Il lato €

Tweet di vita, economia e frasi fatte

di Paolo Giacomin

Indignati alla tedesca (Indigniert)

Cronaca

8 agosto 2012
Se è vero che le guerre di solito si fanno e non si annunciano e che i banchieri centrali di solito agiscono e poi spiegano, allora forse è un po’ meno fitta la nebbia sulla ragione per la quale l’annunciata guerra d’agosto sui mercati non solo non si è vista mentre, cautela d’obbligo,  abbiamo visto le Borse registrare una serie di sedute positive e calmarsi un po’ la tensione sullo spread tra Btp decennali e bund. L’attesa per cosa farà la Bce insieme alla teoria del ripensamento sulle parole di Draghi sembrano dominare le azioni degli operatori. Che comprano (e questo e un fatto) nonostante i brutti dati dall’economia reale, la pesante recessione italiana, i continui allarmi dal mondo anglosassone per la tenuta dell’euro.

Per ingannare l’attesa, intanto, a tenere banco è la polemica innescata dalla Germania dopo le frasi di Monti sulla necessità che i governi siano un po’ più autonomi dai parlamenti e, in Italia, la frase infelice sullo spread a 1.200 se vi fosse Berlusconi. Una scivolata politica di cui il premier si è scusato dopo avere spiegato il suo ragionamento (tecnicamente fondato) ma con i se non si fanno né la storia né la politica.

Ma torniamo in Europa dove i conti tornano sempre meno.  A cominciare dagli indignati tedeschi. Monti poteva forse evitare la frase su governi e parlamenti o poteva dirla meglio. Ma che a indignarsi siano i politici di un paese che non fa altro che pretendere di dire a tutti come comportarsi per dare (forse) un loro assenso a qualche forma di aiuto, fa sorridere (a essere buoni). E’ un’indignazione, insomma, un po’ pelosa. Quando la Merkel — ma soprattutto i falchi che la circondano — preme per imporre condizioni di rigore e austerità a Stati con i conti malconci, ha in mente l’autonomia dei parlamenti? Andiamo... E poi, francamente, c’è un po’ troppa malafede anche attorno alle tragedie sulle presunte cessioni di sovranità.

La stessa Unione Europea è stata costruita cedendo pezzetti di sovranità: cessioni volontarie, scelte politiche deliberate dai parlamenti nazionali. E nessuno ha l’obbligo di restarvi: nessuno può uscire dall’euro, ma qualunque Stato può uscire dall’Ue. Strade probabilmente entrambe sciagurate, ma perché si parla tanto della prima ipotesi e mai della seconda? E perchè scandalizzarsi se l’aiuto dei fondi salvastati viene condizionato dal’esaudirsi di precise richieste di rigore e serietà? Da anni il Fondo Monetario funziona in questo modo e nessuno ci trova niente da ridire. Di più: qualunque creditore chiamato  a sostenere il debitore in difficoltà farebbe esattamente la stessa cosa. Anche tra individui, tra privati, funziona così: perché, allora, non dovrebbe funzionare così tra gli Stati?
E, allora, proprio su questo punto, torniamo in Italia dove non si sottolinea mai  abbastanza un dato: il nostro paese al momento è creditore non debitore degli altri paesi europei. Ha prestato soldi al fondo salvastati, non li ha chiesti e, proprio per questa ragione, ha visto il suo rapporto debito Pil salire dal 120 a 123%. Con l’aggravante che, punito dagli spread, paga il 6% di interessi sui soldi che chiede in prestito al mercato e li presta al 3% al fondo salvastati. Esattamente il contrario della Germania che, dalla sballata situazione degli spread, sta guadagnando denaro. Ce n’è abbastanza, insomma, per giustificare la richiesta di Monti di «appoggio morale» più che di aiuti. E per assecondarlo nell’ennesima scossa che il tecnico italiano sta tentando di dare a un’Europa addormentata. Stavolta, inziando dall’amata Berlino.
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