Contromano

Elisabetta, principessa e ausiliaria. Quella magica prima notte di pace

DICE Elizabeth: «Anche noi abbiamo il diritto di andare a festeggiare fuori». «Ma che cosa pensi ci sia di diverso fuori?», la riprende la madre. «Non lo saprò fino a che non ci sarò stata», ribatté la principessa. Alla regina non piaceva quell’idea che era venuta a Margaret, la più piccola. Ma il re si convinse, e sull’onda dell’euforia di quella sera, disse alla moglie: «Lasciamole andare». Poi rivolgendosi severo a loro: «Ma fino alle una, non un minuto di più!».

È IL DIALOGO di quella favola, che è raccontata nel film “Una notte con la regina” di Julian Jarrold. Un po’ di fantasia ma dietro c’è la storia vera di quelle due sorelle, Elizabeth e Margaret che come tutti i londinesi, gli inglesi, i francesi, gli americani, gli italiani insomma tutti quelli che avevano sofferto la guerra, quella sera dell’8 maggio 1945 dopo cinque anni, otto mesi e sette giorni di guerra sentirono irresistibile il bisogno di gridare la loro gioia scendendo in strada. Un film che racconta abbastanza fedelmente quel che accadde a quelle due speciali ragazze, che erano guardate a vista da sedici chaperon, tra ufficiali delle guardie, scudieri e dame di compagnia e che nel film invece risultano protette solo da due strampalati militari.

Come ricostruisce, avvalendosi delle pagine del diario dell’attuale regina, Antonio Caprarica nella curata biografia “Intramontabile Elisabetta” edito da Sperling & Kupfer, quella sera Elisabetta, 19 anni, e Margaret, 14, andarono a Parlamient Square, poi Piccadilly, poi raggiunsero l’hotel Ritz e poi finirono tra le braccia di sconosciuti a

ballare in mezzo ad una folla sterminata nel viale verso Trafalgar Square.

LA BIOGRAFIA e il film sono una sorta di omaggi per festeggiare tra dieci giorni i 90 anni della regina più longeva dei Windsor, felicemente accompagnata dal marito Philip, duca di Edimburgo, che ne ha 95 e da un forse meno felice primogenito, il principe Carlo, che ne ha quasi settanta. Un compleanno che segna fra l’altro il sorpasso della regina Vittoria che regnò per 63 anni mentre Elisabetta ha superato quota 64 e si ha motivo di dubitare abbia voglia di abdicare in favore di Carlo, essendo perfettamente in grado di assolvere ai compiti di monarca con la solita impassibilità e fermezza. In vista dei festeggiamenti che si terranno il 21 aprile accenniamo a quegli anni difficili che precedettero la notte dell’8 maggio, quando Winston Churchill annunciò la fine delle ostilità dopo che la mattina di quel giorno tra le macerie di Berlino il generale tedesco Wilhelm Keitel aveva firmato la resa davanti al gongolante generale russo Georgij Zukov. E se è vero che quella notte Elizabeth e Margaret potettero godersi la vittoria «come tutte le altre ragazze» è altrettanto vero che quella guerra le aveva in qualche modo costrette a vivere contemporaneamente sia come le loro coetanee sia per comprensibili motivi in modo diverso.

DOPO aver trascorso i primi mesi di guerra in Scozia le due sorelle tornarono a Londra e, a differenza dei genitori che restarono a Buckingham, alloggiavano nella Royal Lodge, il castello dei weekend nel parco di Windsor. Il re volle che seguissero anche loro il razionamento alimentare anche se

gli abbondanti prodotti dell’orto e la selvaggina della tenuta consentirono loro sostanziali strappi alle regole. Ma i bombardamenti non le

risparmiarono, in alcuni casi le sfiorarono molto pericolosamente. Al punto che le due bambine dovettero passare molte notti nel loro rifugio, che era stato rifornito di libri e giocattoli.

ELIZABETH già grandicella venne inevitabilmente coinvolta nella macchina della propaganda, arma non secondaria in tutte le guerre, quando il direttore della Bbc chiese al re che la principessa potesse leggere un discorso rivolto ai bambini del Nord America in particolare a quelli inglesi appartenenti alle famiglie dell’upper class, che erano stati messi in salvo oltreoceano. Un discorso che fu mandato in onda il 13 ottobre 1940 e con il quale Elizabeth dimostrò di cavarsela benissimo e con disinvoltura a differenza del padre, re Giorgio V, che invece soffriva molto nella sue apparizioni pubbliche perché com’è moto soffriva di balbuzie. Disse Elizabeth: «Voi soffrite perché vivete separati da mamma e papà e mia sorella Margaret e io sappiamo bene che cosa vuol dire essere lontani da coloro che si si amano di più». Ebbe così successo che ne fecero un disco, che fu messo in commercio. In seguito Elizabeth bandì un premio per gli scolari del Galles, la sorellina compariva in filmati mentre colorava ghiande da usare come bottoni ed entrambe donarono metà della paghetta per aiutare i bisognosi.

NEL ’42 la futura regina si iscrisse all’ufficio del lavoro, come facevano le giovani donne visto che gli uomini erano al fronte. E quando compì 18 anni, nel ’44, entrò nel corpo delle ausiliarie come apprendista autista, con la matricola numero 230873. Diventò così una delle immagini più ricercate dalle riviste e ancora di più quando, per non fare la parte della raccomandata chiese di partecipare ai corsi di meccanico per imparare a guidare camion di tre tonnellate, cambiare le candele, aggiustare i freni, dare il grasso agli assi e sostituire gli pneumatici. Ma all’officina dell’esercito arrivava ogni mattina in limousine con chauffeur. La foto di quell’ausiliaria finì sulla prima pagina di “Time”.

QUESTI CENNI della sua storia ci aiutano a capire il suo desiderio di scendere per le strade di Londra in quella prima notte di pace. Il resto furono baci, abbracci, balli, canti, follia, folle impazzite di gioia e giovani che si baciavano senza

nemmeno conoscersi o che si addentravano nei parchi per fare l’amore. Davanti agli occhi increduli di quelle due ragazzine che avevano conosciuto la guerra e che quella notte scoprirono il cuore e desideri sessuali dei loro sudditi.

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