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“Colonel Læssøe in The Battle of Isted 1850”
di V.H.N. Irminger, 1912. Il colonnello monta la sua Nathalie, Knabstrupp.
”Guds hjælp, Folkets kærlighed, Danmarks styrke”
Tanto per onorare, alla mia maniera, gli Europei di Herning: di seguito la storia dei Knabstrup, da Cavallo Magazine nr.308 2012. Ma volete ridere? ho scoperto che la festa nazionale della mia carissima Danimarca è il 5 giugno. Cioè il giorno del mio compleanno: lo sapevo che c’erano delle affinità elettive! buona lettura.
C’è del macchiato in Danimarca
di Maria Cristina Magri
C’era una volta un regno antichissimo, dove vivevano cavalli tigrati….ma è una favola, direte voi. E invece no, è proprio la verità: e se avrete voglia di seguirci vi racconteremo la loro storia. Protagonisti sono i Knabstrup, cavalli danesi caratterizzati da un mantello macchiato decisamente affascinante: l’unico dettaglio non perfettamente realistico è l’aggettivo «tigrato»: usato normalmente per descrivere uno dei tanti disegni che può assumere il loro mantello che non somiglia per nulla a quello del grande felino asiatico, essendo a macchie di vari colori su fondo generalmente grigio.
Per quanto riguarda il trono di Danimarca è assolutamente certo, si tratta del regno più antico al mondo (solo l’Impero del Giappone può vantare ascendenze più antiche ma è per l’appunto un impero, non un regno) e il Knabstrup era davvero un cavallo da favola: non solo per il suo aspetto così particolare, ma soprattutto per le sue caratteristiche interiori. Si trattava di un cavallo estremamente dolce, intelligente e di buon carattere, resistente e flessibile mentalmente. Il classico cavallo che una volta si diceva «a due mani», buono sia sotto la sella che attaccato e la sua storia è davvero nobile e antica: già nel XII secolo i danesi erano famosi per i loro cavalli «…superiori a quelli che io abbia mai visto…» come scriveva un sacerdote francese al suo re in patria, e nella piccola chiesa di Skibby (non lontana dal castello di Knabstrup) un affresco medioevale mostra un corteo di nobili montati su soggetti maculati. Da quelle parti i cavalli dai mantelli così particolari erano, per antonomasia, considerati di lusso e questa preferenza rimase costante in Danimarca per secoli, tanto che ancora nel 1671 esisteva un allevamento chiamato “Il Cavallo Tigrato”: i soggetti di colore erano riservati ai reali e ai nobili e addestrati all’equitazione di scuola mentre quelli nati bianchi e senza macchie erano destinati agli attacchi, e avevano l’onore di portare il sovrano danese per la sua incoronazione. La destinazione d’uso era quindi sempre altamente specializzata, a prescindere dalla variabilità dei mantelli che è connaturata all’origine genetica di questo aspetto esteriore: ma per quanto non fosse sempre possibile avere il mantello desiderato la base comune della razza era sempre caratterizzata da un modello solidamente elegante, derivato in gran parte dal costante apporto di sangue spagnolo.
I nobili cavalli macchiati di Danimarca prosperarono sino a tutto il 1750, e nella Reale Accademia di Equitazione di Christiansborg davano prova di tutte le loro capacità: ne ha lasciata una colta memoria Georg Simon Winter Von Adlersflügel (1629-1701), cavallerizzo maggiore alla corte danese oltre che veterinario e prolifico scrittore che specialmente nella sua opera «Nuovo trattato sui puledri o dell’allevamento» fa illustrare le sue parole da incisioni deliziosamente curate e che rappresentano, per la maggior parte, magnifici cavalli maculati colti in ogni momento della loro privilegiata esistenza. Nel castello di Christiansborg è ancora visibile un famoso cavallo tigrato celebre saltatore del maneggio reale: dopo la sua morte, nel 1769, venne impagliato nell’atto di eseguire di una perfetta cabriole. Ma non era facile conservare e riprodurre tutte assieme attitudine, qualità morfologica e colore: nella seconda metà del XVIII secolo quest’ultima caratteristica scomparì, letteralmente cancellata dalla predominanza del gene grigio. Eppure, proprio come succederebbe in una favola, i cavalli macchiati tornarono nel regno di Danimarca: un bel giorno del 1812 il maggiore Villars Lunn, proprietario del castello di Knabstrup, vede la bellissima cavalla di un macellaio, il signor Flaebe e la compra. Era una cavalla dal mantello sauro bruciato con criniera e coda bianche, piccole macchie bianche sparse su tutto il corpo e altre scure sulla groppa: inoltre era di bel modello, distinta e forte come un buon cavallo da caccia inglese. Probabilmente era di origine spagnola e sembra fosse arrivata sino in Danimarca con le truppe napoleoniche; Lunn la chiamò Flaebehoppen (la cavalla di Flaebe, in danese) e la adibì ai lavori leggeri della fattoria. Sino a quando un brutto giorno Lunn si ruppe una gamba ed ebbe bisogno del medico: fece attaccare una pariglia e mandò a cercarlo. Per trovarlo e portarlo da Lunn i due cavalli percorsero 30 km. in 105 minuti, uno dei due non si rimise mai più dalla fatica e fu rovinato per sempre: l’altra era la bella Flaebehoppen che non fece un plissé nonostante avesse 15 anni suonati, e il giorno dopo tornò anche a lavorare nei campi come se niente fosse.
