Riufiutare un lavoro
Ieri sono stata per più di un’ora a parlare con una giovane mamma, attualmente in cassa integrazione, che ha rifiutato un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Rielaborando la situazione, qualche ora più tardi (perché ci vuol del tempo per rielaborare!), mi sono resa conto di quanti approcci diversi possiamo avere verso una situazione che a un occhio più superficiale potrebbe sembrare degna di una e una sola valutazione.
Durante il colloquio il mio approccio è stato di tipo professionale: ascolto delle motivazioni al rifiuto, breve analisi del mercato del lavoro sul territorio con evidenziazione di quanto sia difficile ritrovare una simile occasione, valutazione dei pro e dei contro a livello contrattuale, spiegazione tecnica del fatto che un primo rifiuto di un lavoro attinente alla professionalità del lavoratore che percepisce un ammortizzatore sociale non comporta nulla nel senso che non gli viene tolto l’ammortizzatore stesso.
Ci siamo salutate, ma naturalmente, nella mia mente i ragionamenti non sono terminati.
Approccio puramente istintivo: si vede che se lo può permettere, io se rimanessi senza lavoro non potrei fare questa scelta, mi sembrerebbe di dare un calcio alla fortuna, molto probabilmente non ha voglia di lavorare come dice.
Approccio sociale: ogni giorno vedo parecchie persone che stanno cercando lavoro, mi dispiace che questa offerta sia stata fatta a chi non l’ha voluta/potuta rifiutare. Ci sono giovani, donne, uomini che farebbero carte false per poter avere un’offerta di lavoro di questo tipo. Gli ammortizzatori sociali sono una grande cosa, ma è importante che servano per politiche attive del mercato del lavoro e non solo passive.
Approccio femminile/familiare: con una bambina così piccola ha fatto bene a dare priorità ad altre variabili, la cura dei propri cari è fondamentale per la costruzione di una famiglia che si possa ritenere tale. Prima di accettare un lavoro è bene comprendere realmente quale sarà il suo impatto sulla vita familiare.
Approccio formativo verso le colleghe più giovani (che avevano espresso in modo chiaro e palese la loro disapprovazione verso il rifiuto): nel nostro lavoro dobbiamo scindere ciò che faremmo noi, i nostri giudizi, i nostri valori e dare spazio all’ascolto e alla possibilità che il comportamento che a noi sembrerebbe più ovvio non lo sia per altre persone
Approccio da tutor (ossia persona che sta seguendo la giovane mamma in un percorso di ricollocazione): nonostante in sede di un primo colloquio la signora avesse detto che era disposta a tutto pur di trovare un lavoro dovremo tenere conto, nelle prossime ricerche, che ci sono dei limiti e vincoli per l’accettazione di un nuovo contratto, è necessario considerare la situazione di cassa integrazione che poi si trasformerà in una mobilità
Approccio da cittadina “qualunque”: non è giusto, si pagano le tasse che vanno anche negli ammortizzatori sociali e poi la gente rifiuta il lavoro e ci sono tante persone che cercano lavoro e ci vanno di mezzo per queste persone
Mi sono scoperta, non è una gran scoperta comunque, essere un contenitore di tutti questi approcci.
L’aspetto positivo è stato quello dell’ascolto: ascolto verso la persona che mi ha spiegato le sue ragioni (con cui posso essere più o meno d’accordo) e l’ascolto di me stessa, delle diverse voci che stanno dentro di me e, altro aspetto positivo, la constatazione che il trascorrere del tempo ci consente di analizzare, trasformare, riprendere, definire, approfondire alcuni pensieri e la formazione di alcune idee.
Il giudizio netto poi, con il tempo, se ci si mette un po’ in discussione, ha un percorso lungo, difficoltoso, tortuoso, che va avanti e poi torna indietro, per trasformarsi in un’opinione, nel sorgere di qualche interrogativo, a volte di qualche dubbio per poi stravolgersi completamente o tornare all’idea di partenza.
Il rifiuto della giovane mamma era dovuto al fatto che per due sabati mattina al mese avrebbe dovuto chiamare qualcuno a tenere la sua bambina mentre lei sarebbe stata al lavoro.