Colapesce e Dimartino, la Sicilia (ri)alza la voce

Musica

23 luglio 2012
Più che un "Meraviglioso declino" - per citare l'album di Lorenzo Urciullo, alias Colapesce - è una meravigliosa ripartenza. Anni '80, in attesa di decifrare le coordinate del rock italico che guardava alla new wave ma lo declinava a suo modo, c'era anche una scena siciliana. Soprattutto a Catania. Franco Battiato - aldilà della più semplice delle tautologie - era già Franco Battiato. Ma spuntavano i Denovo che si sarebbero poi divisi, ma che tenevano alta l'attenzione su ciò che succedeva nell'isola. Catania capitale del rock siculo. Da lì, anni dopo, sarebbero partiti anche la "cantantessa" Carmen Consoli e i principi del noise gli Uzeda che avrebbero conquistato anche un certo Steve Albini, alias Shellac, il produttore di "In Utero" dei Nirvana. Ora a una ventina di anni di distanza si torna a parlare di scena siciliana. Questa volta cantautoriale. Con coordinate geografiche diverse. Ha cominciato il signor Lorenzo Urciullo a far riaccendere i riflettori sull'isola. Si faceva chiamare ancora Albanopower e a 15 anni di distanza da "Mellon Collie and infinite Sadness" degli Smashing Pumpkins, disco generazionale per i trentenni di oggi, lui fa un apprezzato remake con diversi compagni di viaggio. Duetti belli e interessanti. Un po' la stessa formula utilizzata per questo suo "Meraviglioso declino" che ha già catturato l'attenzione anche dei grandi network. Il singolo con Meg, l'ex 99 Posse,  "Satellite" è già in alta rotazione anche nella radio di Stato. Il disco dell'Urciullo che si fa chiamare Colapesce - il nome deriva da una leggenda millenaria che appassiona ancora la Sicilia - è pieno di altri duetti interessanti (Alessandro Raina degli Amor Fou, Roy Paci) è anche assai letterario carico di riferimenti da Verga a Bufalino. Ma niente a che vedere col citazionismo del corregionale Battiato. Cantautorato allo stato puro, quello di Colapesce, fatto di immagini cantate che narrano, pur senza versi di protesta, la complicata Italia del precariato. Più o meno fa la stessa cosa, ma con una struttura ancora più classica della canzone, il palermitano Antonio Di Martino, per tutti Dimartino, che con  "Sarebbe meglio non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile"  che racconta una generazione che è costretta a comprare  con i soldi dei padri. Ma anche qui non ci sono versi incendiari, "riot", ma il messaggio arriva comunque. Entrambi, aldilà di questi due bei dischi, hanno già avuto merito: riaccendere i riflettori sulla Sicilia che canta e che (ri)alza la voce.