NELLA GATTABUIA di ghiaccio è rimasta tappata per otto ore. Col generale inverno a farle da sentinella. E con centomila gavette di ghiaccio che non sarebbero bastate se non fossero arrivati gli alleati a segargli le sbarre di ghiaccio. Gli alleti, stavolta, non hanno la divisa dei marines e dei polacchi del generale Anders di guerresca memoria, ma quella cremisi della polizia di Stato. Che ha liberato dalla trappola di due slavine una studentessa d’Amandola, costretta «prigioniera» da una valanga che s’è sbriciolata sul pizzo Sassotetto, sulle giogaie di Sarnano, a due passi dal confine fermano. Lei, 24 anni, era rinchiusa in un residence, non a una vita di distanza dalla leggendaria sciovia che ha fatto la storia della belle epoque dello sci marchigiano.
COSÌ, mercoledì scorso, quando era lassù col suo fidanzato per tuffarsi nel cotone che imbiancava l’Appennino, invece della vacanza, ha trovato l’avventura. Un boato ha strapazzato le gelide viscere del Sassotetto, «rasoiato» da due valanghe. Un vento gelido e pungente ha fatto il resto, accumulando la grande muraglia delle nevi attorno al residence dove alloggiava la studentessa. Bloccata. Tagliata fuori dalla valle. Spietata coincidenza: il suo fidanzato, proprio mercoledì mattina, era dovuto scendere giù. Così, attorno alle 8, quando la palla di neve s’è scagliata sulla montagna, lei s’è trovata sola. Ma il suo ragazzo s’è subito accorto. Le ha telefonato: «Non preoccuparti, ora ti vengo a prendere». «Il rischio — spiega lei — era di restare senza luce. Avevo un po’ di cibo, candele, ma la corrente poteva venire via da un momento all’altro». Allora è scattato un trillo di telefonino. Che ha raggiunto la Forestale. La quale, a sua volta, ha contattato la polizia. A Sarnano c’è il «fortino» degli agenti specializzati in soccorso alpino. Angeli che volano a tempo di record dove il bisogno chiama. In due si sono arrampicati fin lassù, allertando uno spazzaneve. Ed è partita la colonna dei soccorsi: lo spartineve davanti, dietro una motoslitta con i poliziotti. «Sono nata in montagna — racconta la studentessa d’Amandola — e so come funziona quando c’è la neve. Con gli sci non volevo avventurarmi. Sarebbe stato un rischio. Allora ho atteso». Polizia e spartineve si sono scavati un tunnel. Nel ghiaccio. Alle 16.30 erano lì. Con la ragazza salva, sulla motoslitta. E poi sulla jeep, rifocillata e pronta a riabbracciare il suo fidanzato.
«RINGRAZIO quei poliziotti con tutto il cuore — ha detto — perché sono angeli professionalmente e umanamente». Un sorriso in mezzo ai salvatori, poi il fidanzato ad aspettarla. Un lavoro da lupi per gli agenti di Sassotetto, picchiata da una slavina. Disintegrata dagli angeli del soccorso.