O punk o new wave. I Beastie Boys, come d'incanto, hanno regalato la terza via a chi, trent'anni fa, metteva su un gruppo. E la terza via si chiamava e si chiama ancora rap. Musica nera per eccellenza. Soprattutto nei maledetti (o benedetti, a seconda dei punti di vista) anni ottanta. I ghetti neri di New York trasudano rabbia e quella rabbia viene canalizzata in versi, rime e musica. In strada, facendo leva sulla testa, c'è chi gira sulla propria spina dorsale. Breakdance, eccola la riscossa dei B-Boy. "Saranno famosi" in tv e Reagan che aveva appena preso il potere nel paese dopo la "figuraccia" di Carter a Teheran (1979). A New York che aria si respira? Rabbia e tensione altissima nei ghetti, ma la creatività non manca. Soprattutto se hai la fortuna di incrociare sulla tua strada un tipo come Rick Rubin, un alchimista della musica, l'uomo - anni dopo - del miracolo Red Hot Chili Peppers con "Blood Sugar Sex Magic". I tre ragazzotti bianchi fanno hardcore, un derivato del punk. Sono tutti e tre di origine ebraica. E tra loro c'è questo Adam Yauch, se ne andato ieri - per sempre - a 47 anni. E' stato l'ultimo ad aggiungersi. Suona basso e contrabbasso. Rubin - col supporto dei Run Dmc, icone dell'epoca - consiglia: perché non fate rap? Ma come possono dei bianchi trascinare, senza perdere nemmeno una stilla, la rabbia nera in un disco? Possono. Eminem li ringrazierà. I Beastie Boys portano la rabbia del rap nella società dello spettacolo degli anni ottanta - e con un ex attore alla presidenza - tutto è spettacolo e finzione. Ma non la loro musica che scala le classifiche. Adam è il più irriverente. Farà il Jim Morrison nel tour con Madonna, a metà degli anni ottanta, quando mostrerà al pubblico i suoi genitali. Ma la musica dei Beastie Boys non è finta e nemmeno campionata. Da qui l'etichetta - non ne manca mai una nuova - di rap-rock. Suonano dal vivo tutte le loro parti musicali. Adam è un ottimo bassista e contrabbassista. E anche molto altro. Sa come si usa una macchina da presa. Gira tutti i video della band. Alcuni sono memorabili come quello di (You Gotta) Fight for Your Right (To Party!). Più di una dichiarazione d'intenti, un vero e proprio grido di battaglia. Il dileggio, il look da rapper (dai cappellini agli smoking con gli occhiali da sole sempre sul volto durante gli show) e l'impegno rivoluzionano l'universo dell'hip hop. E aprono la strada a chi viene dopo. Prima di strizzare l'occhio ai gangsta-rapper, con catenoni e pistole, ma qui siamo già a oltre metà degli anni Novanta, erano loro la bussola. E Adam, diventato nel frattempo buddista, non si risparmia nelle sue battaglie per il Tibet. Dentro e fuori dal palco con il suo "Tibetan Freedom Concerts" porta più di 100mila persone a San Francisco e sfiora il record di "Live Aid". Poi ricomincia con la macchina da presa: fa un film sul basket - altra sua grande passione - ad Harlem. Con i Beastie Boys vende oltre 40 milioni di dischi. Ma si perde lo spettacolo più bello: l'ingresso della band nella Rock'n'roll Hall of Fame. E' successo tre settimane fa: era già malato, colpa di quel tumore contro cui combatteva dal 2009. E la malattia è l'unica battaglia che ha perso in 47 anni. Il cancro non gli ha lasciato scampo. Addio grande Adam.