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Visto dall'architetto

LA CASA PASSIVA

Secondo la  Direttiva Europea sul Rendimento Energetico degli Edifici (Direttiva 2002/91/CE), a partire dal 2021 tutti i nuovi edifici costruiti in Europa dovranno rispondere alle caratteristiche di “passività”, con un consumo energetico per il riscaldamento entro un limite massimo di 15 kilowattora all’anno per metro quadro, mentre il consumo di energia totale, comprendendo quindi anche luce, elettrodomestici, acqua calda, non deve superare i 40 kilowattora per metro quadro all’anno. Meno di un quarto rispetto ai consumi di un edificio tradizionale.

Poco nota fino a qualche anno fa, la casa passiva è un’innovazione tecnologica nata grazie alla ricerca del fisico tedesco Wolfgang Feist e dello svedese Bo Adamson, professore alla Lund University. L’idea era quella di poter ridurre i consumi energetici di un edificio riducendo al massimo l’uso dei tradizionali sistemi di riscaldamento. Il primo tentativo fu fatto a Darmstadt, Germania, nel 1990, ed ottenne risultati eccellenti dal punto di vista del risparmio energetico.

I vantaggi riscontrati sul piano energetico sono notevoli, a fronte di un consumo inferiore del 90% circa rispetto ad una costruzione esistente non conforme alle nuove direttive nazionali, e circa 70-75% nel caso di edifici di nuova realizzazione.

La casa passiva si basa dunque sul concetto di costruzione a consumi molto ridotti, in cui il riscaldamento interno non è ottenuto mediante i tradizionali impianti termici, a consumo energetico più o meno sostenuto, ma attraverso un’insieme di accorgimenti e soluzioni progettuali in grado di massimizzare e controllare il contributo delle fonti di calore proveniente dal sole, ma anche dalle persone, dagli elettrodomestici dal computer. Attraverso un ottimo isolamento termico, il controllo della ventilazione, una elevata permeabilità all’aria e l’eliminazione dei ponti termici,  diventa possibile recuperare e mantenere il calore all’interno degli edifici evitando il consumo attivo di energia,  da qui la definizione di "Casa Passiva".

In aggiunta ai presupposti sin qui visti sarà poi necessario considerare una serie di altri fattori quali l’esposizione dell’edificio e la sua forma, considerando che a parità di volume una forma più compatta è caratterizzata da una minore superficie disperdente, ed un conseguente minore consumo di energia.

Concepita in questo modo l’abitazione  è in grado di produrre da sola anche più dell’energia che essa stessa consuma, ovviamente perché questo avvenga sarà necessario prevedere quali dotazioni impiantistiche aggiuntive quella del fotovoltaico e del solare termico, entrambe realizzabili sostenendo costi recuperabili  nel tempo. Naturalmente, considerando che la Casa Passiva o Passivhaus è stata concepita per i climi rigidi del nord Europa, per i climi più miti all’interno del bacino del mediterraneo, sarà necessario invertire alcuni presupposti, evitando gli eccessivi apporti di calore solare, attraverso opportuni sistemi di oscuramento e materiali in grado di fornire un’ottima inerzia termica.

Il comportamento della casa passiva, come è già stato verificato, è efficace, resta solo da prendere esempio dagli esperimenti piloti, numerosi anche in Italia, per realizzare una sempre migliore efficienza, non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche dal punto di vista economico, aspetto che ancora crea difficoltà per la diffusione a larga scala di questo tipo di edilizia. Se non ci saranno inversioni di tendenza o proroghe a livello normativo, anche l’Italia, se vorrà tenere fede agli impegni presi a livello europeo, dovrà cominciare a prevedere realizzazioni di questo genere su vasta scala.

L’unico gap che si riscontra soprattutto nel nostro paese è la quantità elevata di costruito esistente che difficilmente potrà raggiungere i livelli prestazionali previsti per le nuove costruzioni.

La crisi economica internazionale, ed il crollo del mercato edilizio interno probabilmente porteranno a dover affrontare il problema, e la sfida consiste proprio in questo: intervenire già da ora sul patrimonio edilizio esistente riqualificandolo perché possa raggiungere nel tempo gli standard futuri previsti.

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