Una prova del genere dava ulteriore valore al notevole modello della fattrice, e Lunn ne fece la pietra d’angolo del suo allevamento. Flaebehoppen aveva già prodotto un ottimo puledro nel 1813, quando era stata coperta da un qualitativo stallone Fredericksborg: lo chiamarono Flaebehingsten, aveva un mantello di particolare lucentezza metallica con più di 20 colori diversi. Flaebehoppen continuò a dare ottimi puledri per tutta la vita: erano tutti colorati in modo eccellente ed ereditavano dalla madre anche le qualità atletiche, di stamina e resistenza come Mikkel, nato nel 1818 che perse solo una corsa in tutta la sua vita e soltanto perché si era infortunato la mattina stessa. Lunn continuò a lavorare sulla sua razza i cui soggetti si affermavano sempre più come particolarmente veloci, resistenti ed energici. I cavalli provenienti dall’allevamento di Knabstrup erano ricercati e Lunn nelle sue scuderie ne aveva sempre una cinquantina, ma presto si manifestò il problema della consanguineità: tutti i Knabstrup erano discendenti dalla stessa fattrice, e con un inbreeding così stretto e ripetuto sia i colori che la vitalità della razza cominciarono a deteriorarsi. Come se non bastasse nel 1891 un incendio devastò le scuderie di Lunn e morirono 22 cavalli: era cominciata un’altra fine per i cavalli tigrati. I discendenti di Flaebenhoppen si mischiarono ai Frederiksborg (cui erano comunque molto affini), e quasi scomparvero. Seppur creati da alchimie genetiche differenti oggi tornano a crescere di numero i cavalli registrati alla associazione di Razza Knabstrup: è ammessa una varietà di tipi sicuramente maggiore rispetto al passato (sono previste anche sezioni riservate ai pony e ai miniature horse) ma si ricercano le stesse solide virtù che appartenevano alla fattrice di Lunn. Belle macchie, ottimo carattere, grande versatilità e tempra fisica a tutta prova, capace di prestazioni atletiche notevoli e senza debolezze: pur cambiato «dentro» il cavallo tigrato è ancora lì, nel più antico regno del mondo. E se deve le sue macchie più ad un Appaloosa che alla mitica Flaebehoppen, come diceva Andersen…questa è un’altra storia.
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E non crediate che mi sia persa qualche Ansa, le ho lette tutte: il marciatore altoatesino, oro a Pechino quattro anni fa, è stato scoperto positivo all’antidoping per l’Epo o qualche altra schifezza di questo genere.
Le reazioni di Federazione, spettatori Olimpici, atleti dilettanti e semplici frequentatori del Bar Sport sono le più diverse ma mediamente sono fisse sulle tacche intermedie tra rabbia e vergogna, in un ideale barometro dell’umor sportivo nazionale.
Invece a me viene in mente Pantani (ve lo siete già scordato, là da solo in quella camera di albergo?), e Alex mi fa stare male: ma di preoccupazione, perché a me sembra un doping di debolezza di fragilità e non di presunzione o cattiveria, e spero che riesca a togliersi dalle spalle i pesi che lo hanno fatto angosciare così tanto da farsi una cosa del genere e riesca a diventare finalmente un uomo sereno.
