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Il balzo di Leonardo

 

La Memoria declinata con la maiuscola. Fatti pubblici, fatti privati. Descrizioni e paesaggi. Roma. Firenze lontana, lontanissima, ma prossima a tornare. La Storia, anch’essa maiuscola perché assistiamo a una delle svolte più drammatiche del secolo breve. I tempi: dal 6 al 9 settembre 1943, i giorni della resa totale, ma anche l’embrione di quello che sarà il riscatto degli italiani (armi in pugno).

Potrei continuare all’infinito con questo elenco. Un elenco criptico? No, affatto. Specie se seguirete il mio consiglio: leggete l’ultimo romanzo di Leonardo Gori (edito, come sempre, da Tea) La lunga notte.

Ti avverto, lettore caro: con questo romanzo (seguito da un racconto che ci riporta al 1970 con un crossover con Marco Vichi e il suo commissario Bordelli) il ciclo di Bruno Arcieri, protagonista assoluto dei romanzi dello scrittore fiorentino, cambia decisamente verso. E non basta dire che si tratta di un salto di qualità. No, Gori scrive sempre quello che ama definire un romanzo di tensione, ma, di fatto, pennella un romanzo psicologico in cui i sentimenti, l’interiorità, i pensieri più profondi prevalgono. Insomma, l’Autore si fa scrittore a tutto tondo e non c’è più lo specialista di genere. Un balzo in avanti che aspettavo e che, alla fine, è arrivato.

In tal senso, mi pare ragionevole dire che nelle pagine della Lunga notte non ci sono scene liete. Un senso di ansia elegante e persistente prende il lettore che si trova quasi costretto a leggere tutto d’un fiato il romanzo. Gori non concede niente allo spettacolo, diciamo così, ma concede moltissimo all’introspezione dei personaggi. Tutte notazioni, queste, che mettono volutamente in secondo piano la trama.

Si narra, lo diciamo a costo di essere anche troppo sintetici, dell’agente dei servizi segreti capitano Bruno Arcieri che vede crollare lo Stato italiano in quei drammatici giorni del settembre 1943. Tanti personaggi, reali e d’invenzione, popolano la scena: Elena Contini, la bellissima e sensualissima donna amata da Bruno; il Comandante, ex capo dei servizi segreti e quindi di Bruno; la misteriosa e per certi versi irrisolta Lucilla; il perfido e funambolico agente Daniele; il re; il generale Roatta; Carboni, il nuovo (non simpaticissimo) capo di Bruno. E altri, tra cui un morto ammazzato per ragioni di cui, sino alla fine, sappiamo pochissimo.

Ma soprattutto, tra i protagonisti, c’è lei: Roma, via Cola di Rienzo, la Roma del magnifico quartiere Prati. Una Roma ansiosa e ansiogena, nonostante il sole e le sue immortali vestigia antiche e moderne. Roma come sensazione e luogo fisico al tempo stesso. Roma che si fa amare come sempre, ma che ora, in quell’ora drammatica per l’Italia, non ci abbraccia più teneramente.

E poi, ovviamente, c’è lui, il nostro capitano Arcieri. I contorni della sua personalità cambiano. È giunto il momento, infatti, della ricerca interiore che si svilupperà, implacabile, in una terribile voglia di riscatto, esemplificata nella partecipazione agli scontri di Porta San Paolo contro le truppe tedesche. La maturazione di Bruno, pubblica e privata, s’era già intuita nei precedenti romanzi. Ma stavolta si esplica in tutta la sua completezza e forza. Perché nulla vada perduto per sempre. O, quantomeno, per porre le basi di un nuovo corso. Fare i conti con la propria coscienza, si dice. Ed è questa l’azione più importante del capitano Arcieri. Sempre sospeso sul filo della lealtà alla patria, ai suoi superiori e bloccato, incerto, confuso nel rapporto con Elena. Un’Elena misteriosa, sfuggente, con lo sguardo rivolto chissà dove. Un altro nodo (doloroso) che Arcieri dovrà sciogliere. Ci riuscirà? Nulla vi riveliamo perché il nuovo Gori è tutto da leggere. E, ma sì, anche da meditare. Una meditazione che potrebbe essere catartica per il lettore stesso, magari pieno di nodi intrecciati come tutti gli esseri umani.

Francesco Ghidetti

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