SE IL PARADISO può attendere, figuriamoci i tagli alle tasse. Mario Monti, presidente del consiglio, al termine dell’Eurogruppo che ha sbloccato gli aiuti alla Grecia, usa la consueta cautela sul se e quando ridurre la pressione fiscale ridistribuendo i proventi sperati della lotta all’evasione: bisognerà aspettare il 2014, ma interventi «amichevoli» per i contribuenti potrebbero arrivare prima del previsto. L’antipasto sarà servito nel decreto sul tavolo del consiglio dei ministri di venerdì prossimo: equità e semplificazioni, giro di vite su chi non paga dazio e la creazione di un fondo alimentato con i soldi recuperati dall’evasione e destinati, appunto, ad alleggerire il peso portato da chi le tasse le paga. Un fardello che, secondo la Banca d’Italia, nel 2012 sarà pari al 43,8% del Pil, record europeo.
La svolta, però, rimane la crescita. Senza la quale non c’è Pil, né occupazione, né welfare. Il governo, muovendo sul fisco, tenterà di lasciare un po’ più di denaro nelle tasche dei cittadini e nelle casse delle imprese. Un effetto che però, come le misure di seemplificazione e liberalizzazione, ha bisogno di tempo per manifestarsi. Tanto più se qualsiasi provvedimento non può andare a discapito del rigore e del pareggio di bilancio nel 2013. Sostenere domanda interna e liquidità delle imprese — non potendo toccare la spesa pubblica se non per tagliarla — fa il paio con la necessità di riformare il mercato del lavoro (con o senza articolo 18) per migliorare la produttività e dar forza a chi sul mercato globale, attraverso l’export, sta dando l’unico lenimento a un paese in recessione. Riforme utili a limare il rapporto debito/Pil agendo sui conti e sulla ripresa. Sulla crescita, Monti e altri undici leader hanno scritto una lettera al consiglio europeo indicando otto priorità per lo sviluppo. Saranno ascoltati? Debito, invece, vuole dire anche spread. Che non dipende solo dalle riforme nazionali. Ieri l’Eurogruppo ha dato il via libera a 130 miliardi di aiuti per la Grecia (è la seconda tranche). Una boccata d’ossigeno, non la soluzione. La Ue ha battuto finalmente un colpo ma pagherà più caro il conto dell’inerzia. E ha commissariato Atene stabilendo che la missione della troika Bce-Fmi-Ue diventi permanente. Timori riflessi da spread e Borse: con il primo meglio delle seconde, sceso a 347 punti base. E le seconde più tiepide. Il rischio contagio è attenuato, ma l’Ue esige dai greci compiti a casa correttamente svolti anche dopo le elezioni. Ma non lo chiede solo a loro. L’italia sta facendo i compiti da 96 giorni, quelli del governo tecnico. Che, allontanato il paese dal baratro, prova ad accelerare. Meglio non fermarlo: per noi, non per l’Europa.