1 aprile 2025 – A marzo vince di strettissima misura su Caproni Pasolini con la sua notevole poesia di appassionato impegno civile che ha prodotto il post Alla mia nazione. Pier Paolo Pasolini. Argento per Caproni e bronzo per d'Annunzio, rispettivamente con un'intensa composizione giovanile dedicata al mese di marzo (Marzo secondo Giorgio Caproni) e un classico, straordinario testo alcionio (Le fresche parole della sera. Gabriele d'Annunzio). Una bella scelta di autori del nostro Novecento che fa indubbiamente onore alle vostre sensibili antenne di lettori ormai scaltriti, fattisi con il passare degli anni esigenti ed espertissimi!
Tra i commenti dedicati a Pasolini ci piace segnalare quelli di Giacomo Trinci, Maria Grazia Ferraris e Matteo Mazzone. Rispettivamente, nell'ordine: "Il dire della poesia, in questa fase del percorso di Pasolini, è come scagliato nel dirupo della storia, nel magma di una realtà fangosa. Ma attenzione, in questa poesia 'Alla mia nazione' la gettata sintattica sprofonda la lingua attraverso l'ira e il furore in quel residuo di canto rovesciato tra due parole perdute: 'male-madre'; la sconnessione tra suono e senso, fra intelligenza e orecchio che ha caratterizzato l'etimo da cui è nato il canto civile del Pasolini delle 'Ceneri' e della 'Religione del mio tempo', e che ha caratterizzato la sua musica della sintassi, trova qui una sintesi fulminante nel distico finale di questa poesia, dove, appunto mare e madre, rovesciano la loro traccia melodica in uno sprofondo e un'apocalisse ghiacciata. L'ombra antica del canto è qui annegata nel furore ragionato e ivi spento"; "Davvero l’Italia contemporanea ha avuto in Pasolini il suo poeta civile, offeso e rabbioso, testimone della corruzione, dell’imborghesimento, l’omologazione materialista contro cui lancia le sue invettive implacabili, quasi disperate. La sua prima “eresia”, sta nella sua capacità, cuore e visceri insieme, di scandalizzarsi della realtà degli uomini e delle loro cose, anche quando razionalmente ne rinnega l’adultità, la coerenza, la (pseudo )religiosità. La cultura piccolo-borghese denunciata con veemenza... è sempre corruttrice ed impura, cultura da caserma, da seminario, una spiaggia libera, un casino! Il rimpianto di quello che fu “una nazione vivente, una nazione europea” lo spinge a desiderare la definitiva perdita di questa realtà storica incosciente nazione, senza alcuna possibilità di riscatto: “Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.”- è l’invito appassionato finale. Può essere considerato in questa sua forza di denuncia Poeta e uomo della contraddizione,ma anche un indagatore "religioso" dell’anima arcaica, incontaminata, un difensore di ogni diversità, un implacabile moralista, un singolare profeta del passato e delle origini…, rimane di una forza di denuncia civile sempre attuale"; "La patria è da sempre stata utilizzata come analisi stereometrica della società, in primis, e della civiltà, in secundis. Il sentimento di Pasolini verso la nozione di nazione è notevolmente cambiato nel suo iter scrittorio: se agli inizi della sua sperimentazione poetica egli si lasciava trasportare dalla 'rosada' dei contadini friuliani, nuova élite anti-capitalistica a cui rivolgersi - espressione di una semiotica verginità e di una casto significante – progressivamente l'idea e l'ideale di nazione abitata da uomini puri in quanto creature etimologicamente innocenti – cioè non in grado di nuocere - si abbuia in conseguenza dello sviluppo neocapitalistico, conformistico e conformista: è quest'ultimo, un calderone, un guazzabuglio di benesseri effimeri, di gratuite e politicizzate spettacolarizzazioni borghesemente sconce e prepotentemente affacciatesi sull'Italia degli anni '60. La classe è il nemico, perché a lei manca la coscienza. La dominante e squallida categoria dei perbenisti tuttofare, degli indigenti del non-scandalo: la borghesia, insomma, sempre prona alla legge economica, al prodotto, campione del potere e verga della moralità, sallustianamente simulatrice e dissimulatrice. È l'imperversare di questo rivitalizzato ceto sociale a contraddire la purezza, il candore di quell'Italia contadina, basso-proletaria ormai passata, obliata, né più mai (ri)attuabile. A Pasolini non rimane che combattere, gettando il suo corpo nella lotta, tutte le forze negative del moralismo ipocrita nazionale, riflesso dell’incapacità critica e della faciloneria più ignorante. Lotta che, purtroppo, pagò con la vita".
