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di Paolo Giacomin

Pensioni d’Europa, lavorare di più

Cronaca

19 febbraio 2012
L’Europa che verrà è fotografata, aldilà degli aspetti tecnico-politico, nel “Libro Bianco su pensioni adeguate e sostenibili” pubblicato venerdì scorso dall’Unione Europea. Contiene indicazioni per gli Stati membri che hanno solo valore di un suggerimento essendo la materia previdenziale non di competenza comunitaria (e già questo si potrebbe discutere).

Il quadro è chiaro: lo squilibrio dei conti previdenziali non è solo un pericolo potenziale per i bilanci pubblici, è un rischio di povertà per milioni di persone. Le ppensioni sono, infatti, già  oggi, la principale fonte di reddito per circa un quarto della popolazione dell’Ue. In Europa ci sono 120 milioni di pensionati, sono il 24% dei cittadini europei. E ora che i baby boomers stanno raggiungendo l’età pensionabile il numero è destinato ad aumentare: nel 2008 c’èrano quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni cittadino Ue di 65 anni o più. Entro il 2060 tale proporzione si ridurrà a due contro uno. Le pensioni rappresentano una fetta rilevante della spesa pubblica: oggi si tratta in media del 10% del Pil, che potrebbe salire al 12,5% nel 2060. Ma se si considera che la spesa per le pensioni pubbliche varia oggi dal 6% del Pil in Irlanda al 15% in Italia, i paesi si trovano a fronteggiare situazioni alquanto diverse a parità di sfide demografiche.
Queste le linee guida di Bruxelles:

1) creare migliori opportunità per i lavoratori anziani, sollecitando le parti sociali ad adattare il posto di lavoro e le prassi sul mercato del lavoro e facendo ricorso al Fondo sociale europeo per reinserire i lavoratori anziani nel mondo del lavoro.

2) Sviluppare sistemi pensionistici privati complementari incoraggiando le parti sociali a porre in atto tali sistemi e incoraggiando gli Stati membri a ottimizzare gli incentivi fiscali e di altro genere;

3) Potenziare la sicurezza dei sistemi pensionistici integrativi

4) rendere le pensioni integrative compatibili con la mobilità, varando leggi a tutela dei diritti pensionistici dei lavoratori mobili e promuovendo l’istituzione di servizi di ricostruzione delle pensioni in tutta l’Ue. In tal modo — secondo la commissione —, i cittadini potrebbero ottenere informazioni sui loro diritti a pensione e un quadro del reddito che avrebbero una volta pensionati;

5) incoraggiare gli Stati membri a promuovere vite lavorative più lunghe, correlando l’età della pensione con la speranza di vita, limitando l’accesso al pre-pensionamento e eliminando il divario pensionistico tra gli uomini e le donne;

6) continuare a monitorare l’adeguatezza, la sostenibilità e la sicurezza delle pensioni e sostenere le riforme pensionistiche negli Stati membri.

L’Ue, nel suo rapporto, previene anche l’obiezione su un conflitto di interesse potenziale tra anziani che restano al lavoro e giovani che non lo trovano: sono due problemi diversi. Il lavoro per i giovani - sostiene - lo si crea con la crescita.


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