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Attualità dei fratelli Rosselli

Che la parola “Patria” venga percepita come “di destra” è ormai assodato. Solo alcune realtà politiche romane cercano di recuperare un concetto che, invece, non ha assolutamente niente dei lugubri labari neri che, ancor’oggi, affollano le nostre città e i nostri villaggi. Ma esiste anche un presidio fiorentino di certo spessore. Ci riferiamo al Circo di cultura politica intitolato a Carlo e Nello Rosselli (martiri antifascisti uccisi dagli sgherri della Cagoulard su ordine del regime mussoliniano nel 1937 in Francia) che pubblica i «Quaderni del Circolo Rosselli». E proprio sulla rivista, diretta da Valdo Spini, politico socialista di lungo corso, e a cura di Tommaso Nencioni, preme soffermarci.

Sul numero 125, infatti, si raccolgono scritti di vari autori sull’‘‘Attualità di un ricordo”. Interventi puntuali (specie quello di Franco Corleone su “Politica e affetti. La memoria alla prova del tempo”) firmati da studiosi come Mirco Bianchi, Giovanna Amato, Gabriele Paolini, Paolo Bagnoli. Completano la raccolta cinque lettere inedite che Carlo Rosselli scrisse a un’altra figura-cardine del “secolo breve”: Giuseppe Saragat, grande teorico del marxismo, fondatore del Psdi nel dopoguerra e presidente della Repubblica.
Molto interessante l’assioma di fondo delle ricerche: la storia di una famiglia, i Rosselli appunto, che a un credo democratico e socialista univano un forte amor di patria. Con la consapevolezza di come la Prima guerra mondiale, declinata come guerra finale per l’Unità d’Italia, si fosse poi trasformata nel famoso “inutile massacro”. In tal senso spicca la figura meno nota, ma non per questo meno affascinante, della famiglia: Aldo, caduto sul Pal Piccolo il 16 marzo 1916. Un eroe che tale non avrebbe voluto essere definito. In tal senso, illuminanti e commoventi le parole che Aldo dirà alla madre (la mitica Amelia, raffinata intellettuale) prima di partire per il fronte, lui, che avrebbe potuto stare tranquillamente nelle retrovie come medico: “Ti pare - scandisce sereno a una mamma ovviamente preoccupata - che potrei mai rassegnarmi a fare il pappino, al sicuro, dopo aver gridato per mesi in piazza ‘Viva la guerra’ e che migliaia di disgraziati che non sanno perché la fanno, che non l’hanno né voluta né invocata sono mandati al fronte? Ti pare che sarebbe bello?”.

Insomma, la famiglia Rosselli come sintesi perfetta di quella che in Italia - e i risultati si vedono... - è stata un’avanguardia laica e libertaria, antifascista e contro il comunismo dell’Est. Un’Italia rappresentata da socialisti, repubblicani, radicali. Un’Italia che avrebbe potuto sciogliere il nodo principale della nostra storia. Vale a dire la creazione di una media borghesia illuminata capace di educare “il popolo” ai valori della democrazia rappresentativa. Impresa riuscita solo in parte anche per la presenza, dopo l’orrido ventennio nero, delle chieste democristiane e comuniste. Che, proprio perché chiese, non potevano che indottrinare più che educare, al netto di tutti i meriti che pure ci sono. Carlo e Nello Rosselli furono uccisi perché il regime fascista aveva capito benissimo la loro pericolosità, prima ancora culturale che politica. Carlo, autore di un saggio che dovrebbe esser letto nelle scuole (“Socialismo liberale”), aveva combattuto dalla parte del legittimo governo repubblicano contro gli sgherri di Franco nella guerra civile spagnola, auspicando e mettendo in pratica l’alleanza tra le forze migliori dell’antifascismo: socialisti, repubblicani e anarchici. Il che aveva sollevato i malumori degli stalinisti che obbedivano agli ordini di Mosca. Nello, il raffinato intellettuale (era storico di primissimo ordine) che vedeva nella lotta politica una prosecuzione delle idealità del Risorgimento, il periodo più edificante della nostra storia.

Dunque, un Quaderno (info: 055/26.58.192; www.circolorosselli.it) tutto da leggere. Per capire, chissà, la grande occasione mancata per la nostra patria, oggi percorsa da inquietanti venti populisti.
Nota di servizio: in Appendice alla rivista di Spini è possibile leggere preziosi contributi bibliografici di Nicola Coccia, Francesca Alix Nicoli, Mariuccia Salvati e Francesca Tortorella.

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