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Firenze, 19 luglio 2014 – Articolo pubblicato su “La Nazione” di oggi.

Non solo poeta. Le grandi prose di Mario Luzi

Oltre che un poeta tra i massimi del nostro Parnaso novecentesco e contemporaneo, Mario Luzi è stato anche un grande scrittore in prosa: e non solo un saggista sopraffino, di gusto internazionale, come l’autore di libri basilari della nostra storia della critica quali L’inferno e il limbo e Discorso naturale, ma anche un pregevole prosatore d’invenzione. In questo senso di lui erano finora all’attenzione dei lettori due opere: l’interessantissima Biografia a Ebe risalente ai primi anni Quaranta, e cioè alla fase ermetica del suo protratto itinerario di artista, e Trame, libro del 1963 poi ripreso negli anni Ottanta in cui, assieme a pagine recenti, era confluita la Biografia stessa.

Oggi, grazie alle fatiche di un luzista di vaglia e provata fedeltà come Stefano Verdino, curatore fra l’altro del “Meridiano” dell’Opera poetica, il campionario disponibile del Luzi prosatore, sia in accezione critica che in versione creativa, si aggiorna, dando luogo, mediante attenti recuperi che investono l’intero arco cronologico della vita dell’autore, a un’ampia silloge dal titolo Prose.

Così nel volume, edito da Aragno, ad intensi taccuini di viaggio, ricordi personali, elzeviri, libere incursioni nei territori dell’arte e della musica, fa riscontro – affiancandosi ai già noti ritratti in punta di penna di Dylan Thomas e Montale – una galleria di penetranti note critiche che svariano da Leopardi a Pratolini, da Noventa e Landolfi a Gatto, Parronchi e Loria.

Marco Marchi 

Aprile-amore

Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce, sotto cappe e impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido. 

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

E’ incredibile che io ti cerchi in questo
o in un altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità. 

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi

(da Primizie del deserto, 1952)

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