Me ne frega una pippa dell’onorabilità dello stellone atletico, a quello devono pensare gli atleti che stanno dentro i giochi in tutti i sensi – e se ce la mettono tutta ad allenarsi in modo onesto e arrivano penultimi va bene lo stesso, io mi emoziono lo stesso guardandoli.
Ma il più ferito, il più distrutto, il più dolorante per tutta questa storia sarà lui, Alex, e avrà bisogno di un sacco di amici, e di aiuto e di tranquillità per saltarci fuori – sarà una gara che vale molto di più di una medaglia olimpica, sarà una gara che vale una vita.
Forza Alex, ce la farai: ti assicuro che si vive benissimo anche senza avere possibilità di ori olimpici – e capperi, tu ne hai già vinto uno, quindi sei comunque più bravo di me.
]]>Nell’attesa che qualche Dio del Dressage (o dei Diritti Televisivi, sono disposta al politeismo) ci faccia la grazia di concedere alla Rai la trasmissione della ripresa di Valentina ed Eremo, lustriamoci gli occhi.
Non sono chic questi due olandesi? sono Edward Gal e Undercover, dal sito Dressage-news.com
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In attesa della seconda giornata di dressage olimpico (a proposito: forza Eremo, forza Valentina!) consoliamoci leggendo dal sito di The Horse una intervista allo statunitense Ken Allen, medico veterinario presente come delegato estero per la FEI ai giochi di Londra.
Sembra che i “ragazzi” (quelli che cura lui, ovviamente…) stiano tutti abbastanza bene: alcuni sono caduti durante il percorso e un paio hanno lasciato Greenwich sull’ambulanza equina, altri ritirati prima e due durante l’ispezione veterinaria perché giudicati inadatti a competere. Tra questi anche un cavallo americano, Otis, che accusava dolore ai piedi: un po’ lo stesso problema anche per il polacco Wag. Tra i cavalli che hanno avuto incidenti sul percorso di cross quello di Michelle Mueller, Amistad, si è lesionato un tendine e verrà ritirato dalle competizioni: probabilmente per questo si era fermato sul primo elemento dello Bandstand Rails, un ostacolo del cross apparentemente innocente ma che ha causato molti più problemi del previsto.
Il castrone irlandese Portersize Just a Jiff invece era caduto con la sua amazzone Camilla Speirs all’ostacolo 24, il Giardino delle Rose: Camilla era incastrata tra l’ostacolo e il cavallo, definito da Allen un vero campione: è rimasto fermo senza cercare di alzarsi mentre liberavano la Speirs. Solo dopo che la sua amazzone era stata tirata fuori dai guai ha cominciato ad agitarsi come avrebbe fatto qualsiasi altro cavallo nella sua situazione ed è stato tenuto giù, per evitare che facesse male a se stesso o ad altri.
Ma ora anche Postersize Just a Jiff sta meglio: avrà sicuramente bisogno di recuperare e riposarsi ma già alla sera era stato visto mangiare allegramente nel suo box, in piedi e sereno.
p.s. la fotografia della caduta di Speirs e Portersize Just a Jiff è presa da www.irishtimes.com
]]>Primo fra tutti, ovviamente, quello ufficiale: stasera mi sono divertita a curiosare tra le razze dei cavalli partecipanti nel dressage, hanno ognuno la loro bella scheda personale con tanto di padre nominato e per la cronaca ci sono (oltre a KWPN e tedeschi di tutti i Länder) anche PRE, Lusitani, mezzosangue danesi (parecchi) finlandesi e svedesi, polacchi e via internazionalizzando. Salinero, il mitico Hannoveraner compagno di gara della campionessa olandese Van Grunsven è il più titolato e anche il più maturo del gruppo, con i suoi 16 anni.
Ma anche se non siete amanti delle statistiche potete trovare ottimo materiale nella sezione news di ogni disciplina: almeno lì ci spiegano (aggratis!) che la Van Grunsven ha avuto una giornata molto difficile a causa delle preoccupazioni per la salute del marito, che hanno inciso sulla sua tranquillità in gara (quinta per il momento, con 73,343 % ) e che il canadese David Marcus è abbacchiatissimo, causa eliminazione: la sua ripresa coincideva con uno scroscio di pioggia torrenziale, i movimenti attorno ad una telecamera posta in un angolo del rettangolo e quelli della gente che si copriva con impermeabili e ombrelli hanno spaventato il suo Capital. “Di solito lui non fa queste cose” spiegava Marcus: ma per noi comuni cavalieri è confortante sapere che capita anche alle Olimpiadi, in fondo.
