Soldi&Potere

I silenzi della Bce e quelle 30 ore di paura per le banche

«DITEMI la differenza tra stupido e illegale e faccio arrestare mio cognato!». Con becera ironia il banchiere Ryan Gosling, nel film ‘The big short’, svela la natura profonda del crollo di Wall Street nel 2007. Forse non ci sarà stupidità, ma di sicuro una massiccia dose di sottovalutazione e probabilmente – Consob sta indagando – anche qualche manovra illegale dietro i tre giorni di panic selling che, tra lunedì e mercoledì scorsi, hanno fatto tremare gli istituti di credito. Sul banco degli imputati c’è l’Ssm (Single Supervisory Mechanism) della Vigilanza Bce, guidata dalla francese Danièl Nouy. Colpevole di una «gestione della comunicazione poco accorta» che ha pesato sui crolli di Borsa, ha tuonato ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, indirizzando l’irritazione verso gli uffici di Madame Nouy: «Bisogna essere molto cauti a mandare fuori informazioni e dare segnali». Il risultato è stato che le nostre banche, di cui sono usciti i nomi, sono state penalizzate rispetto agli altri istituti europei che pure hanno ricevuto il questionario della Bce.
Ma riavvolgiamo il nastro del film. La tempesta perfetta si prepara nel fine settimana: domenica 17 gennaio trapela la notizia di un’indagine conoscitiva dell’Eurotower su alcune banche italiane. Si ipotizza che, nel mirino, ci siano le sofferenze bancarie (201 miliardi, circa 85 quelle nette).

PIAZZA AFFARI e i bancari sono già sotto pressione da inizio anno, la trattativa con l’Ue sulla bad bank è in stallo e tra Juncker e Renzi volano gli stracci. Un mix letale che ha fatto saltare molti sulle sedie tra via XX Settembre e via Nazionale. Lunedì 18 gennaio l’apertura dei mercati conferma i presagi: Borsa subito in rosso, bancari in crollo verticale con perdite tra il 5 e l’8%. Mps, la più colpita, arriva a cedere il 16%. Nella stessa giornata di lunedì dal Tesoro e da Bankitalia partono sollecitazioni verso Francoforte: fate chiarezza sulla natura delle richieste. Ma dalla Vigilanza Bce non si muove foglia. Nessuna precisazione. Nessuna smentita delle disparate interpretazioni che rimbalzano sui media.
La sola ipotesi che l’Europa possa usare regole più stringenti sugli Npl delle banche, con il rischio di nuove risoluzioni, alimenta le vendite sull’Italia. Gli speculatori si fiondano nel varco aperto: il crollo prosegue. Per «dissipare l’incertezza» Consob chiede alle banche di fare chiarezza sulle richieste della Bce: in sei (Mps, Carige, Banco Popolare, Bpm, Bper e Unicredit) confermano di aver ricevuto questionari dall’Ssm sulla gestione dei crediti non performing. Una mossa di trasparenza che però getta gli istituti ancor più in pasto ai mercati. In serata da Francoforte fanno trapelare off the record che non sono previste mosse sull’Italia. Non basterà.

MARTEDÌ 19 gennaio l’incertezza regna ancora sovrana. Piazza Affari fallisce il rimbalzo e il copione si ripete. Bagno di sangue tra i bancari e raffica di sospensioni. Alle 13.40 le agenzie battono le parole di un portavoce (senza nome) della Vigilanza Bce: «Si tratta di pratiche standard che hanno riguardato diversi istituti dell’eurozona». Le sollecitazioni del Mef, e non solo, ottengono il primo sussulto. Dopo quasi 29 ore dall’inizio dei crolli. Un intervento considerato da tutte le autorità «tardivo e frutto di una sottovalutazione degli eventi». Che, oltretutto, non basta. Così come non bastano le rassicurazioni in fila di Consob (che stoppa le vendite allo scoperto su Mps e Banco Popolare), Bankitalia, Abi e dello stesso Padoan che ripete inascoltato: «Nessuna preoccupazione». Altro bollettino di guerra per le banche (con Mps a -14% e Carige a -11%) nonostante il segno più a Milano.

MERCOLEDÌ 20. Nuova giornata di passione in Borsa e vertice d’emergenza a Palazzo Chigi con Tesoro e Bankitalia. Parla lei, Danièle Nouy: in un’audizione a porte chiuse spiega che la Bce non prevede azioni sull’Italia. I mercati sono già chiusi. Milano segna -4,8%. Servirà l’intervento di Mario Draghi, il giorno dopo, per spegnere l’incendio. In Italia, chiarisce, c’è stata «un’errata interpretazione» della lettera Bce. Nessuna nuova crisi, solo un big misunderstanding, un grande equivoco? Pagato a caro prezzo. E se è vero, come spiegano da Bankitalia, che «nella Bce c’è una cultura che propende alla riservatezza piuttosto che alla comunicazione attiva», sarà meglio cambiare musica.

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