Buon aprile a tutti!
Marco Marchi
Alla mia nazione. Pier Paolo Pasolini
VEDI I VIDEO "Alla mia nazione" di Pier Paolo Pasolini letta da Vittorio Gassman , Da "Il glicine" , Pasolini legge versi da "Poesia in forma di rosa" , "Io so" , "Che paese meraviglioso era l’Italia…" letto da Toni Servillo , Teaser trailer del film "La macchinazione" di David Grieco, con Massimo Ranieri
Firenze, 5 marzo 2025 – Ricordando che il 5 marzo 1922 nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini.
All’altezza cronologica della Religione del mio tempo – raccolta a cui i versi di Alla mia nazione appartengono – , il glicine dell'omonima poesia non è più per Pasolini l’emblema di una pura esistenza perennemente rinnovantesi come all’epoca dell’Usignolo della Chiesa Cattolica, ma il simbolo di una verginità defunta: la resistente restituzione lirica di una consapevolezza oltranzistica, semmai, da mistico-razionalista smentito. La poesia si prepara in realtà ad adattarsi agli esiti rigorosamente maturati all’interno del proprio esercizio: si appresta a subire il crollo, a sopravvivere, simulare, mimetizzarsi, pragmatizzarsi e magmatizzarsi, nascondersi – lei mito sfuggente, intonazione, ma anche etimologicamente vento che soffia dall’esterno – in altre «forme della poesia».
Poesia in forma di rosa, intitolerà fra poco il poeta. Andar per fiori all’Inferno: nella Divina Mimesis (con umili «fiorucci», danteschi «fioretti», «fiorellini», con un pascoliano prato del cosmo incontrato sul cammino) e in Petrolio (dove il glicine, con il suo profumo da rappresentazione sinestetica di una realtà lontana dalla realtà, farà testuali apparizioni). Come per diffrazione – poesia del sesso in tempi di esaurimento repressivo e di incipiente permissivismo sociale – sboccia in ambito cinematografico Il fiore delle Mille e una notte.
Ma poi verrà l’«abiura dalla Trilogia della vita», si stabilizzeranno una volta per sempre toni espressivi terminali da Tetro entusiasmo, su un «cuore» ideologicamente accordabile in chiave marxista con Gramsci prevarranno le «buie viscere» contro di lui. Pasolini in Petrolio scenderà davvero all’Inferno, come nella vita e come in molte delle sue sterminate letture, dei suoi grandi riscontri letterari anche in Descrizioni di descrizioni saggisticamente convocati e resi efficienti: da Strindberg a Sade (Salò!), da Dostoevskij a Dante, secondo ulteriori iridescenze, adesso, di un Dante interpretato come grande veicolatore garante della possibilità autoanalitica estrema in termini di poesia, se in chi elabora Petrolio – lo ha notato con pertinenza Aurelio Roncaglia – «l’impulso più profondo non è di tipo oggettivo-narrativo, bensì d’intima ricerca, dunque inclinato a un istintivo lirismo». Pasolini affonda il bisturi nel proprio corpo, fa della sua affilata ed oltranzistica «autoanalisi» un’«autopsia».
Dante come sperimentazione del morire, del vedere e comprendere attraverso la morte. Lo scandalo si rinnova, un’eretica, equivocata e inaccettata «forza del passato» si estremizza in forma linguistica, in struttura, in genere letterario nuovo ambiziosamente intentato su base culturalistica dispiegata e di nuovo contaminata (dalle Argonautiche di Apollonio Rodio a L’écriture et l’expérience des limites di Philippe Sollers); ma i termini essenziali del confronto si ripropongono pressoché immutati, tra pressanti richieste ideologiche di pronunciamento e di giudizio ed esigenze di testimonianza poetica, di intransigente, finale e ultramondana autorappresentazione conoscitiva in cifra di obbedienza poetica.
