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Regina per un anno

Moda, innovazione, lungimiranza: Yoox Net-a-Porter ha conquistato il gradino più alto del podio nella classifica delle performance tra le quaranta società a maggiore capitalizzazione quotate nella Borsa Italiana, per una volta regina in Europa. Il gruppo guidato da Federico Marchetti ha chiuso il 2015 con un incremento dell’87,77 per cento, forte di un’idea di business vincente e della strategia di accorpamento tra Yoox e Net-a-Porter che promette di dare ulteriori soddisfazioni nel nuovo anno borsistico. Medaglia d’argento a Bpm (l’incremento sfiora il 70%), che si avvantaggia della riforma sulle banche popolari voluta dal governo, e poi ancora Finmeccanica, cresciuta del 40% nel 2014 e salita del 66,8% nei dodici mesi appena conclusi, grazie alla cura dell’amministratore delegato Mauro Moretti: con lui la razionalizzazione delle attività del gruppo ha compiuto passi da gigante.

Trentadue gruppi su quaranta hanno chiuso il 2015 con segno positivo, permettendo al listino italiano di chiudere l’anno con il migliore risultato nel vecchio continente, il +12,7 per cento, davanti a Francoforte (+9,6%), Parigi (+9,46%), Londra (-4,45%) e Madrid (-6,2%). Atene chiude in calo del 26 per cento. Sorprende di nuovo il risultato borsistico deludente delle Generali (-0,47%) reso più incerto dagli andamenti dei principali competitori europei come la francese Axa e la tedesca Allianz, rispettivamente +32,3% e +19,1 per cento. In fondo alla classifica due banche, Mps (-35,6%) e Carige (-24,7%), precedute da Tenaris (-12,2%) e Saipem (-14,55%) sofferenti soprattutto per il crollo del petrolio. Male Eni (-4,9%) e Unicredit (-3,75%), bene Fineco Bank (+63,35%) e Buzzi Unicem (+57,9%).

Il listino principale è passato nel complesso da poco sopra i 19 mila punti dell’avvio 2015 ai 21.418 punti della chiusura del 30 dicembre, recuperando pur senza entusiasmare una parte del terreno perduto durante gli anni di crisi che l’hanno visto precipitare dai 44mila punti del 2007. La capitalizzazione complessiva delle 356 società quotate è comunque salita a Piazza Affari fino a 567 miliardi e sfiora il 35% del Pil italiano per merito in primo luogo dei segmenti Star e Mid Cap, con Mondo Tv in vetta agli incrementi grazie a un superlativo +258,2 per cento. Debutto importante per Poste Italiane, addio a Pirelli e Wdf nel 2015 appena concluso.

L’aumento della ricchezza prodotta dal paese, in ballo tra gli striminziti 0,7 e 0,8 per cento, non ha permesso un balzo più consistente del Ftse Mib nonostante la raccolta record dei fondi che ha portato il patrimonio gestito a 1.835 miliardi. Il bassissimo prezzo del petrolio e delle materie prime, l’euro debole, l’Expo promettevano comunque un incremento migliore del Pil: secondo lOcse la svalutazione della moneta unica ha inciso per lo 0,5% nella ripresa economica europea e il crollo dell’oro nero varrà tra lo 0,3 e lo 0,7% nel biennio 2015-1016. Come dire che l’Italia ha galleggiato sulla favorevole congiuntura internazionale, senza infamia e senza lode.

Più preoccupanti gli ultimi dati Eurostat: la produzione industriale italiana resta un abisso sotto i livelli pre-crisi, addirittura a -31%, con un recupero fermo 3% mentre la Francia è salita dell'8%, la Germania del 27,8%, la Gran Bretagna del 5,4% e la Spagna del 7,5%. Rimane troppo elevato il tasso di disoccupazione giovanile, lascia ben sperare solo il migliorato clima di fiducia. Ma oltre alla fiducia di famiglie e imprese serviranno determinazione e capacità di governo nell’affrontare, tra le molte sfide, quelle della riduzione del debito pubblico (balzato in otto anni da 1.605 miliardi a 2.212), e del contenimento delle sofferenze bancarie, aumentate da 47 miliardi a quasi 200. Intanto il 2016 di Piazza Affari apre il 2016 con la quotazione della Ferrari, simbolo dell’Italia vincente: sarà un primo segnale sull'anno borsistico che ci attende.

 

 

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