Pensierino della sera: certi dj delle radio. Mi vengono in mente a quest'ora perché, se la partita di basket che sto attendendo mi lascerà chiudere il giornale, potrò poi montare in auto, accendere la mia compagna di viaggio e ascoltare. Spesso, e da parte mia poco volentieri, tocca pupparsi timbri similsensuali di voci maschili e femminili che trasudano viscidume dalle casse della mia Focus. Dispensano consigli, chiamando "amico/a" chiunque telefoni. Agli "amici" danno dritte che piuttosto paiono storte: sulla vita privata, sui tradimenti, sul lavoro, sulla famiglia, sui figli. E, magari, credendo di far ridere, ci edificano pure la battutina.
A volte, poi, dall'altra parte dell'etere, senti commentare con superficialità disarmante e tuttologhista ogni sorta d'aspetto della vita. Come se si parlasse d'un pezzo dei Beatles (per cui, comunque, ci vuole sacrosanta competenza) o della nutella spalmata sulla piadina (per cui ci vuole altrettanta competenza). Questi maestri di vita s'esaltano nella notte, quando il favore delle tenebre del cervello s'addensa sulle consolle e sulle radio. Al microfono blaterano tizi che sanno come condurre un rave, ma di giornalismo non hanno la cognizione. E invece c'è pure chi legge le notizie come i nomi dei dischi, quando, invece, anche nel comunicarle occorre deontologia e non plagio d'agenzie. Il dj rinnega il suo compito, che travalica la sua vocazione. E a questo dovrebbero porre mano gli ordini dei giornalisti (per quello sono stati creati), che non dovrebbero tollerare una svendita dell'informazione al ritmo di corbellerie. Non pretendo di fare il dj dal mio pc, ma un dj non deve pretendere di fare il giornalista dal microfono, perché, sulla carta, sono due professioni troppo serie per essere mischiate come la crema e la nutella.