Whitney Houston non è che l’ultima di una lunga serie di star morte anzitempo e in circostanze non proprio chiare. Prima di lei, ad esempio, ci sono state Amy Winehouse (anche su di lei i commenti cattivi si sono sprecati), Heath Ledger, John Belushi, Jim Morrison, ma anche Marilyn Monroe. Facile dire: erano ricchi, famosi, avevano successo, cosa gli mancava per essere felici? Tutto vero, ma se per questo ci sono anche tanti giovani in buona salute e con belle famiglie alle spalle che al sabato sera o ai rave party si sballano, alle volte, fino a rimetterci la vita. La domanda è la stessa: perché lo fanno? Non esiste una risposta unica. Nel caso delle star ci possono essere la pressione del dover restare sempre sulla cresta dell’onda, del dover produrre album o film che non tradiscano le aspettative di fan e critica, lo stress di lunghe tournée, il doversi mantenere belle malgrado il tempo che passa, il non trovare più spazio perché i gusti del pubblico cambiano… O semplicemente ognuno di noi nasconde dentro di sé un lato oscuro, strani demoni che possono portarci a scelte sbagliate, a percorrere "selve oscure" dove "la diritta via è smarrita" e da cui non è detto che si riesca a uscire. La mente umana, quindi, è troppo complessa per essere liquidata con qualche stupida e facile frasetta ironica, ma forse, come dice il mio amico Thomas, "a furia di ragionare a 140 caratteri, sms e pensieri sincopati, ormai si vorrebbe liquidare una vita intera con una battuta".
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