Camera con vista

Quei bonus elettorali

Tutti speravamo che l’aria primaverile favorisse l’uscita dell’Italia da un lungo letargo. Il clima nelle stanze del potere si è fatto, invece, molto più pesante tra dimissioni di ministri equiparati a sguattere del Guatemala, la Boschi tirata in ballo a ogni piè sospinto, il caso Regeni che sta diventando  una vicenda esplosiva, gli scontri nel Pd in vista delle prossime amministrative, la rimonta del centrodestra a Milano grazie a Corrado Passera che schiera le sue truppe a fianco di Stefano Parisi,candidato di Berlusconi e Salvini, da  oggi  in pole-position per Palazzo Marino. Per cercare  di reagire e dare un po’ di carica a un ceto medio prostrato ed avvilito, il premier Renzi medita di estrarre dal cilindro l’ennesima trovata ad effetto. Ecco, così, materializzarsi l’dea del bonus di 80 euro alle pensioni minime. Sappiamo cosa successe con l’una tantum del 2014: il sindaco d’Italia incassò subito il dividendo e, alle Europee, portò a casa un bel 40 per cento di voti.

Se allora andò alla grande, avrà pensato Matteo, perché non riprovarci?  Nel frattempo, però, la situazione è molto cambiata. Se, due anni fa, Renzi era per tutti il rottamatore, l’uomo nuovo al comando, oggi la sua immagine è molto più sbiadita. Senza contare  che, secondo stime del ministero dell’Economia, l’obolo graverebbe per quattro miliardi sui conti dello Stato. Dare qualcosa di più  a quei pensionati che fanno tanta fatica a sbarcare il lunario è opera altamente meritoria, ma, in questo momento, possiamo davvero permetterci l’ulteriore aggravio di spese? Da una parte, infatti, l’Europa appare molto meno flessibile sui surplus nel debito, dall’altra dobbiamo tenere conto del fatto che l’economia sta di nuovo rallentando e che le stime di crescita del Pil nel 2016 sono già scese dall’1,6 all’1,2 per cento.

Saremo i primi ad apprezzare l’operato del presidente del Consiglio se, mettendo assieme il pranzo con la cena, riuscirà a dare un segnale  a tutti coloro che percepiscono pensioni minime ma i numeri parlano chiaro e le operazioni di ingegneria finanziaria non sono più consentite, perché non puoi prendere con una mano ciò che togli con l’altra. Già nel 2014 criticammo il superbonus reputandolo velleitario, a maggior ragione lo facciamo ora. Non è necessario essere professori d’economia  per capire che, al posto delle “paghette”, vadano realizzati interventi strutturali che non possono più attendere.

giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net

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