Soldi&Potere

Stretta sui voucher: ecco come funziona la tracciabilità

«ODIOSO l’utilizzo improprio dei voucher». Dopo i sindacati e il presidente dell’Inps (per una volta in sintonia), anche il presidente della Repubblica si unisce alla condanna dell’uso distorto dei ‘buoni’ per il lavoro occasionale, uno strumento che rischia di diventare la nuova frontiera del precariato. Sergio Mattarella, nel messaggio inviato alla Cgil per l’apertura delle ‘Giornate del lavoro’, assimila l’uso improprio dei voucher alle «forme di sfruttamento come il caporalato», al «lavoro sommerso», alle «elusioni» che affliggono il Paese.
Nati ad agosto 2008 come sperimentazione per le vendemmie, hanno visto un boom anomalo: dai 500mila dell’esordio ai 115 milioni di buoni da 10 euro venduti nel 2015. L’Inps calcola un aumento del 66% rispetto al 2014. Il lavoro diventa sempre più ‘accessorio’ anche grazie alla liberalizzazione (prima di Monti e poi di Renzi) che ha ampliato settori e canali di diffusione: commercio, servizi e turismo fanno ora la parte del leone.

IL GOVERNO prova a metterci una pezza: la stretta, assicura il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, arriverà già nel consiglio dei ministri la prossima settimana. Si tratta di un provvedimento che renderà i voucher tracciabili: l’obbligo di inviare un sms o una e-mail entro 60 minuti dall’inizio della prestazione lavorativa, comunicando tutte le informazioni (tra cui nome, codice fiscale, luogo e data). Ora, invece, la comunicazione può avvenire entro i 30 giorni successivi all’inizio della prestazione lavorativa. Pena una multa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore di cui sia stata omessa la comunicazione. La norma finirà in un decreto correttivo del Jobs act che contiene anche misure per le politiche attive e sulla solidarietà espansiva (cioè quella finalizzata a fare nuove assunzioni).

LA SOLUZIONE non soddisfa la Cgil: «Piccole operazioni di maquillage di un istituto che non funziona» e va eliminato, commenta la Camusso. Dal canto suo, Poletti si limita a rassicurare: «Se i voucher tornano ad una dimensione ragionevole, coerente con il loro impianto, bene. Altrimenti, saremo pronti a discutere e cambiare». La relazione tecnica al decreto, cita un rapporto del ministero del Lavoro secondo il quale «nel 2015 solo il 7,9% dei lavoratori retribuiti con voucher avevano avuto nei tre mesi precedenti un rapporto di lavoro (la percentuale sale al 10% se si prende a riferimento un periodo di sei mesi)». Dati alla luce dei quali – si legge – «è difficile ipotizzare che il lavoro accessorio abbia rappresentato un’alternativa rispetto ad altre forme di rapporto di lavoro», se non eventualmente per il settore turistico con l’avvertenza che «le prestazioni lavorative compensate con i voucher potrebbero essere state precedentemente rese nell’ambito di un contratto di lavoro intermittente o addirittura in modo irregolare».

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