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Civiltà pulita

Ieri mattina, nell’arco di pochissimi minuti, ho visto due giovani donne gettare fuori dal finestrino della propria auto il mozzicone di sigaretta che avevano appena terminato di fumare.

Mi sono infastidita e non poco.

Le auto sono dotate di apposito portacenere, questo lo sappiamo tutti, ma sappiamo anche che poi costa fatica svuotarlo e pulirlo (…).

Forse quelle sono le stesse persone che poi in modo qualunquista e superficiale si lamentano delle cose che non vanno, della cattiva amministrazione, degli altri (sono sempre gli altri) che non fanno ciò che devono fare.

Perché mi sto fissando su un gesto che, se ci mettessimo su una strada ad osservare per mezz’ora, vedremmo compiere più e più volte? Perché dal piccolo si arriva al grande, perché è come quando vado a camminare nei boschi e trovo di tutto (dalle buste delle patatine ai lavandini) e penso e provo a pensare cosa spinge una persona ad abbruttire il luogo in cui vive, a non avere cura delle cose belle. Il pensiero potrebbe spingersi più lontano ai costi che il trattar male le cose porta, ma questi sono pensieri che ahimè, non credo possano far parte delle menti di chi compie certi atti.

Parliamone, ascoltiamo chi è spinto a rovinare quanto di più bello possiamo trovare gratuitamente, ma difficilmente riusciremo a capire le motivazioni.

La mancanza di cura e di amore per quello che ci circonda difficilmente arriva da chi ha cura e amore per se stesso e per gli altri.

Non c’è voglia di “collaborazione”, di attenzione. Se io getto i rifiuti nei luoghi sbagliati chi verrà dopo di me troverà il brutto, le cose rovinate, si perderà poco per volta la coscienza civile, che mai come ora è fondamentale.

Si fa fatica, si fa molta più fatica a comportarsi bene che a comportarsi male, ma la soddisfazione, la stima per se stessi e la consapevolezza di aver messo qualcosa di bello di noi nei pezzi della nostra vita quotidiana non hanno pari in soddisfazione