Il lato €

Tweet di vita, economia e frasi fatte

di Paolo Giacomin

In salita nel buio

Cronaca

1 agosto 2012
Il presidente del consiglio Mario Monti assicura: siamo quasi alla fine del tunnel in Italia e in Europa. Non essendo persona incline agli ottimismi, le sue parole fanno ben sperare. A patto di prenderle alla lettera e non spingersi oltre. Perché del tunnel non conosciamo la lunghezza né abbiamo il pieno controllo della velocità della locomotiva. Conosciamo invece i traguardi da tagliare e i segnali da osservare. Per esempio, lo spread: uno scostamento di 250-280 punti tra i rendimenti dei Btp a dieci anni e i Bund omologhi è generalmente considerato la misura giusta della differenza tra l’economia dell’Italia e quella della Germania. Oggi, però, paghiamo ben di più: in parte colpa nostra, in parte dipende dalla dormiente Europa. Il tunnel sarà finito quando torneremo lì, a quota 250. Cammino in salita: l’Italia ha quasi due miliardi di euro di debito pubblico. Ha 2,8 milioni di disoccupati, la maggior parte giovani. Competitività e redditività della grande industria italiana — secondo i dati resi noti ieri dal centro studi Mediobanca — negli ultimi cinque anni hanno ceduto rispettivamente il 19,3% e il 3,7%.

Nessuno, insomma, è autorizzato a ritenere finiti i compiti a casa: né in Italia né in Europa. L’Italia non può permettersi di interrompere il cammino delle riforme e del risanamento dei conti. L’Europa ha il dovere di ritrovare se stessa, come ha fatto colpevolemente solo negli ultimi tempi spronata anche dall’azione di Monti e dal presidente della Bce. Il «faremo tutto» per salvare l’euro e «vi assicurò che basterà» di Mario Draghi ha riportato un po’ di fiducia. Ma i mercati ieri non hanno visto alcuna luce e guardano a nervi tesi a domani, giorno di consiglio all’Eurotower: incassato l’ennesimo no tedesco alla licenza bancaria per il fondo Esm, aspettano dalla Bce un segnale forte o, meglio, che si passi dalle parole ai fatti.

Qualunque misura, però, basterà, solo se la Germania smetterà di abdicare ai diritti e doveri che le spettano in Europa e se gli Stati vitelloni onoreranno le cambiali in bianco del rigore e della serietà. Disonorare le cambiali o perdere tempo trasformerebbe il tunnel in quello raccontato nel 1952 dallo scrittore svizzero Frederich Durenmatt: uno studente va all’università sul solito treno che si infila nel solito tunnel. Quel giorno, però, il tunnel non finisce più. Il conducente si butta dal locomotore. Il treno precipita in verticale. Schiacciato sul vetro del locomotore lo studente sente il capotreno domandare: cosa possiamo fare? E, con gli occhi verso l’abisso, gli risponde: «Niente».
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