rimproverarlo, anche in modo sgradevole, di portare l’euro al fallimento. Non ha convinto i banchieri tedeschi e forse nemmeno l’operaio della Ruhr - che teme di perdere i propri sudati risparmi per colpa di greci, spagnoli e italiani - ma sta tranquillizzando le Borse e ha rassicurato i riottosi banchieri nordici.

SI È MOSSO su fronti opposti, tra l’isteria della turbofinanza e l’incubo tedesco sempre ricorrente, quello di Weimar e dell’inflazione come flagello di Dio. Ha riempito i vuoti della politica nel vecchio continente. Alla fine un Draghi con molti capelli bianchi in più avverte la finanza speculativa: «Il nostro intervento funzionerà». Ammonisce i governi, temendo che l’aiuto Bce possa allentare l’opera di risanamento dei conti pubblici: la politica monetaria non potrà avere effetti senza una contemporanea azione riformatrice. Archivia però un momento di vera indipendenza della Banca centrale europea.