Lancio pazzo

Tutti, ma proprio tutti (nessuno escluso) i numeri della finale tra UnipolSai e Rimini

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Continuano le polemiche per lo scudetto conquistato dalla Fortitudo Baseball. Scudetto che ha dato a Bologna un’altra stella, perché il successo dell’altra sera dell’UnipolSai Fortitudo Bologna ha portato in dote il decimo scudetto.
Le polemiche sono il sale della vita ed è sacrosanto che ciascuno abbia il diritto di esporre le proprie argomentazioni.
Due piccole considerazioni, però, a margine di questa querelle che divide Bologna da Rimini.
La prima: le polemiche ci stanno. Ma perché abbiano un effetto concreto – ammesso che uno che ami lo sport del baseball – devono servire per migliorare. La regola che dice che il risultato va considerato acquisito al quinto inning, soprattutto se in palio c’è uno scudetto, va cambiata. Ma non si può nemmeno ignorare quello che è già accaduto. E allora, una volta tanto, il calcio l’ha vista giusta: si ricomincia dal momento in cui la partita viene sospesa. Con il risultato acquisito fino a quel momento. Perché se è giusto che, prendendo come esempio la sesta gara della finale scudetto tra Fortitudo e Rimini, i Pirati debbano disputare nove inning, non si capisce perché debba essere cancellata una prestazione pressoché perfetta di Ryan Searle, pitcher della Fortitudo: 4,2 inning lanciati e nessuna valida al passivo.
La regola dei cinque inning esiste, ma va cambiata. In meglio.
Seconda considerazione: le lamentele di parte romagnola riguardano giustamente, l’esito delle altre partite. Rimini ha sempre segnato dopo il settimo inning nelle cinque partite precedenti. Un punto al settimo in gara-uno, tre punti al nono in gara-due, due punti al settimo in gara-tre, un punto al settimo e uno all’ottavo in gara-quattro, quattro punti al settimo e due all’ottavo in gara-cinque. Da parte romagnola si sottolineano questi aspetti, per confutare la validità dello scudetto conquistato da Bologna. Quando si parla di numeri, però, non li si può maneggiare a proprio piacimento. Ovvero: si dice che nelle cinque gare precedenti Rimini aveva sempre segnato negli ultimi tre inning e quindi avrebbe avuto la possibilità di sorpassare Bologna.
Possibile, certo, ma non può essere considerato un modello matematico e infallibile. Perché per coerenza, allora, analizzando i cinque precedenti della serie di finale, bisognerebbe ricordare che Rimini ha segnato un punto al quinto inning in gara-uno, due punti al terzo in gara-due, un punto al secondo e uno al quinto in gara-tre, un punto al secondo in gara-quattro e un punto al primo in gara-cinque. E in gara-sei? Nulla, assolutamente nulla, per sei inning (perché Rimini aveva già attaccato per sei riprese). Cosa significa questo? Che se si dovessero tenere per buoni i modelli precedenti, allora si dovrebbe sostenere, per assurdo, che non avendo segnato prima, Rimini non lo avrebbe fatto nemmeno dopo. Tenendo bene a mente i numeri della finale. Che vanno analizzati, ma non a compartimenti stagni. Non esiste controprova che Rimini avrebbe segnato, come non esiste la certezza che Rimini non avrebbe segnato. Ma non ci sono nemmeno certezze sul fatto che la Fortitudo non avrebbe potuto replicare in occasione di un pareggio o di un sorpasso dei Pirati. Anche perché i numeri di questa stagione dicono che la Fortitudo non ha mai perso due partite di fila con Rimini. Che, gara-sei a parte, la percentuale dei successi della Fortitudo su Rimini, in questa stagione, tra regular season, Coppa dei Campioni e serie finale, sia pari al 66 per cento, 8 vittorie in dodici partite.
E a proposito di cambiamenti in corsa (per altro ininfluenti, ma solo per utilizzare un briciolo di coerenza), la semifinale di Coppa dei Campioni non avrebbe dovuto giocarsi a San Marino, anziché a Rimini?

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