Un sogno visionario di bolge e gironi in cui il capire è «gioiosa cognizione del capire», dove i personaggi pare che parlino una lingua «meravigliosa», più che mai poeticamente risonante e lucente, «in versi o in musica». E non si può non ripensare, a integrazione del discorso e per contrasto, magari assieme ai versi accesamente polemici di Alla mia nazione che oggi si propongono, ai versi del Glicine che già ad apertura degli anni Sessanta, all'interno di una raccolta in cui il tema civile, appunto, al pari che nelle Ceneri di Gramsci esigeva risposte e ancora potentemente si stagliava, dicevano: «tra il corpo e la storia, c’è questa / musicalità che stona, / stupenda, in cui ciò che è finito / e ciò che comincia è uguale, e resta / tale nei secoli».
Marco Marchi
Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
Pier Paolo Pasolini
(da La religione del mio tempo, 1961, ora in Tutte le poesie)
I VOSTRI COMMENTI
Angela per Antonella Bottari
"Alla mia nazione" e' riscoprirsi figlio. Di un luogo del quale tutti noi siamo figli ma che non viene mai appellato col nome caro al cuore, Italia, tantomeno col più fulgido, Patria. Il conato di disgusto è tanto più potente quanto più forte vibra il sentimento per un ideale vilipeso e calpestato. Il poeta bussa veemente alla finestra della nostra coscienza civile, con versi ardenti che tagliano e staffilano ferocemente.
Tristan 51
Un classico ineludibile della letteratura italiana del secondo Novecento. Un intellettuale come oggi non ce ne sono, un artista poliedrico e multiforme alla base del cui insanziato experiri c'è sempre, costantemente avvertita ed esaudita, la chiamata della poesia. Pasolini, in qualsiasi modo e in qualsiasi accezione, poeta sempre, e a livelli spesso altissimi.
Pina Speciale
Grande Pasolini! Una rappresentazione visionaria della nazione italiana , moralmente decaduta e ormai lontana dallo splendore di un tempo. Pasolini lancia contro l'Italia una potente invettiva di sapore dantesco.
Maria Grazia Ferraris
Davvero l’Italia contemporanea ha avuto in Pasolini il suo poeta civile, offeso e rabbioso, testimone della corruzione, dell’imborghesimento, l’omologazione materialista contro cui lancia le sue invettive implacabili, quasi disperate. La sua prima “eresia”, sta nella sua capacità, cuore e visceri insieme, di scandalizzarsi della realtà degli uomini e delle loro cose, anche quando razionalmente ne rinnega l’adultità, la coerenza, la (pseudo)religiosità . La cultura piccolo-borghese denunciata con veemenza... è sempre corruttrice ed impura, cultura da caserma, da seminario, una spiaggia libera, un casino! Il rimpianto di quello che fu “una nazione vivente, una nazione europea” lo spinge a desiderare la definitiva perdita di questa realtà storica incosciente nazione, senza alcuna possibilità di riscatto: “Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.”- è l’invito appassionato finale. Può essere considerato in questa sua forza di denuncia Poeta e uomo della contraddizione,ma anche un indagatore "religioso" dell’anima arcaica, incontaminata, un difensore di ogni diversità, un implacabile moralista, un singolare profeta del passato e delle origini…, rimane di una forza di denuncia civile sempre attuale.
Romana Burroni
Comunista, anticlericale,cosmopolita dalle idee molto progressiste nell'arte, nella letteratura e nel cinema, il Vangelo secondo Matteo, Accattone... sono da considerarsi pietre miliari nella storia della cinematografia. Anche omosessuale, sarà il rapporto che avrà con questa parte di sé che lo renderà personaggio pubblico giudicato da quei "milioni di piccoli borghesi" sempre chiusi nei loro cerimoniali recitanti tante belle parole. "Alla mia Nazione", ritenuta in un primo tempo un insulto alla Patria, è poesia e non ideologia, è la lettera alla sua Nazione sede di una classe dominante reazionaria, conformista, ipocrita, razzista, disumana..., è un vomito di invettive verso il suo popolo che annaspa cieco, contaminato, e malato...nel male.
"Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo". Sono gli ultimi versi di " Alla mia Nazione". Rabbioso auspicio, desiderio di liberazione... Sconvolgente attualità!
Arianna Capirossi
In occasione del compleanno di Pier Paolo Pasolini, vorrei ricordare l'importanza cruciale della sua figura di intellettuale e della sua produzione artistica per la comprensione dell'evoluzione socio-culturale dell'Italia del Novecento. Pasolini dovrebbe essere il primo autore, e non l'ultimo, ad essere studiato a scuola (mentre tante volte non è nemmeno compreso nei programmi): i ragazzi avrebbero le idee più chiare sul presente che stanno vivendo. Non a caso, Pasolini è colui che mi ha convinto a dedicarmi allo studio della letteratura, da intendersi non solo come espressione artistica, ma anche come testimonianza storica e riflessione filosofica.
Roberta MesetrelliBerti
Amore e rabbia nelle sue parole, per una terra che "è stata" grande e che affoga nella corruzione: "Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti.."
Antonietta Puri
Come non rimanere stupefatti di fronte alla sempre fresca attualità di Pasolini, conoscitore, profeta e poeta - perché poeta essenzialmente è, di ieri, di oggi e di domani-...?. Di fronte a questo epigramma sull'Italia - che mai viene chiamata col suo nome, ma sempre come "nazione", dando a questo appellativo una connotazione di "nascita" più che quella di "terra dei padri", come a ogni italiano che l'ami verrebbe il desiderio di chiamare la propria terra - si resta sorpresi per la sua incredibile attualità, per come la tentazione di disconoscere la nostra nazione aumenti con gli anni in maniera esponenziale e per come , oggi più che mai, comprendiamo come il popolo italiano sia purtroppo ancora un insiem troppo eterogeneo di persone nate entro certi confini (e li difendano con le unghie e coi denti, erigendo muri ideologici e razzisti) piuttosto che gente che abbia maturato e sia cresciuta, condividendo un senso di appartenenza. E' pur vero che Pasolini sembra voler parafrasare Leopardi quando questi nella sua opera "Dei costumi degl'italiani" ci definisce crudeli, cinici, incapaci di autentica moralità, indifferenti a tutto, privi di amor proprio e senso dell'onore...; ed è pure vero che noi italiani siamo portati verso quella che Gadda chiamava la "porca rogna del denigramento di noi stessi" - e credo che entrambi avessero buone ragioni per affermarlo - , ma escludo che Pasolini, parlando del rifiuto verso la propria nazione, accusandola di essere il ricettacolo di figure turpi e disgustose, intenda disprezzare e insultare la patria, ma credo piuttosto che voglia denunciare - allora come ora (fatti gli ovvi distinguo) - una classe dominante guasta, falsa, farisaica e spietata e quindi ..."sprofondino" nel mare che circonda la nostra penisola quelle persone che, ieri come oggi, resero e rendono la nostra nazione indegna di stima!
Isola Difederigo
Anche la vena civile di Pasolini, la sua rabbia, il suo odio borghese, obbedisce ad un io lirico incircoscritto e indiviso, che ingloba il popolo e la storia, la società e la lingua in forma di antropologia del profondo. Tra la scoperta della poesia e questa allargata vocazione alla realtà, la pronuncia poetica di Pasolini si fa testimoniale e profetica, la sua voce unca.
Maria Borchert
Pasolini è un vero poeta polarizzante. La sua poesia è malinconica, riflessiva e, soprattutto, caratterizzata da una forte coscienza sociale. Prendo un brano della sua bellissima poesia “Premisse”: “Mi mancavano solo poche cose, le parole erano sigillate e riflettevano dov'erano C'era il sole. Brillavo lì senza alcun splendore, immobile. Vedevo il sole tramontare ancora una volta, senza passione. Non respiravo nemmeno, ardendo con fredda fierezza nella luce che sprofondava le persone intorno a me la tomba. Se volete conoscere meglio Pasolini e la sua meravigliosa poesia, vi consigliamo di leggere il libro “per Pasolini” del Professor Marco Marchi A cura della Casa Editrice Le Lettere - Firenze ISBN 978 88 6087 739 0