La Biblioteca

La parola a Letta

«SÌ, va tutto bene. Ma non è che risolvi i problemi dicendo: ‘O voti me oppure arriva Grillo’. Dovrai pur proporre qualcosa. Magari di serio e di concreto». O ancora: «Il Pd? Io starei attento a quel che dice Prodi. E non me la prenderei con Pier Luigi Bersani...».

Enrico Letta sta preparando le valigie per presentare il suo libro in Italia. La sua ultima fatica (Contro venti e maree. Idee sull’Europa e l’Italia, il Mulino) è un ragionamento semplice e complesso. Su quello che ci aspetta se non corriamo ai ripari. «Se si riferisce alla politica italiana, lo ammetto: sono immalinconito e preoccupato. Sento una grande tristezza e...».
Chi voterebbe alle primarie?
«Ecco, lo sapevo. Darò il mio contributo come cittadino. Osserverò quel che accade. Mi guarderò intorno. Leggerò i programmi».
Buone letture, poca azione...
«Mah... non la metterei così. Io voterò chi presenterà un programma credibile. Se voterò».
Meglio andare e scindersi...
«Guardi, vedere un progetto come quello del Pd così malmesso è un’angoscia. Ma certamente non riesco a prendermela con Pier Luigi Bersani, cui voglio bene. E starei attento ai moniti di un’altra persona cui sono molto affezionato, Romano Prodi. Con lui ho lavorato tanto. E vedo che guarda al Pd, la creatura che tanto ama, con ansia e preoccupazione. Proprio perché la ama».
Indeciso su chi votare alle primarie, quindi?
«Sono un cittadino impegnato in una serie di attività. Non ho detto che non mi occupo più di politica, ma non ho più l’affanno di una volta. Ho scritto un libro con Sébastien Maillard per delineare un profilo politico e culturale al rapporto tra le nostre due patrie, l’Italia e l’Europa. Che non funziona e che dovrebbe svegliarsi visto l’arrivo di Donald Trump e di populismi di vario genere e colore. Sono un cittadino ‘normale’. Di più: essendo stato un politico a tutto tondo, non mi posso permettere di impegnarmi ‘il giusto’. Devo dare il doppio proprio perché mi guardano con sospetto».
Lei dice Europa. Problema numero uno: i migranti.
«No, è uno dei problemi. Non l’unico. Ci troviamo di fronte a ben quattro crisi. Distinte. Crisi economica. Crisi del terrorismo. Crisi della Brexit. Crisi, appunto, dei migranti».
Opinione pubblica allarmata dalla crisi dei migranti.
«E ha ragione a preoccuparsi».
Aveva messo in piedi Mare Nostrum. Servizio taxi, fu definito.
«Cattivi e ingiusti. Il mio governo ha salvato esseri umani. Abbiamo individuato scafisti e altri farabutti, li abbiamo arrestati. La nostra Marina ha fatto le sue esercitazioni per uno scopo nobile, salvare bambini e donne e uomini. Invece, chi è venuto dopo ha visto bene di abolire l’operazione per motivi elettorali. Pattugliare il mare, per evitare naufragi, consente di cogliere in flagrante i delitti degli scafisti, arrestarli e tradurli in carcere».
Populismo a Palazzo Chigi?
«Posso dire che con questa storia del populismo mi avete stufato? Facile dire populismo. Ma tu, noi dove eravamo? Lo vogliamo capire o no che tutto è cambiato? Che la Rete e il mondo hanno subito, volenti o nolenti, un’accelerazione spaventosa? Che nulla, ma proprio nulla, è più come prima? Che dire male di Trump è inutile se poi presenti come suo competitor Hillary Clinton? Se continui con la litania del mostro-Grillo senza proporre qualcosa di diverso, di innovativo, di vero? Sempre scorciatoie. Sempre la testa rivolta all’indietro. Ora basta. Anche perché gli altri, i vari Orbán sparsi per il mondo, sanno banalizzare assai meglio. E in presenza dell’originale la gente non sceglie la copia. Non conviene...».
Ora è distaccato: niente riunioni correntizie, pettegolezzi.
«Confesso: è vero. Mi appassiona molto più andare a Roma una volta al mese per insegnare ai cento ragazzi della Scuola di politica. Hanno entusiasmo. Amano l’Europa e la vogliono cambiare. Nessuno di loro viene da un’élite o è un’élite. Solo persone che vogliono imparare. E agire...».

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