Quattordici società e 44 tesserati sono stati deferiti dalla Procura Federale alla giustizia sportiva in relazione al nuovo troncone cremonese e barese dell'inchiesta sul calcioscommesse. Numeri impressionanti.
Al di là della presunzione d'innocenza di chiunque sia coinvolto e che deve essere salvaguardata sino a sentenza definitiva; al di là dei processi sportivi che devono essere celebrati con rapidità pari all'equità; al di là delle disquisizioni sulla responsabilità oggettiva che dovevano essere fatte prima dela bufera e non durante. Al di là di tutto questo, c'è un silenzio assordante ed è il silenzio della categoria privilegiata, straviziata, strapagata dei calciatori.
La stessa categoria, non dimentichiamolo, l'anno scorso protagonista dello sciopero farsa che fece saltare la prima giornata di serie A, ovviamente recuperata il 21 dicembre, fra l'ignavia della Lega Calcio e della Federcalcio che, sempre ovviamente, non mossero un dito per evitare la sceneggiata.
Non bastano, non possono bastare le stringate dichiarazioni di condanna pronunciate da qualche esponente del sindacato pallonaro né tantomeno i generici auspici di tolleranza zero formulati da questo o da quel giocatore.
Aspettiamo che Damiano Tommasi o Gianluigi Buffon, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'Associazione Italiana Calciatori, prendano ufficialmente posizione su questo verminaio che, se non fosse stato scoperchiato dai magistrati di Cremona, Bari, Napoli e Genova, continuerebbe ad infestare il calcion italiano. Aspettiamo che, a nome della categoria, vengano presentate le scuse pubbliche ai milioni di tifosi la cui passione è stata calpestata da chi si è venduto l'anima oltre che le partite. E dal calcio deve sparire.