Contromano

Stragi di Bruxelles: in gioco la vita dell’Europa

Bruxelles, 22 marzo 2016 - In attesa di qualcosa di più grave che potrebbe accadere, le stragi di Bruxelles per l’impatto che hanno avuto sull’opinione pubblica mondiale più che essere paragonabili alle stragi di Parigi viene da accostarle all’11 settembre o al rapimento Moro. Questo significa che c’è da prevedere e non solo da augurarsi che nulla da oggi sarà più come prima in Europa, perché l’Europa ha capito che è in gioco la sua vita. Ai tempi della Brigate Rosse, come la loro direzione strategica scriveva in deliranti comunicati, l’attacco era al cuore dello Stato. Con una ripetitività perfino monotona la strategia dei terroristi arabi è uguale: l’attacco è stato portato al cuore degli Stati. In quel paese civilissimo e mite che è il Belgio dove fino a ieri la polizia non si sognava nemmeno di fare una perquisizione di notte perché lo vietava la legge. Una delicatezza che se non fosse risultata risibile dà la misura di quanto alto sia stato finora il garantismo tra francofoni e fiamminghi.

Adesso basta. Hanno capito tutti, anche i più recidivi o se vogliamo i più pazienti che le buone maniere sono inappropriate. Non tanto nei termini dettati dall’emotività che ha fatto dire al premier Valls: “Siamo in guerra” quanto perché da oggi tutto cambierà. A farne le spese saranno non solo gli europeisti ma la stessa Europa, i diritti, i progetti, gli obiettivi politici saranno messi in sospeso. Gli stati dovranno occuparsi prevalentemente di operazioni polizia, che porteranno inevitabilmente anche ad un nuovo modo di approcciarsi con eclavi arabe tipo il quartiere di Molenbeek. Insistiamo sulla indicazione che si tratti di una questione araba più che islamica, per le sue forti componenti etniche e sociali che essa presenta. Ma così come accadde con le Brigate Rosse e in altri casi simili arrivò un momento in cui non era più consentito trastullarsi con la sociologia così ora con questo terrorismo non possiamo più perdere tempo ad accusare l’emarginaizone dei giovani di seconda e terza generazione tra la popolazione immigrata.

Certo è che i Molenbeek non potranno continuare ad essere terre di nessuno dove lo Stato non c’è e dove non solo gli strateghi del terrore trovano rifugio ma usano queste enclavi per preparare attentati. Qual è la reazione dei belgi? Semplicemente la stessa che c’è in qualunque altra parte del mondo civile e in Europa in particolare. Adesso basta costi quello che costi in termini di diritti. Si è aperta una fase da stato di polizia e ben che venga. Chi pensa che il problema si possa risolvere con gli attacchi aerei in Medio Oriente perde tempo. Ci vorrebbe un generale Dalla Chiesa, con gli stessi poteri che gli furono conferiti.

comments powered by Disqus