Spigolate gente, spigolate: qualcosa si raccoglie sempre.
]]>Mi scuso per la mia dabbenaggine, forse ho commesso una leggerezza.
Purtroppo non ho Sky, quindi per vedere le Olimpiadi tocca arrangiarmi con la Rai (che ovviamente non fa altro che saltellare qua e là all’inseguimento degli atleti azzurri impegnati in gara) e internet.
Ma se i commentatori di Sky, di fronte a un percorso del cross di Greenwich Park non trovano niente di meglio che fare battute sull’utilità della vaselina siamo messi veramente male e non rimpiango il mancato abbonamento.
Ma dico io: il parco reale più antico di Londra (tale dal 1433), la disciplina equestre più squisitamente olimpica che ci sia (coraggioso intreccio di eleganza, resistenza e abilità) messa in scena nella sua patria stessa (cosa c’è di più inglese di un cross-country, santapaletta?) e questi ti fanno le battutine triviali sulla vaselina; forse le risatine sui doppi sensi del verbo “montare” le terranno per domani che c’è anche il “salto” .
Ringrazio di cuore Corrado (che ha esternato la sua costernazione per l’accaduto su Facebook) e Gabriella (da signora quale è ha fatto giustamente presente che “…in altri tempi ci fu Marlon Brando e Maria Schneider in un indimenticabile Ultimo tango a Parigi … mais … c’était du beurre! “): che la classe non è acqua, e anche petrolati und grassi hanno le loro raffinatezze.
Comunque, per la cronaca: la prova di cross è cominciata – forza Stefano, forza Apollo!
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Sono cominciate le Olimpiadi di Londra, ve ne sarete accorti: ma avete notato lo Shire che ha arricchito la cerimonia di apertura, assieme a tutti gli altri attori? non poteva esserci una storia della Gran Bretagna senza di lui, uno dei principali protagonisti della Rivoluzione Industriale.
Per tutti gli altri cavalli delle Olimpiadi consultate qui date e orari delle gare: dressage, completo (comincia oggi!) e salto ostacoli coinvolgeranno 200 atleti da tutto il mondo: duecento atleti x 2, ovviamente.
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Bellissima prova di dressage del nostro Stefano Brecciaroli, primo nella classifica provvisoria: ma comunque vada, grande prova (38,5 di penalità, per la cronaca).
p.s. Alla fine della prova di dressage il nostro Brecciaroli è secondo: bravo, bravo, bravo.
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Per fortuna che c’è un filo d’aria e temperature a parte è sempre bello stare con Gianca: oramai sono quasi una trentina d’anni che lo conosco e ancora non ci siamo stancati di parlare di cavalli. Oggi ha messo nel recinto piccolo un puledro appena svezzato e il vecchio Johnny, doppio pony irlandese trentenne dall’intrepido passato sportivo e dal carattere decisamente dominante: ogni tanto il puledro si piglia delle libertà e stuzzica una volta di troppo Johnny Il Saggio, che reagisce girando allegramente la groppa e accennando una agile doppietta coi posteriori al petto dello scalmanato giovinastro.
Ma la accenna soltanto, non la fa mai partire e il puledrone piano piano gli si avvicina sempre con maggior garbo: non se la prende per quelle promesse di schiaffoni (che evidentemente sa ben meritati), e dopo una mezz’oretta ha la tipica espressione dello scolaro diligente e rispettoso, che non si sognerebbe mai di far arrabbiare l’amatissimo maestro.
“Era l’unica cosa da fare” mi dice Gianca, senza nemmeno che glielo domandassi “quel puledrino lì è buonissimo ma aveva preso troppa confidenza, ha un carattere molto esuberante e si era abituato a modi un po’ troppo…travolgenti anche con le persone. L’ho messo con Johnny, così gli insegna le buone maniere: lui non ammette mancanze di rispetto, e ogni volta che il puledrone fa lo sciocco gli ricorda che non va bene, a modo suo. Hai visto? ha già imparato”.
Caronte continua a soffiare l’inferno, ma che importa? noi siamo qui che guardiamo i cavalli.
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