Defribillatori obbligatori dovunque si faccia sport: nasce il disegno di legge Morosini
A Cesena, oggi a bordo campo c’erano 9 defibrillatori e 6 barelle
elettriche. A Nocera Inferiore, ieri i soccorsi sono stati
tempestivi per Marco Pomante, 27 anni, difensore dei campani
che ha perso i sensi dopo avere riportato un colpo al collo e poi,
fortunatamente, si è ripreso, ma un lungo brivido ha raggelato
lo stadio, teatro della partita vinta dalla Reggina per 4-0.
Sono trascorsi otto giorni dalla tragedia di Piermario. Domani, in occasione
di Atalanta-Chievo, la Curva Sud dello stadio di Bergamo diventerà ufficialmente la
Curva Morosini, come ha proposto Roberto Belingheri, capo dei servizi sportivi de L’Eco di Bergamo,
incontrando l’approvazione immediata di migliaia di atalantini e del Comune.
Dall’inchiesta giudiziaria in corso vogliamo avere verità e giustizia: vogliamo
sapere perché il Ragazzo del Monterosso sia morto com’è morto a Pescara, dove
non è stato usato il defibrillatore e nessuno ci ha ancora spiegato come mai
e vogliamo che gli eventuali colpevoli paghino a caro prezzo per gli errori che hanno
commesso.
Ma c’è un altro fronte che si muove: per onorare la memoria di Morosini,
per migliorare la prevenzione e per tutelare la salute di chi pratica sport nel nostro Paese.
L’onorevole Paola De Micheli presenta in Parlamento un disegno di legge per rendere
obbligatoria la presenza dei defibrillatori in tutti i luoghi che sianon teatro di eventi sportivi,
a partire dall’ambito amatoriale e dilettantistico. La proposta di
legge si chiamerà Piermario Morosini e viene presentata anche in memoria di Vigor Bovolenta.
L’onorevole De Micheli è una parlamentare del Partito Democratico. Era amica del
campione della pallavolo, stroncato da un attacco cardiaco il 24 marzo scorso, a Macerata,
durante la partita di serie B2 fra Lube Macerata e Yoga Forlì. Racconta Daniela Aschieri,
responsabile della cardiologia territoriale dell’Asl di Piacenza, che da anni si
batte per l’obbligatorietà del defibrillatore in tutti gli impianti sportivi e nelle scuole.
“Il 14 aprile, negli stessi momenti in cui, a Pescara, si consumava la tragedia di Morosini, a Piacenza,
un quarantacinquenne giocatore di calcetto ha accusato lo stesso malore di Piermario: è stato salvato
grazie all’uso del defibrillatore, in dotazione alla sua società. L’apparecchio costa fra i 1.200 e i 1.600 euro
più Iva. Per usarlo, è sufficiente un corso di addestramento che può frequentare chiunque: dirigenti, tesserati,
arbitri. Dopo la scomparsa di Morosini, è più che mai indispensabile mettere in cardiosicurezza tutti i luoghi
del nostro Paese in cui si praticano le discipline sportive. E i piccoli club meritano di essere aiutati dallo Stato.
Penso alle centinaia di migliaia di ragazzi che ogni giorno fanno sport. Nel nome di Piermario, è un
dovere che il Parlamento approvi in tempo rapido questo disegno di legge, la cui formulazione è semplice:
si chiede di rendere obbligatoria la dotazione e l’uso dei defibrillatori negli impianti sportivi agonistici
e dilettantistici. Negli stadi come nei palazzetti o nelle piscine”.
La proposta di legge Morosini nasce da un’esigenza improcrastinabile: rendere obbligatorio
l’utilizzo di uno strumento indispensabile per accrescere le possibilità di sopravvivenza di chi
venga colpito da un attacco cardiaco.
La dottoressa Aschieri, che collabora alla stesura del provvedimento, ha una speranza: “Mi auguro
che l’approvazione sia rapida.Quando si tratta della salute di tutti, non dovrebbero esistere
divisioni o interessi di partito”. Non dovrebbero.
Il fatto è che, con la Casta invereconda che ci ritroviamo, possiamo aspettarci di tutto e di peggio.
Il 30 ottobre 1977, a Perugia, Renato Curi venne ucciso da un arresto cardiaco. Aveva 24 anni.
Ne sono trascorsi quasi trentacinque, la medicina e la tecnologia hanno fatto passi da gigante,
ma in Italia l’uso del defibrillatore è ancora un optional. Nel nome di Piermario, non si può più aspettare.
Xavier Jacobelli
Editorialista quotidiano.net